GMG 2011. Io c’ero

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Riassumere in poche righe emozioni e contenuti spirituali di una grande ammucchiata come la Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid non è facile e non ci provo neanche. Qualcosa avrete visto in tv, altro avrete sentito qua e là o appreso dalla stampa. Io i giornali non li ho letti e la tv non l’ho guardata e sarei stato curioso di sentire cosa abbiano detto.

Invece c’ero.

Ero la duemilionesima parte di quella folla di ragazzi con la maglietta gialla e rossa. Stavo nel settore F4, cioè a circa un chilometro e duecento metri dal palco, ma avevo la fortuna di vedere bene il maxischermo. Intorno a me e agli amici con cui sono giunto nella capitale spagnola c’era di tutto: migliaia di suore multicolori, un esercito di statunitensi organizzatissimi (bandierone patriottico, divisa, leaders con le idee chiare e la situazione sotto controllo, megafoni, ecc.), gruppi vari di iberici chiassosi, moltissimi italiani ancora più chiassosi, giovani coppie con passeggini (“Ci siamo conosciuti ad una GMG, per noi questi eventi hanno un significato speciale”), parroci alla guida del loro pusillus grex, neocatecumenali che cantano e ballano, persone che svengono per il caldo e volontari che le aiutano.

Quarantotto campi di calcio: per dare un’idea delle dimensioni della spianata di Cuatro Vientos. Persone a perdita d’occhio, ovunque ti giri. Colori, tende da campeggio, chitarre, sacchi a pelo, ombrelli, bandiere, macchine fotografiche, rosari, bottiglie d’acqua, sorrisi, striscioni. Penso ai campi di battaglia dell’antica Roma, anche se qui regna la pace, l’amicizia, la preghiera.

Appena siamo giunti ci hanno dato una borsa con riserve alimentari per le prossime ore, e anche uno schema a prova di scemo su come utilizzarla: il panino col salame e l’insalata mexicana a pranzo, il jamon serrano a cena, il latte col nesquik a colazione. C’è anche un tubetto di detergente per le mani, un sacchettino per l’immondizia, le posate. Hanno pensato proprio a tutto.

Inizia l’attesa, mentre altra folla affluisce sul grande prato. Sui maxischermi si succedono video tematici coinvolgenti e densi di contenuti: sono brani dei discorsi del Papa su temi come la chiamata a cose grandi, lo studio, la responsabilità sociale, la famiglia. La musica è protagonista. L’inno Firmes en la fe satura lo spazio acustico e penetra nell’anima, perché porta il messaggio di queste giornate. Lo mandano ogni mezzora perché anche il più distratto abbia chiaro cosa è venuto a fare lì: a mettere le proprie radici nella fede, per essere un punto di riferimento per gli altri. Sul palco Carlos Moreno detto El Pulpo, noto dj di Cadena 100, presenta diversi ospiti che parlano della loro fede e del loro impegno per viverla con esigenza e gioia. Alcune di queste testimonianze sono commoventi, come quella di una ragazza che ha ritrovato la fede dopo l’attentato terrorista dell’11 marzo 2004 alla stazione di Atocha, in cui ha quasi perso la vita.

Poi a un certo punto arrivano quasi contemporaneamente le nuvole, il vento, la pioggia, i fulmini e il Papa. Succede una specie di apocalisse. I quattro venti che danno il nome all’aerodromo si scatenano tutti insieme. Ma la gente non fugge. Resta, canta, applaude. Il resto è cronaca: la Veglia interrotta per il maltempo e ripresa con decisione dal Santo Padre (“Se i giovani restano, resto anch’io”), la notte sotto le stelle insieme a persone di centonovantatre paesi, la Messa solenne e l’invito alla grande massa a disperdersi per le strade del mondo.

Un racconto dettagliato non è possibile, ma per chi vuole tutto il materiale è reperibile facilmente su internet.

Ecco solo alcune pillole, estremamente soggettive:

  • la cosa più impressionante: il profondo silenzio, nell’adorazione del sabato e durante la Messa della domenica, carico di spiritualità e preghiera vera. Da brivido.
  • l’avviso più divertente dato al microfono nella notte: “Si è smarrita una signora polacca di 86 anni” (ma non era la giornata mondiale della gioventù?!?). Paradossale.
  • il momento più coinvolgente: quando, dopo la prima pioggerella, è arrivato l’acquazzone quello serio e si è levato un urlo, forte, sincero come un abbraccio: Esa es la juventud del Papa! Esa es la juventud del Papa!
  • la scena più epica: la folle che convergono a Cuatro Vientos da ogni parte, un fiume di gente, con le bandiere e tutto; sembra di essere nel Signore degli anelli, ma senza gli orchetti. Tolkieniano.
  • il luogo più irraggiungibile: i bagni, soprattutto nella notte. Imbarazzante.
  • l’oggetto più utile…: il ventaglio colorato contenuto nello zaino del pellegrino, fedele compagno, soprattutto nel lungo pomeriggio del sabato. Refrigerante.
  • …e quello più inutile: la bottiglia di birra (analcolica ) regalata a tutti i pellegrini, era brodo dopo mezzora. Deludente.
  • gli ospiti più graditi e osannati (dopo il Papa…): i pompieri, e soprattutto le loro autobotti, che facevano piovere quando l’acquazzone era ancora solo un miraggio. Profetici.
  • le parole più belle del Santo Padre: quelle ai volontari, poco prima del suo ritorno a Roma. Esigenti.
  • un tocco di tenerezza: al termine della veglia, un video con la preghiera di un bambino piccolo a Gesù Bambino. Strappalacrime.
  • il sogno più grande: andare a Rio nel 2013, per la prossima GMG. Realizzabile?

 

“Qualcosa muore nell’anima, quando un amico va via… e lascia una traccia che non si può cancellare… che non si può cancellare” canta un gruppo folkloristico mentre il Papa percorre i viali di Cuatro vientos per salutare i pellegrini prima della ‘diaspora’. Sono i sentimenti che provano tutti, dopo le ore trascorse insieme con questo Amico che se ne va. E la traccia incancellabile forse è il desiderio di essere migliore, che esperienze come questa lasciano in fondo al cuore.

 

Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.