Giusy Versace: un’icona dello sport, un’eroina della vita

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Nove anni fa Giusy fu vittima di un banale incidente stradale a causa del quale ha perso il veicolo del suo successo: le gambe. Cosa ne sarebbe stato del suo lavoro dove in un ambiente come quello della moda l’immagine è tutto? In quell’incidente avrebbe potuto perdere la speranza e la voglia di vivere, invece lei alla vita si è attaccata ancora di più, cercando di dare il massimo, di mantenere la tenacia e la grinta giusta per affrontare nuovamente la realtà quotidiana.

Giusy non si è arresa un attimo, ha subito numerosi interventi, ha messo delle protesi ed è tornata in piedi; nonostante i dolori e le difficoltà ha lottato perché in fin dei conti non esiste amore più grande dell’amore per la vita.

Ha trovato la volontà di riscattarsi e di rinascere coltivando nuovi interessi; lei stessa ha dichiarato: “Ho scoperto quanto è bello correre quando ho perso le gambe”. E pensare che tutto è cominciato come uno scherzo, o meglio come una ripicca contro chi le diceva che correre nelle sue condizioni sarebbe stato pericoloso. Ha cominciato ad allenarsi e, sforzo dopo sforzo, è diventata una grande atleta e un modello per tutti.

Lo sport è stata la carta vincente per rimettersi in gioco, nonostante le avversità della vita, l’ha aiutata a superare la propria disabilità, perché perdere le gambe non significa perdere la vita. Molti ragazzi oggi rinunciano al loro sogno per diverse ragioni, tuttavia Giusy è l’esempio vivente che avere un handicap non vuol dire avere un marchio, non vuol dire sopravvivere ma viverla con tutte le proprie forze, non significa accettare la protesi con rassegnazione ma vederla come un trampolino di lancio per una nuova avventura.

A testimoniare la sua caparbietà è stata la scelta di partecipare a “Ballando con le stelle” un programma televisivo in onda su Rai Uno, il sabato sera, in cui a passi di danza esibisce la sua femminilità, conquistando l’ammirazione del pubblico e riuscendo nonostante tutto a dominare il teatro. Avere un handicap non ti costringe a guardare le gare dagli spalti ma ti invita a prenderne parte. Non importa avere dei polpacci muscolosi e allenati per vincere una gara, lei ha due protesi in carbonio e ottiene lo stesso grandi soddisfazioni. È bene sfatare l’idea che il chiamarsi Versace l’abbia in qualche modo agevolata perché stare su una carrozzina non è facile per nessuno e non ci si rialza grazie al proprio cognome ma grazie alla propria testa.

A sottolineare ancora una volta la sua voglia di non arrendersi mai è la pubblicazione della sua autobiografia a cui ha voluto dare il titolo “Con la testa e con il cuore si va ovunque” a testimonianza di come da una caduta ci si rialza sempre e con le proprie armi si possano in ogni caso raggiungere i propri sogni.

La forza di volontà e la voglia di farcela sono state le sue meravigliose ali per la rinascita.

È il 22 agosto del 2005 il giorno in cui la sua auto sbanda e le sue gambe vengono tranciate da un guardrail che gliele strappa via per sempre.

È l’11 maggio 2013 il giorno in cui Giusy batte il record italiano sui 100 metri.

Articolo scritto da Federica Dierna

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