Gli effetti secondari dei sogni

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Come si può resistere a un titolo intrigante come Gli effetti secondari dei sogni? La fortuna di certi romanzi comincia col titolo, passa per la copertina ben scelta ed esplode nella storia e nello stile. E’ quello che ho trovato nella prima opera di Delphine De Vigan (il cui titolo originale, però, è un meno entusiasmante No et moi). Avevo letto di lei su un blog, la lettura del libro mi confermato il suo valore. Lou, la protagonista e voce narrante del racconto, è un’enfant prodige: ha tredici anni e un’intelligenza vivacissima, si pone domande da grandi, studia con grande facilità e memorizza ogni cosa. Per una ricerca scolastica sui senzatetto (tema di grande attualità soprattutto a Parigi, dove si svolge la vicenda) entra in contatto con Nolwenn, una ragazza di qualche anno più grande di lei, cresciuta senza famiglia, sola al mondo. A differenza di Lou che ha tutto ciò che desidera, No vive alla giornata, dorme sui marciapiedi o nei centri di accoglienza, eppure tra le due nasce un’amicizia che mette in crisi i rispettivi stili di vita: borghese quello di Lou, ramingo quello di No. Lou vuole dare alla sua nuova amica una vita dignitosa e soprattutto accendere in lei una speranza. Ma c’è spazio per una ripresa? Basta una volontà decisa per invertire il senso del destino? Nella mia libreria Gli effetti secondari dei sogni trova posto tra altri due romanzi recenti, anch’essi scoperti da Mondadori: La solitudine dei numeri primi e Bianca come il latte, rossa come il sangue. Li trovo romanzi molto simili nell’intenzione degli autori, anche se diversi negli esiti. Romanzi di formazione che hanno per protagonisti giovani-adulti alle prese con la maturazione e la ricerca di un senso nella vita.

Come Mattia e Alice, anche Lou e No sono due numeri primi: si trovano (per caso? per destino?) pur provenendo da luoghi lontanissimi e tra loro scatta un’affinità elettiva più profonda di quanto loro stesse avrebbero mai potuto immaginare. Ma il finale (aperto) lascia spazio a qualche speranza, questa volta. La solitudine man mano scompare, non è cronica e inguaribile come nel libro di Giordano. Come il Leo bianco-rosso, anche Lou è costretta a crescere a contatto col dolore e la sofferenza: nel corso di un anno scolastico avviene in lei (e nella sua famiglia) un grande cambiamento, non privo di lacrime e sangue. Anche qui ci sono professori rompiballe, rapporti difficili coi compagni, il sorgere dei primi incoffessabili e travolgenti amori adolescenziali. Anche qui slanci di entusiasmo e depressioni in rapida successione, anche nello stesso giorno, se capita. E tutto questo in uno stile corsivo, quasi un flusso di coscienza, che rende la lettura scorrevole e irresistibile. Manca un finale luminoso e positivo ‘alla D’Avenia’, anche se il lettore ottimista dagli accenni delle ultime pagine può lecitamente immaginare che tutto vada per il meglio. Gli effetti secondari dei sogni è stato premiato nel 2008 col prestigioso Prix des Libraires al Salone del Libro di Parigi.

 

 

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Gli effetti secondari dei sogni
Autore: Delphine De Vigan
Genere: Storie di adolescenti
Editore: Mondadori
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 207
Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.