God’s not dead 2

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Quanto sei disposto a rischiare per quello in cui credi?

Un tempo un film poteva essere definito ‘audace’ o ‘scandaloso’ se conteneva una scena di nudo particolarmente ardita o un bacio omosessuale. Adesso che il nudo è ovunque e che il bacio gay è stato sdoganato al punto da trovarlo ovunque e che quasi non c’è film o serie tv col suo personaggio omosessuale, è scandaloso fare un film che parla di Dio. I tempi cambiano.

In God’s not dead 2 l’audacia è incarnata dalla protagonista, Grace, una giovane professoressa di storia, timida e delicata ma dalle convinzioni profonde. Temerariamente, ma senza alcun intento provocatorio, osa citare il Vangelo e Gesù, in cui crede con forza, durante una lezione. Ci sono personaggi storici che hanno avuto il coraggio di morire per le loro idee, spiega Grace, come Gandhi, o come Martin Luther King, al quale è intitolata la scuola. E come Gesù Cristo. Apriti cielo. Scattano i provvedimenti disciplinari: la tollerante e multiculturale America non può tollerare che si faccia ‘proselitismo’ nelle sue scuole. Il film racconta il processo a cui Grace è sottoposta. Un giovane avvocato con poca esperienza ma con tanta grinta (e nessuna fede) cerca di difenderla. C’è in ballo il posto di lavoro, pesanti risarcimenti, la gogna pubblica. Insomma, una specie di inquisizione al contrario…

Sembra una storia da regime totalitario d’altri tempi. Pare impossibile che in un’epoca e in un paese in cui si può fare tutto e il contrario di tutto, non si possa esprimere la propria opinione religiosa in libertà. E invece, mentre scorrono i titoli di coda del film, si scopre che è ispirato a un caso reale. Anzi, che sono più di venti, in anni recenti, le cause legali aperte negli Stati Uniti contro cristiani che hanno semplicemente manifestato la propria fede. Viene da chiedersi a cosa sono serviti allora anni di crociate per i diritti civili, per la libertà, per la democrazia.

Un film audace, quindi. Come audace è la donna che, nella sala in cui abbiamo avuto la fortuna di vederlo, lo ha brevemente presentato. Si chiama Federica Picchi ed è la fondatrice della Dominus Production, la casa che distribuisce il film in Italia. Si presenta brevemente: lavorava in una importante banca d’affari a Londra, dopo una laurea in Bocconi. Tornata in Italia una decina di anni fa per assistere i genitori malati e in fin di vita, rivede le sue priorità e decide di investire la sua professionalità (e anche mezzi economici) per fare cultura e promuovere valori alti, al servizio delle persone e delle famiglie. Comincia a dedicarsi alla distribuzione cinematografica, scegliendo film di buona qualità e con temi morali forti. Inizia con Cristiada, una storia (vera) di coraggio e fede nel Messico degli anni venti. Federica distribuisce i film nel senso letterale del termine: si fa in quattro per trovare le sale cinematografiche, sfida la reticenza dei mezzi di informazione, distribuisce volantini e locandine, raccoglie indirizzi e-mail delle persone interessate. Fa un vero lavoro culturale. Ci crede davvero. E si diverte a farlo.

Certo, non sono gli effetti speciali né i grandi nomi delle star di Hollywood a richiamare il pubblico a vedere film come questo. Ma il cinema non è solo intrattenimento. Come il primo film dello stesso regista anche God’s not dead 2 è pensato per fare pensare. Senza troppi pregiudizi e con mente aperta dovrebbe vederlo soprattutto chi ha accantonato il tema ‘Dio’ nella propria vita. Chi si sente un po’ freddo o scettico sulla possibilità di prendere sul serio la fede nel mondo di oggi. Chi crede, infatti, sa già che Dio non è morto. Anzi, che è morto, ma poi è risorto.

Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.