“Genio e Sregolatezza” – Tutti i migliori sono matti, ma non tutti i matti sono i migliori

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Si sente molto parlare di questa accoppiata di nomi. E proprio negli ultimi, recentissimi anni si è spesso sentito, nell’ambito giovanile, un utilizzo spropositato del termine “Follia” inteso con connotazioni positive. Un esempio lampante è Alice in Wonderland, film diretto da Tim Burton, che esalta l’assurdità e il comportamento stravagante come modello da seguire e cui ispirarsi. Il motivo è abbastanza semplice.

Molti personaggi di rilievo nella storia, specialmente nel campo delle arti, sono stati degli incompresi, gente “fuori dal comune”, che usciva dagli schemi, se ne infischiava delle regole e creava capolavori senza nessun riguardo per quanto stabilito a priori. Esempi: Mozart, che ha ampliato e modellato la musica in maniere così nuove e sublimi – bisogna ricordarlo, a sei anni si è esibito per l’Imperatrice d’Austria, e ha condotto una vita sregolata e assurda, morendo povero e ignorato –; Anton Gaudì, un genio dell’architettura, che ha rifiutato di unirsi al ricco mondo che la fama gli aveva mostrato, e con la sua eccezionale arte ha creato palazzi magnifici; e anche lo stesso Tim Burton, che ha creato “anti-eroi” e li ha dotati di sentimenti e qualità di indescrivibile bellezza (sto parlando di Edward Mani di Forbice, di Jack Skeleton, di Willy Wonka)

Insomma, l’eccezionale è qualcosa che spesso e volentieri viene visto in buona luce, come qualcosa che rivoluziona tutto e grazie a questa sua ventata di stranezza ha un fascino e una qualità ottimi. Chi è folle è un genio, un essere sopra la media, una creatura quasi fuori da questo mondo. Il che viene predicato da tempo, basti pensare a Kant, che diceva che l’Artista era capace, nei suoi giochi creativi, di avvicinarsi alla coscienza di Dio, perché “creava” appunto; ed anche Schopenhauer sosteneva che l’Arte, che è Catarsi, deve essere un moto distruttivo e “fuori dalle regole”, che spezza il Velo di Maya e fa accedere alla vera realtà.

E tuttavia bisogna stare attenti ai limiti e alle restrizioni che tali parole posseggono in sé, bisogna prendere con i guanti la “follia” e l’utilizzo della “sregolatezza”.

Non bisogna lasciarsi ingannare.

Non è detto che bisogna essere folli per essere eccezionali, e la sregolatezza non è sempre segno di genialità. Queste due caratteristiche sono necessarie, questo è vero, quando c’è un sistema palesemente negativo che opprime la libertà di pensiero e l’autonomia. Ad esempio, per citare Nietzsche, è necessario riabbracciare la “follia” di Dioniso, il Dio folle del vino e delle danze, quando si vive in una società bigotta, dove prevale uno spirito apollineo, che cerca di ragionare e dare ordine ad un caos che in realtà è indomabile e il cui opponimento provoca solo inutile prolungamento di dolore. Bisogna infrangere le regole soltanto quando si avverte che queste non sono più adatte alla situazione, quando la forma non è più idonea alla materia.

E invece si tende, ultimamente, ad attualizzare la cosa interpretando la Follia come un “must”; bisogna essere alternativi, disprezzare ogni schema prestabilito, si deve essere speciali, unici, particolari!

La Normalità è, come dice la radice norma, “regola”, corrispondere alle leggi. Quindi, visto che la Normalità è soggetta al tempo, la Follia è intesa non come forma patologica di instabilità mentale, ma bensì come rifuggire regole e convenzioni che possono rivelarsi sbagliate o non applicabili alla singola situazione.

Se tutti diventano “diversi”, se a tutti è accessibile, grazie a film e prodotti di vario genere, diventare “folli”, ecco che questo scade nella banalità. Siamo tutti speciali, come a dire che siamo tutti uguali; se tutti infrangono le regole, se tutti escono fuori dai parametri, ecco che lo stesso significato di “eccellere” si perde.

Una brillante interpretazione di questo problema la dà il film Disney Pixar, Gli Incredibli: il cattivone di turno vuole creare prodotti in scala industriale che rendano le persone comuni capaci di esercitare i superpoteri dei loro eroi; e “quando tutti saranno eroi, allora nessuno lo sarà più”.

Non siamo tutti uguali, nel senso che c’è necessariamente chi ha più qualità dell’altro; ma l’essere diversi non vuol dire per forza cercare ad ogni costo di assumere il comportamento più strampalato possibile. Non tutti possono essere “folli”, non tutti sono speciali.

Sia ben chiaro che non sto negando il diritto a tutti di essere trattati equamente dal punto di vista delle leggi e dei diritti alla vita, ogni essere umano deve essere considerato tale. Ma la grandezza del vero Genio sta nel sapere quando infrangere le regole.

In conclusione, tutti i migliori sono matti, ma non tutti i matti sono i migliori.

Articolo di Marco Maldonato

Cogitoetvolo