Gli ultimi giorni dei nostri padri

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Un romanzo di vita e di guerra: padri e figli alla ricerca di un’Umanità che sembra perduta

Dopo la disfatta inglese a Dunkerque, nel 1940, il primo ministro Churchill istituisce il SOE, un corpo militare segreto con il compito di svolgere azioni di guerriglia e di intelligence contro i tedeschi. Sotto il coordinamento britannico vengono addestrati volontari provenienti da tutt’Europa; una volta terminata la loro formazione, vengono rinviati nei loro paesi d’origine per lavorare sotto copertura, realizzando una delle più organizzate ed estese reti di resistenza. Tra questi volontari c’è Paul-Emile, un giovane francese che lascia il padre per unirsi al SOE insieme a molti suoi connazionali, che diventeranno la sua famiglia.

Dopo il successo de “La verità sul caso Harry Quebert” arriva in Italia quello che è in realtà il romanzo di esordio dell’autore ginevrino. Inquadrare nello spazio angusto di una trama la complessità della storia e delle tematiche che questo romanzo affronta è impossibile. In quest’opera diventa ancora più lampante l’abilità che ha l’autore nello scardinare completamente lo schema narrativo, pur dando al lettore l’impressione di trovarsi di fronte ad un romanzo normalissimo.

Nessun tentativo di esibirsi in pindarici esercizi di stile: solo un modo innovativo di raccontare una storia. Inizio e finale sono sfumati, lasciano a bocca asciutta quel lettore che cerca l’onniscienza nelle vicende narrate. Se cerca in un Uomo il protagonista, rimarrà ugualmente deluso: arriverà a un punto in cui si chiederà di chi è la storia che sta leggendo, di chi la vita che sta seguendo. Non avrà la sicurezza della tacita garanzia letteraria che protegge i protagonisti, perlomeno fino al finale. E in fondo è giusto che sia così, perché quando un libro parla di guerra, non può pensare di tenerla soltanto come sfondo, come scenario. Non ci sono garanzie in guerra, né eroi omerici che possano contare sulle proprie abilità per essere certi di non soccombere. Quando un conflitto, come quello della Seconda Guerra Mondiale, non fa distinzione tra soldati e civili, non c’è protezione che non possa crollare.

Così come non ci sono eroi in guerra, spesso non ci sono neanche Uomini. Paul-Emile e i suoi amici decidono di diventare soldati perché gli Uomini non smettano di essere Uomini. C’è una disperata ricerca di umanità in questo libro, un’umanità che non sia stata accecata dagli orrori della guerra.
“Che tutti i padri del mondo, al momento di lasciarci, sappiano quanto sarà grande il nostro pericolo senza di loro”
Il pericolo di pensare che non ci sia più umanità, che si arrivi ad un punto in cui la guerra possa diventare una necessità e non un crimine. Il pericolo di inciampare nuovamente in errori -e soprattutto in orrori- che la storia ha già commesso.

Il romanzo di Joel Dicker riesce a combinare pathos e vicende storiche senza eccedere in nessuno dei due, con una sensibilità che non è affatto comune nella narrativa contemporanea. Un’attenzione particolare è dedicata al rapporto dei figli con i loro padri: figli che, pur smarrendo le orme paterne e trovandosi costretti a crescere in fretta e da soli, non smettono di costituire l’unica luce che dà speranza anche nelle pagine più buie della storia.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Gli ultimi giorni dei nostri padri
Autore: Joël Dicker
Genere: Romanzo
Editore: Bompiani
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 462
Federica La Terza

Una fonte inesauribile di idee che sprizzano fuori dalla mia testolina in una cascata di ricci. Ho tre grandi passioni di cui sono certa non riuscirò mai a fare a meno: la lettura, il karate e la pittura. Sono estremamente curiosa e assetata di conoscenza come una bimba nei suoi primi anni di vita. E come i bimbi ho un caratterino mica da ridere…