Gli studenti sono diventati più bravi. Almeno così sembra…

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Qualche settimana fa il Ministero dell’Istruzione ha pubblicato i numeri degli scrutini conclusi a giugno. Si tratta di dati ancora provvisori, relativi all’85% delle scuole medie e al 91% delle scuole superiori italiane. Ciò fa pensare che quelli definitivi non dovrebbero essere poi molto diversi.
Sono dati interessanti e che ci spingono, come sempre alla fine dell’anno scolastico, a tracciare un bilancio sulla salute della scuola italiana.

Cominciamo dalla scuola media, dove i numeri sono più incoraggianti: secondo le statistiche, 96 studenti su 100 sono stati promossi alle classi successive. Lo scorso anno erano 95. Un successo.
Alle scuole superiori, invece, il numero dei promossi alle classi seguenti è più basso: 62 studenti su 100. Lo scorso anno erano 61. Quindi anche alle superiori c’è un lieve miglioramento.
Non solo, i dati ci dicono che assieme al numero dei non ammessi, cala anche quello dei “rimandati”, cioè quegli studenti che hanno avuto almeno un’insufficienza che dovranno recuperare questa estate.

Fin qui i dati. Una tendenza che, se confrontata anche con i risultati di due anni fa, conferma un miglioramento lento ma costante. Sembra quindi che gli studenti italiani si siano dati da fare di più e che siano diventati più bravi, anche se di poco. Ma è davvero così? E se la chiave di lettura fosse un’altra?

Per esempio, lo sapevate che uno studente costa ogni anno allo Stato tra i 6 e i 7 mila euro? Questo vuol dire che basterebbero 150 bocciati in meno ogni anno per risparmiare un milione di euro. Moltiplicate il costo di ogni studente per i “non bocciati” veri e potrete immaginare quanti soldi lo Stato riuscirà a risparmiare il prossimo anno scolastico.
Magari qualcuno potrebbe pensare che ci sono stati più studenti promossi perché la mano – anzi, la “voce” – del governo italiano attuale è giunta fino ai consigli di classe di tutte le scuole italiane?
Sinceramente, l’idea che il controllo dello Stato possa arrivare al punto da segnalare che, per risparmiare, è meglio promuovere anche i ragazzi più debolucci mi sembra un tantino azzardata.

E allora? Gli studenti sono diventati più bravi?
Non è detto. Qualcuno potrebbe dire che il vero motivo è un altro, che i docenti si sono stancati e quasi rassegnati alla mediocrità dei loro ragazzi, hanno deciso di “abbassare l’asticella”, di rendere la vita più facile, di esigere di meno.
Potrebbe essere così, a guardare qualche prof un po’ spento.

Ma io voglio pensare diversamente, perché di prof spenti ne conosco pochi. A me piace pensare che se ci sono più studenti promossi è perché hanno studiato di più, o meglio, perché hanno trovato sulla loro strada docenti che li hanno appassionati, entusiasmati, spinti a fare del proprio studio un’arma per gridare al mondo “io ci sono”.

Un’ipotesi da sognatore? Pensatelo pure, ma non cambierò idea. C’è un detto tanto diffuso quanto sgradevole, che sostiene che “a pensar male non si sbaglia mai”.
Non è vero, a pensar male si sbaglia, quanto meno su un punto fondamentale: che se pensi male una volta e poi un’altra e poi un’altra ancora finisci per pensare male sempre.
Il bene, si sa, è diffusivo. Quindi, nell’incertezza, preferisco pensare bene. Chissà che, leggendo queste parole, qualche prof di quelli un po’ spenti magari si decida a cambiare atteggiamento?

Articolo pubblicato su Familiariamagazine.it

Saverio Sgroi

Educatore e giornalista, con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo degli adolescenti, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono il "capitano". Ma come tutti i capitani, non potrei nulla senza una grande squadra ;-)

  • Cogitoetvolo

    ciao