Giustizia e Storia

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C’è uno strano concetto di giustizia nella città di Acchiappacitrulli.
I criminali vengono lodati per le azioni compiute mentre gli innocenti sono considerati alla stregua di stupidi esseri, incapaci di reagire alle vessazioni dei più forti.
Carlo Collodi, l’autore delle ‘’Avventure di Pinocchio’’, diventa il portavoce di uno dei sentimenti forse più radicati nel cuore degli uomini: la richiesta di giustizia.
Pinocchio, beffato da due astutissimi criminali, il Gatto e la Volpe, decide di appellarsi alla giustizia per denunciare il torto subito, ma quello che trova di fronte a sé è solo un giudice cinico e mediocre, il quale condanna Pinocchio proprio perché è stato sconfitto nella lotta ingaggiata contro individui più forti di lui.

Nel corso della Storia, furono effettuati vari errori di natura giuridica strettamente legati a pregiudizi di carattere politico, religioso e sociale.
Nel 1761, Marc Antoine Calas, discendente di una ricca famiglia di protestanti, si impiccò nel negozio del padre. La notizia si sparse per tutta la cattolicissima città di Tolosa.
Immediatamente, l’innato odio nei confronti dei protestanti spinse alcune persone ad additare come colpevole del delitto il padre del ragazzo, Jean Calas. Secondo l’accusa, egli avrebbe proibito a suo figlio di convertirsi al cattolicesimo anche attraverso l’uso della forza.
I giudici condannarono Jean Calas alla pena dello squartamento, nonostante non fossero state trovate delle prove schiaccianti a carico dell’imputato, sottoposto già durante il processo ad atroci sofferenze provocate dalla tortura.
La giustizia non dovrebbe essere concepita come vendetta sociale. Due anni dopo il processo, fu dimostrato che Jean Calas era innocente e che ogni accusa rivolta contro di lui era del tutto infondata.

Un caso analogo, avvenuto nel 1894, infiammò nuovamente l’opinione pubblica francese.
Alfred Dreyfus, un ufficiale di origine ebrea ricopriva delle alte cariche nelle gerarchie militari francesi. Egli era inviso al colonnello Hubert J. Henry, il quale riuscì ad eliminarlo dai quadri dell’esercito attraverso la modifica di alcuni documenti ufficiali.
Tuttavia quattro anni dopo, il colonnello Henry confessò e rese nota a tutti la verità sul caso Dreyfus.
Nessuna delle persone citate nei casi giudiziari precedenti era colpevole, ma l’opinione pubblica, in qualsiasi periodo storico, ha sempre bisogno di un capro espiatorio sul quale sfogare la propria ira e il proprio rancore.
Lungi dal considerare la giustizia come un principio di cui è preferibile fare a meno, è bene ricordare i molti episodi nei quali la giustizia è divenuta garante del rispetto tra gli uomini.

Con la legge Rognoni-La torre, introdotta poco tempo dopo l’omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa avvenuto nel 1982, si diede un energico impulso alla lotta contro la criminalità organizzata. Alcuni anni prima, si era formato il cosiddetto ”Pool antimafia” di cui facevano parte i giudici Falcone e Borsellino.
I due giudici siciliani rappresentano dei modelli esemplari che hanno dimostrato come la nazione sia attivamente impegnata nella lotta contro il potere mafioso, duramente colpito dalla forza con cui la giustizia ha imposto la propria autorità su uomini ormai non più degni di far parte della società civile.
Il Maxi-processo, nel quale furono condannati circa 450 mafiosi, fece apparire Cosa nostra come un’organizzazione estremamente debole se paragonata all’efficienza e al rigore dello stato.
La mafia è una società fortemente legata a principi ritenuti sacri.
In un certo senso, il mafioso è un uomo che segue un ideale di giustizia, caratterizzato dalla violenza e dal sopruso. Se una persona, infatti, nasce in un ambiente in cui l’odio è innalzato a valore supremo è molto probabile che quell’individuo utilizzerà determinati principi per combattere lo stato e tutte le sue istituzioni.
Cesare Beccaria aveva già espresso questo concetto nel suo scritto ” Dei delitti e delle pene”, nel quale sottolineava la responsabilità dello stato nell’educazione e la formazione dei propri cittadini.
Per Beccaria, lo stato dovrebbe cercare di impedire i delitti piuttosto che limitarsi a punirli.
Questo concetto deve necessariamente rappresentare la base di ogni società civile.

Tuttavia, è chiaro che l’uomo non è un essere infallibile.
Non è capace di comprendere appieno il valore della giustizia. Ma la stessa incessante ricerca di questo ideale, presente in ogni periodo storico e in ogni cultura, lo nobilita e lo trasforma in giudice imparziale delle azioni presenti e future.

Studente della Facoltà di Lettere dell'Università di Catania con un grande interesse per la cultura, la scrittura e lo sport.