Giovanni Tomai: “Il destino di scrittori e librai è nelle mani dei lettori”

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Intervista a Giovanni Tomai della storica libreria Tarantola di Udine

Se sulla sopravvivenza degli scrittori sono certo, su quella dei librai rimango dubbioso.” Si conclude con un’amara considerazione il dialogo con Giovanni Tomai, libraio della storica libreria Tarantola di Udine. Un periodo ipotetico che ha, purtroppo, il sapore di una triste futura possibilità. Ma è attraverso un sano – e forse spensierato – ottimismo che questo mestiere viene portato avanti, tra mille difficoltà e complicazioni.

E’ mattino, ci incontriamo in un bar delle vicinanze e tra un “taglio” di vino rosso e qualche risata parliamo della sua libreria e dello stato di salute del mondo del libro. Giovanni, prima di tutto, ci racconti brevemente la storia della libreria Tarantola?
Le librerie Tarantola sono tra le librerie più antiche d’Italia. I Tarantola erano originari di Pontremoli (uno di loro ha fatto nascere il premio Bancarella) e, prima della nascita delle librerie, giravano l’Italia vendendo libri di paese in paese. Fermandosi aprirono le loro librerie. Una volta erano molto numerose ma ora ne sopravvivono solo 5. La nostra è una di queste, è stata aperta nel 1904 a Udine e dal 1906 si trova nell’attuale sede di via Vittorio Veneto. Ha venduto libri in tre valute: in lire, in euro e in marchi durante l’occupazione. E’ stata gestita dai discendenti della famiglia Tarantola fino al 2013 quando il precedente titolare ha deciso di andare in pensione ed è stata rilevata da me e da due amici che, insieme ad alcune delle precedenti libraie, abbiamo costituito una cooperativa per la sua gestione. A settembre le nostre due libraie Anna ed Elena festeggeranno 30 anni di lavoro in questa libreria. Un bel traguardo!

In Italia sono presenti due dati che si pongono in antitesi: si legge poco ma si pubblica molto, anzi, troppo. Questa situazione, a tuo parere, cosa può significare?
Il discorso sarebbe molto ampio ma sostanzialmente si può dividere in due tronconi d’analisi: da una parte l’editoria a pagamento e il self-publishing, uniti a una semplificazione nell’autopromozione e autodistribuzione tramite la rete, hanno reso immensamente più facile ed economico pubblicare un libro. Dall’altra, le logiche dei grandi marchi distributivi (Mondadori-Rizzoli e Messaggerie, che coprono oltre l’80% del mercato) impone un sistema che oserei dire vizioso, che si alimenta se si pubblica tanto. Non è un caso se tanti classici latini e greci anche imprescindibili sono sempre più raramente ristampati a favore, magari, di un ricettario.
Iniziative in favore alla lettura ce ne sono ma sono perlopiù incentrate sui bambini. Sbaglio a dire che sarebbe opportuno che queste guardassero anche a un pubblico adolescente e adulto?
Hai ragione quando dici che per i bambini ci sono numerose iniziative; sarebbe bello averne di più per gli adolescenti, che sono la fascia più a rischio abbandono lettura, e per gli adulti. Credo sia importante in questo caso la rieducazione alla lettura e lo sdoganamento della libreria come luogo aperto, e non come qualcosa che a volte fa paura.

Parliamo della tua libreria. In una delle nostre conversazioni ne parlammo come di un mondo a sé, con proprie consuetudini e leggi. La magia delle librerie indipendenti risiede probabilmente in questo, nel risultare sempre diverse l’una dall’altra. Da voi, per esempio, gli scaffali ospitano i libri a seconda della casa editrice, posso domandarti la ragione?
Prima di tutto è una scelta che rispecchia la tradizione della libreria e che è apprezzata da quelli che sono i nostri clienti più affezionati. Dall’altra è un modo per differenziarci e per lasciare al cliente occasionale un po’ di “suspance” mentre curiosa tra gli scaffali e magari può scoprire volumi su cui non si sarebbe mai soffermato. Un’altra cosa importante per noi è la valorizzazione degli editori indipendenti, che in questo modo riescono ad avere una visibilità che altrove non troverebbero.

Prima parlavamo del problema della “penuria” di lettori, ma se dovessi descriversi i tuoi clienti a grandi linee?
C’è lo “zoccolo duro” di chi è entrato da piccolo per i libri di scuola e non ha più smesso, clienti che sono ormai amici e vengono anche solo a fare una chiacchierata o a discutere di un’ultima uscita. Poi c’è il pubblico occasionale, che passa da noi per caso ma più spesso perché sa di trovarsi in una libreria un po’ diversa dalle altre. In ultimo ci sono gli affamati di antiquariato e fuori catalogo, una nostra specializzazione, che vogliono ricercare e ordinare il volume che non si trova più e sanno di poterlo fare.
Il pubblico occasionale. Ricordo ancora con il sorriso le due studentesse che comprarono due codici civili per consultare un solo articolo. Rimanendo in argomento pubblico: oggi il commercio del libro è pressoché anestetizzato dai colossi – come Amazon o IBS.it – mi viene da domandarti, ma come fa una libreria indipendente come la tua a sopravvivere in un mercato complesso ma anche ridotto?Prima di tutto con la professionalità del servizio, che discende da impegno e formazione costanti, nonché con un lavoro quotidiano sull’assortimento dello scaffale. Poi con gli eventi e presentazioni, ma non solo: corsi, conferenze, gruppi di lettura e musica. Noi ne realizziamo due o tre ogni settimana ed è un modo per farsi conoscere e per “portare” in libreria nuovi lettori. Infine, dare la possibilità di trovarsi in un luogo caldo e amichevole, la possibilità di un sorriso o di un bicchiere di vino mentre si scopre in angolo il volume che non ci sarebbe mai venuto in mente di leggere, che sono cose che nessun algoritmo possederà mai.

Giungendo al termine di questa nostra chiacchierata, ricordo che mi raccontavi del rapporto di amicizia che legava Umberto Eco e il suo libraio di fiducia. Oggi il legame tra libraio e autore credo sia ancor più fondamentale, per entrambi. Perciò voglio chiederti: qual è il tuo rapporto con gli scrittori udinesi – ma non solo? E infine, ritieni anche tu essenziale un qualche legame professionale tra il mondo degli autori e quello dei librai?
Udine è una piccola grande città che pullula di scrittori, e in genere il rapporto è ottimo (ad eccezione di quelli che si precipitano a protestare dopo mezz’ora che hai tolto il loro libro dalla vetrina anche se ci stava da sei mesi), anche perché libraio e scrittore, se lavorano insieme, come sai sono un ottimo connubio. Connubio che rimarrà fondamentale fino a che le librerie risulteranno fondamentali: perché se sulla sopravvivenza degli scrittori sono certo, su quella dei librai rimango dubbioso. Credo che il destino di entrambi sia nelle mani dei lettori!

Articolo di Alessandro Lutman

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