Gli inganni della “pillola del giorno dopo”

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Cogitoetvolo si è sempre pronunziato a favore della vita. E questo indipendentemente dal credo religioso di ognuno dei lettori. La vita è sacra per un cattolico, un musulmano, un buddista, un ateo… Per questo ci piace parlare dei motivi umani per cui tutto ciò che si oppone alla vita non fa parte del nostro orizzonte. Leggete attentamente questo articolo che, volutamente, è stato inserito nella sezione luoghi comuni. Ragazzi, ci vogliono far credere che certe azioni siano innocue, indifferenti, banali. A volte non è così. E’ il caso della pillola del giorno dopo, che non è un semplice strumento per impedire la gravidanza. Leggete, leggete, soprattutto la parte finale…     Un prodotto che interrompe un processo vitale già in atto Come da indicazioni terapeutiche della Gazzetta Ufficiale, il Norlevo viene definito come prodotto «contraccettivo d’emergenza». In realtà la sua azione chimica è quella di alterare l’equilibrio ormonale rendendo la mucosa uterina inadatta all’impianto embrionario o, in fase più avanzata, favorendo l’espulsione dell’embrione impiantato di recente. L’effetto è di indurre una sorta di mestruazione anticipata. Tempi del concepimento Per capire quanto contraddittoria ed equivoca sia la definizione del prodotto rispetto alla sua specificità di azione è opportuno richiamare alcuni concetti di biologia ed embriologia di base. Il concepimento avviene tramite la penetrazione dello spermatozoo (cellula gametica maschile) nell’ovocita (cellula gametica femminile) con conseguente fusione dei due corredi cromosomici (ognuno a 23 cromosomi) dei due gameti in una singola cellula (zigote) con corredo cromosomico costituito da 46 cromosomi (23 coppie). Già a distanza di 48 ore lo zigote si è diviso in due cellule, chiamate blastomeri. È evidente come un prodotto che agisce entro 72 ore dal rapporto sessuale può interrompere un processo vitale già in atto, e non ? come il termine “contraccettivo” potrebbe far supporre ? impedire che avvenga il concepimento. C’è già una nuova vita Già allo stato di zigote, infatti, è possibile affermare che si è creata una nuova vita, con due caratteristiche: è dotata di una sua peculiare e unica identità genetica; è dotata di una piena e totale capacità di proliferazione e differenziazione autonoma. La crescita nei primi giorni di sviluppo è rapida: le divisioni cellulari si susseguono al ritmo di una ogni 8-10 ore. Ecco che dopo 60 ore l’embrione è già allo stadio di 8 cellule e due giorni dopo, divenuto blastocisti, è già in procinto di raggiungere la cavità uterina dove dovrebbe impiantarsi. È chiara a questo punto l‘estrema nocività di una pillola che non inibisce il concepimento ma allo stadio di 2, 4 o 8 cellule, o addirittura ancora più avanti nello sviluppo embrionario, determina la regressione di una vita in fieri agendo su un ambiente, quello uterino, che ha un ruolo di “approvvigionamento” dei fattori essenziali di crescita. Questioni deontologiche Per logica stringente ne deriva che il solo sospetto di un’azione di tipo abortivo, anche in pochi casi, rende legittima l’obiezione di coscienza dei sanitari, diritto garantito da ogni Stato democratico. Da un punto di vista deontologico, la prescrizione della “pillola del giorno dopo” non rientra nelle mansioni obbligatorie del medico, il cui compito primario è curare le malattie o prevenirle. E il concepimento non è una malattia! Disciplina dell’obiezione di coscienza Secondo l’articolo 22 del Codice deontologico, «il medico al quale vengono richieste prescrizioni che contrastino con la sua coscienza o con il suo convincimento clinico può rifiutare la propria opera a meno che questo comportamento non sia di grave e immediato nocumento per la salute della persona assistita e deve fornire al cittadino ogni utile informazione e chiarimento». L’obiezione di coscienza non è solo obbligo morale ma anche dovere deontologico quando si è di fronte alla richiesta di particolari interventi ? anche sulle minorenni ? che contrastano con i contenuti etici e professionali del proprio agire professionale. Motivazioni contro la prescrizione della pillola del giorno dopo Nel caso della “pillola del giorno dopo” l’obiezione di coscienza ha motivazioni cliniche che occorre conoscere:

