God is not dead

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A quanto pare Dio non è morto…

Un film di Harold Cronk. Con Willie Robertson, David A. R. White, Shane Haper, Kevin Sorbo. Anno: 2014. Sceneggiatura: Cary Solomon, Chuck Konzelman. Musiche: Will Musser. Paese: Stati Uniti D’America. Durata: 113′. Genefre: Drammatico. Distribuzione: Dominus Production. Uscita 25/02/2016.

La sfida tra fede e ragione attraverso lo scontro di un coraggioso studente col suo professore di filosofia.

Quasi ogni film contiene una sfida. Una sfida come questa, però, al cinema non si era ancora vista: lo scontro tra un professore di filosofia, ateo accanito, e una giovane matricola di giurisprudenza, che ha il coraggio di non nascondere la propria fede. Tutto comincia il primo giorno di lezioni nell’aula di filosofia, dove il prof. Jeffrey Radisson esige che tutti i suoi studenti scrivano su un foglio, e sottoscrivano, una dichiarazione perentoria: Dio è morto. Sarà questo il punto di partenza da cui prenderà avvio il suo corso e, dice, ‘dobbiamo essere tutti d’accordo, se vogliamo che le lezioni siano guidate solo ed esclusivamente dalla ragione’. Via le superstizioni, dunque, via le fantasia, via le sovrastrutture culturali, se si vuol fare filosofia. Josh non ci sta e accetta la sfida del suo prof.: dimostrare davanti a tutti i suoi colleghi che il prof. ha torto. Pena un voto negativo, se non addirittura la bocciatura che gli negherà l’accesso a i corsi di diritto, a cui il ragazzo aspira. Intorno a questo scontro di parole e pensiero, che ha il sapore delle quaestiones medievali, ruotano vari personaggi il cui rapporto con la fede è messo alla prova da situazioni sentimentali difficili, il dolore e la malattia, la solitudine.

Il film, prodotto dalla Dominus Production, la stessa casa di produzione di ispirazione evangelica che qualche anno fa mise in circolazione il bellissimo Cristiada, è coraggioso. Affronta di petto il tema della fede, della razionalità della fede, senza mezzi termini. In qualche passaggio forse con eccesso di afflato apologetico. Ma ha anche passaggi simpatici, soprattutto quelli legati alla vicenda del reverendo Dave. E c’è spazio anche per il confronto con altre religioni (la musulmana Aisha) e l’agnosticismo (il cinese Martin).

Interessanti e piuttosto convincenti i ragionamenti del giovane Josh, che riesce a ‘stanare’ il prof. Se un appunto si può fare al film è sulla conclusione. Senza spoilerare nulla si può dire che, quando le storie di tutti i personaggi principali convergono verso un unico punto, forse ci si aspetterebbe qualcosa di diverso, di più spirituale di quello che invece succede. E poi, posto che il titolo rivela già molte cose, quello che il titolo non rivela, quando accade… beh, a qualcuno potrà sembrare un po’ scontato a qualcun altro eccessivo. Certamente è ad effetto.

Il film si presta molto al dibattito sui rapporti tra scienza e fede e su quanto si è disposti a rischiare per la coerenza con ciò in cui si crede. I produttori del film, nei titoli di coda, lo dedicano a tutti quei ragazzi che nelle università americane hanno dovuto subire dei processi per non aver voluto rinnegare la propria fede. Sono elencati i processi, con nomi e cognomi, e colpisce scoprire che il paese che ha fatto della libertà, del dialogo, del melting pot la propria bandiera e la propria propaganda, sia un luogo dove chi è cristiano è chiamato a difendere davanti ad un tribunale il suo credo.

Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.