Generazione CMQ

0

Fine anni 90′. Un codice con cui i teenager di tutto il mondo si identificano e inviano messaggi di ogni genere e tipo ad altri si inserisce misteriosamente nei nostri cervelli, nei nostri computer, nei cellulari, nei palmari e persino nelle lavagnette che usa mamma per ricordarsi di comprare qualcosa. L’Apocalisse? No, ma di certo è l’inizio della fine della nostra amatissima grammatica italiana.

Ebbene sì, cari lettori, questa è la triste realtà.

Viviamo oramai in una società in cui la svogliatezza, la stanchezza e l’ignoranza prendono il sopravvento sulla cultura, sul tempo e sull’eleganza della nostra lingua. CMQ, TVB, 4U, WTF, BN, VBB, OMG sono alcuni dei migliaia di esempi di annientamento del lessico e dello stile di ogni lingua presente sulla terra.

Ed è un fenomeno in continua espansione, che non conosce crisi e soprattutto che si sta diffondendo nel popolo degli “adulti”.

Social Network come Twitter, Facebook, Netlog e così via sono stracolmi di idiomi indecifrabili, usati ed inventati a piacimento dagli individui. Non hanno regole strutturate e ben precise, non si curano della pronuncia e della volgarità che esprimono. Inibiscono le capacità di potenziamento della scrittura e la sgretolano senza alcun motivo. Come se la nostra mente si divertisse a semplificare ogni parola che padroneggiamo.

Ma effettivamente quanta attenzione si dà ad una materia tanto importante?

A pensar mio, questo nuovo modo di esprimersi è influenzato anche dal non eccessivo interessamento da parte di alcuni insegnanti nei confronti di una materia che va regolarmente approfondita. Perché la si sottovaluta pensando che il vocabolario di un individuo deve essere già considerevole prima ancora di varcare le soglie delle scuole primarie e secondarie?

Nella scuola italiana non mancano i docenti, che reputano importanti il saper scrivere adeguatamente, parlare correttamente, confrontarsi autorevolmente, ma quanti invece credono che sia più importante conoscere un canto della Divina Commedia a memoria? Quanti reputano che sia di vitale importanza terminare un programma scolastico a scapito di quel che ha compreso l’alunno? Docenti, che per fortuna si possono contare sulle dita di una mano. Spero che non siano ancora meno, quelli che combattono con passione e mantengono in vita una delle lingue più difficili al mondo da imparare. Perché è anche questo amore incondizionato per il proprio vocabolario che rende una nazione culturalmente avanzata.

Mala tempora currunt! Salviamo il nostro patrimonio linguistico.

Cogitoetvolo