  1. le forti dosi di ormoni assunte per via orale con il farmaco causano totale sconvolgimento del delicato equilibrio ormonale della donna, soprattutto se minorenne;
  2. il Norlevo è escluso dalla dispensazione libera: occorre cioè esibire in farmacia prescrizione nominativa non ripetibile, sempre obbligatoria perché si tratta di un farmaco delicato che necessita di valutazione medica preliminare e di accertamenti diagnostici;
  3. il meccanismo di azione del farmaco non è completamente definito: nello stesso bugiardino è riportato, tra gli effetti collaterali, che può impedire l’impianto dell’ovulo eventualmente fecondato (ovvero agire come abortivo precoce);
  4. il farmaco non va somministrato in pazienti a rischio per gravidanza extrauterina, perché non ne esclude l’insorgenza;
  5. è controindicato in molti casi: disfunzioni epatiche gravi, sindromi da malassorbimento intestinale, soggetti con polimorfismi dei fattori della coagulazione, portatori di anemie falciformi, intolleranze al galattosio… Tutte patologie di difficile accertamento immediato;
  6. rischi maggiori possono rilevarsi nelle giovanissime che non hanno ancora completato l’accrescimento somatico-riproduttivo;
  7. non sono del tutto note le conseguenze malformative o gli effetti avversi per il concepito qualora la gravidanza proceda. Il solo dubbio anche di un ipotetico possibile danno per la donna o l’embrione dovrebbe obbligare il medico a non condividere la prescrizione e ancor di più l’obbligatorietà della dispensazione.

  L’articolo è tratto da Documentazione.info, che a sua volta lo riporta da un quotidiano nazionale di qualche giorno fa. L’autore è Filippo Boscia, direttore del Dipartimento Materno infantile  e Fisiopatologia della riproduzione  nell’Unità di ostetricia e ginecologia Asl provincia di Bari, presidente della Società italiana di bioetica e di comitati etici. Le considerazioni del professor Boscia sono state formulate in risposta a una lettera giunta in redazione qualche giorno fa. Ne riportiamo il testo: «Caro direttore,  sono il marito di un medico laureato da sei mesi, entrambi cattolici. Come tutti i laureati in medicina alle prime armi, mia moglie ha cominciato con sostituzioni e guardie mediche per guadagnare qualche spicciolo. Subito si è imbattuta in una realtà che lascia sbigottiti. Impressionante è il numero delle ragazzine, anche minorenni, che si affacciano alla guardia medica per richiedere la “pillola del giorno dopo” come se comprassero una maglietta in un negozio. Fortunatamente mia moglie non si è ancora trovata a prescriverla in prima persona, ma comunque si è posta il problema. Come si fa a evitare di compiere un atto che la coscienza reputa sbagliato al 100%? E se a presentarsi è una minorenne, non dovrebbe essere accompagnata dai genitori? Nessuno spiega a queste ragazze cosa stanno facendo? Chiedendo, mia moglie ha scoperto che alcune frequentano la guardia medica da tempo. Cosa fare? Abbiamo visto che ci sono in Italia diversi processi per medici che si sono rifiutati, e su Internet ci sono siti che ti danno addirittura assistenza legale gratuita se qualcuno vuole fare causa a un medico che si è rifiutato di dare la pillola…».  

Saverio Sgroi

Educatore con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo dei giovani, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono stato il "capitano" fino alla fine del 2016. Poi ho lasciato la barca ai più giovani, con la convinzione che sapranno condurla verso porti sempre più prestigiosi.