Giana Erminio, la terza squadra di Milano

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Dopo San Siro, a 20 km di distanza, a partire dal 27 aprile 2014 bisogna ricordare che, tra gli stadi delle grandi squadre di Milano, c’è anche lo Stadio Comunale “Città di Gorgonzola”. È da lì che è nato tutto, quando la madre di Erminio Giana, un giovane gorgonzolese  morto durante la Prima Guerra mondiale ed insignito della medaglia d’argento al valor militare, donò un terreno al Comune di Gorgonzola per gli allenamenti di un gruppo di giovani appassionati di calcio: si trattava della futura Giana Erminio, l’unica squadra professionistica di calcio a portare il nome di una persona.

La Giana ha 106 anni di storia alle spalle, fatta di sacrifici, passione, sogni e soprattutto amicizia. Ha sempre giocato nei campionati regionali Promozione ed Eccellenza, fin quando, nel 2013, è stata promossa in serie D giocando per la prima volta in un campionato nazionale. Il 27 aprile 2014 ha ottenuto la promozione alla Lega Pro ed entrata per la prima volta nella sua storia nel calcio professionistico italiano, diventando a tutti gli effetti “la  terza squadra di Milano”, dopo Inter e Milan.

Una storia normale, come quella di altre squadre calcistiche professionistiche che vincono e perdono, se non fosse che quella dei ragazzi del Giana è stata un’impresa straordinaria, perché, a differenza della stragrande maggioranza delle squadre che militano in D, loro si allenano solo dopo le 18:00, perché di giorno lavorano o studiano all’università e percepiscono dalla società solamente un rimborso spese.

È lontano il calcio fatto di milioni e gioco sporco, qui c’è l’amicizia di giovani giocatori (età media 24 anni) e pura passione per lo sport che, con sacrificio e fiducia, sono riusciti a vincere tre campionati in tre anni arrivando a diventare dei veri professionisti.

È questo il calcio che vogliamo, quello di Giorgio Recino che la mattina si sveglia e va al bar a servire cornetto e cappuccino ai gorgonzolesi; Nicolò Crotti che è iscritto al secondo anno di specialistica in editoria e pubblicazioni e nel pomeriggio si allena come centrocampista; o Andrea Montesano che studia scienze motorie ed è difensore della Giana; il terzino Simone Perico studia invece economia aziendale; o ancora il giovane portiere Pablo Sanchez, che è iscritto al primo anno di economia alla Cattolica di Milano, che ha una grande passione per il calcio ma non vuole per questo tralasciare di coltivare gli studi che gli serviranno per garantirsi un futuro professionale anche quando l’attività agonistica sarà conclusa. Così ha fatto l’ex capitano Andrea Chiappella che, ritirandosi dal calcio professionistico, ha deciso di lavorare in banca. Anche l’allenatore, Cesare Albè, è un allenatore anomalo: un impiegato in pensione che da vent’anni allena la squadra.

Il calcio è uno sport e tale dovrebbe rimanere, perché, se troppo contaminato dall’odore dei soldi, rischia di perdere il profumo di una sana passione.

Rossella Rumore

Apparentemente distratta ma attenta e curiosa, con picchi di pignoleria - da far rimpiangere la Rossella assai disordinata e sbadata - soprattutto quando si tratta di chiamare le cose con il loro nome, senza se e senza ma... Amo scoprire le sorprese della vita e il mondo a poco a poco… Il mio motto preferito è quello dei ragazzi de La Rosa Bianca: "uno spirito forte, un cuore tenero"