GMG 2008: Odissea nella Terra dei canguri

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E’ passato un mese esatto dalla conclusione della Giornata Mondiale della Gioventù, che si è svolta a Sidney lo scorso mese di luglio. Un’esperienza indimenticabile per chi, come me, ha avuto la fortuna di prendervi parte. Riporto per Cogitoetvolo questo articolo-testimonianza, scritto appena rientrato a casa.

Sono trascorse solo poche ore da quando sono atterrato a Roma all’aeroporto di Fiumicino, evento che ha segnato la conclusione del pellegrinaggio iniziato il 12 luglio 2008 ed avente per meta il luogo più lontano dall’Italia: l’Australia.

La sua durata, le difficoltà riscontrate e le imprese epiche affrontate nel corso degli ultimi giorni, mi hanno riportato alla mente l’opera omerica, studiata a lungo ed approfonditamente nel corso degli ultimi quattro anni di liceo; tuttavia tutte le possibili analogie terminano qui. Infatti, se il viaggio dell’eroe greco rappresenta un “nostos”, un ritorno a casa, l’esperienza a cui hanno preso parte circa 500.000 persone provenienti da tutto il mondo, non si prefissava come scopo principale il compiere un viaggio in una terra lontana, per visitarla e poi narrare le meraviglie a familiari e conoscenti una volta tornati a casa sani e salvi, ma quello di incontrare (per alcuni) o approfondire la conoscenza di Cristo e per testimoniare efficacemente questo fantastico incontro.

Giovanni Paolo II, in una delle prime GMG (se non addirittura la prima), ricordava ai giovani pellegrini presenti che, nonostante molti non se ne rendessero conto, si trovavano lì non per motivi futili o di carattere turistico, ma perché, nel profondo del loro cuore e della loro anima, desideravano ardentemente incontrare Gesù, il grande amico che non tradisce mai. “Avrete la forza dello Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni”: così recita il versetto 8 del I capitolo degli Atti degli Apostoli (divenuto il leit motiv e al contempo il motto dell’intera GMG), in cui Gesù, in procinto di ascendere al cielo, si rivolge agli Apostoli promettendo loro la discesa dello Spirito Santo.

Con questa speranza noi 500.000 giovani cristiani (e non), che abbiamo trascorso notti all’aperto, cantato canzoni di lingue sconosciute (ma da noi percepite come estremamente vicine), fatto amicizia con persone che abitano all’altro capo del mondo, bè tutti noi ci siamo recati a Sydney per divenire testimoni di Cristo nella vita quotidiana una volta tornati in patria, con l’intento di rendere eroico ogni attimo della nostra esistenza.

So che tra i lettori di Cogitoetvolo ci sono anche persone che non credono, ma penso che quello che sto per dire (che è quello che il Papa ha detto a ciascuno di noi giovani, presenti a Sidney), possa toccare loro il cuore ugualmente.

Nonostante sia passata più di una settimana, nelle mie orecchie risuonano ancora come fosse ieri le parole del Papa che, rivolto a tutti noi giovani pellegrini, ha sottolineato l’importanza e la bellezza dell’azione della terza persona della Trinità, lo Spirito Santo, descritto come Unità ed Amore, ma soprattutto come ciò che ci lega indissolubilmente a Dio, e ci rende consapevoli delle meraviglie della Grazia che ci attorniano. Ma ciò che più mi ha colpito nelle parole del santo Padre (il cui stile, come al solito impeccabile e particolarmente chiaro, ha permesso anche ai giovani meno “ferrati” in materia teologica di comprendere al meglio la natura dello Spirito Santo), è stata la domanda espressamente e direttamente rivolta a noi membri della gioventù di questo millennio: cosa stiamo facendo per divenire esempi di Grazia, in grado di lasciare una degna eredità alle generazioni future, che rischiano inevitabilmente di crescere in un mondo privo di fede e di ideali di santità?

Benedetto XVI in tal modo ci ha posto dinanzi a un bivio. Dobbiamo compiere perciò una scelta concreta: dobbiamo prendere la decisione di diventare santi (quindi optare per la vera libertà, non quella falsamente ostentata da tante persone al giorno d’oggi) o quella di rimanere lontani da Dio.

Il messaggio del Santo Padre è stato chiaro: non si può lasciare spazio all’indifferenza verso Dio. Per questo la GMG non può tuttavia rappresentare, per coloro che vi hanno preso parte, un punto d’arrivo, un evento appagante, che verrà per sempre ricordato, ma che non ha realmente modificato in meglio la nostra vita. Essa deve rappresentare una svolta, il passo iniziale o uno dei tanti passi significativi nel cammino della fede che ci avvicina a Cristo. Perché la vera Odissea non è, come già detto, la GMG, ma la fede. Il viaggio che stiamo percorrendo, infatti, mira ad un unico obiettivo: tornare finalmente a casa.