Grace of Monaco

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Un film di Olivier Dahan. Con Nicole Kidman, Paz Vega, Tim Roth, Milo Ventimiglia, Frank Langella. Sceneggiatura di Arash Amel.  Produzione: Stone Angels, YRF Entertainment. Distribuzione: Lucky red. Paese: Francia. Anno: 2014. Durata: 103 minuti. Uscita: 15 maggio. Target: 14+.

Un  momento decisivo della vita di Grace Kelly, ex attrice e principessa di Monaco … 

Chi di noi donne, da bambine, non ha sognato di sposare un bel principe, vivere in un castello dorato e fatato, indossare gioielli luccicanti e abiti stracolmi di lustrini e paillette? Chi di noi non si è innamorata, sin da piccola, della storia di Cenerentola, sognando che un’impossibile onirismo possa trasformarsi in una vivida realtà, nella quale il sogno lascia il posto alla vita vera? Certamente Grace Kelly non ha vestito affatto i panni di una Cenerentola qualsiasi venuta dal nulla e capace di sposare un principe – tra l’altro non così affascinante come lo è quello delle favole – solo per la sua algida bellezza.

Perché Grace Kelly, quando nel lontano 1956 sposa il Principe Ranieri III di Monaco, è una delle attrici hollywoodiane più amate e adulate dal pubblico, con un Oscar alle spalle, vinto a soli 26 anni, e una carriera ancora breve ma colma già di grandi successi. E, probabilmente, quando a 27 anni decise di ritirarsi dal grande schermo e abbandonarsi all’insistente corteggiamento di Ranieri, non doveva essere ancora pienamente conscia di cosa volesse dire sposare un principe, seppure di un piccolo regno. Credeva forse ingenuamente che divenire la moglie di un reale fosse solo una giostra divertente e spensierata, sulla quale si sale e dalla quale non si vuole più scendere.

E invece, il gioco nel quale si imbatte si rivela sin da subito molto più impegnativo di quanto lei stessa potesse aspettarsi. Le difficoltà coniugali non tardano ad arrivare, e quando realizza che quella è una vita cristallizzata e distante dalla propria, l’unica cosa che sogna è di scendere da quella giostra che la costringe a vestire panni che non sono i suoi, a parlare una lingua che non è la sua, a vivere una vita che non è un bel sogno ma una realtà tanto dorata quanto frigida, a lasciare ciò che l’aveva consacrata al successo, il mondo del cinema, per darsi con totale abnegazione ad un ruolo che non è ancora pronta a interpretare.

Ma facciamo un passo indietro. L’ultimo ciak, i complimenti di tutta la troupe, il set cinematografico con la sua eterna magia.

Corre l’anno 1956, e Grace abbandona tutto questo assieme alla sua America, dopo aver finito di girare High society, per immergersi davvero nell’alta società, sposare quel principe che l’aveva a lungo corteggiata, e chiudersi in quel piccolo angolo di mondo che è Monaco. Sei anni dopo, però, la favola comincia a incrinarsi, assieme al suo matrimonio, che appare sempre più minato dai problemi politici che vedono Ranieri in lotta con la Francia, la quale esige un’alta tassazione dal Principato affinché questa saldi tutti i debiti accumulati a causa dell’inutile guerra algerina. In questo delicato frangente, in modo altrettanto delicato arriva la proposta di Hitchcock di riportare Grace a Hollywood, «perché il mondo intero ti vuole rivedere sul grande schermo», affinché giri la parte di una ladra compulsiva, la protagonista di Marnie. E così l’avvenente Grace si trova costretta a scegliere tra il dovere e la passione, tra ciò che le fa battere il cuore da sempre, la recitazione, e la famiglia che da poco è nata e che ama già immensamente con rispetto e devozione.

E’ una scelta complicata la sua. Il bivio dinanzi al quale si trova appare più disarmante di quanto lei stessa potesse sospettare. La decisione che le tocca non è dettata dal solo piacere di rivestire ancora una volta i panni della Kelly, da un lato, o di rinunciare per sempre alla sua carriera, dall’altro, ma quella di scegliere se rispettare la ragion di Stato –  sarebbe meglio dire del Principato – con i suoi obblighi di madre attenta e moglie devota – o se, invece, lasciarsi sedurre ancora dalle luci del grande schermo, dai ciak, dal set, dagli applausi del suo pubblico adulante, con tutto ciò che questo avrebbe comportato.

«Chi sogna di sposare un principe raramente sa cosa vuol dire», e con questa frase pronunciata dal fidato padre Tucker, e che diviene la massima per eccellenza del film, Grace realizza che il suo bivio è inevitabile, perché amare è sempre sacrificio e dovrà sacrificare la sua passione se vuole restare al fianco di chi ha sposato e di chi ha generato. La parte che dovrà recitare per il resto dei suoi anni è forse la più impegnativa perché è la vita vera che ha scelto, e non quella fatta di luci finte e set immaginari. In quel piccolo regno tanto lontano dalle sue radici, Grace ha trovato l’amore. A Monaco Grace ha scovato la sua casa perché – sarà forse banale ricordarlo – è casa quel luogo in cui batte il cuore e vive l’amore.

Sono molti gli ingredienti di rilievo all’interno del film, che colpisce lo spettatore per il paesaggio da favola, il castello incantato, gli abiti raffinati che la Kidman indossa con eleganza riuscendo con difficoltà ad interpretare un ruolo così complesso, gli intrighi di una corte piccola ma salda. E forse sono stati proprio gli intrighi, la scarsa cura dei dettagli, il sovrabbondare di una realtà che fa a pugni con quella che dovette essere la vera vita di Grace di Monaco, che hanno condannato il film a una dura critica non solo da parte del grande pubblico, ma anche della stessa famiglia reale monegasca contrariata da un’interpretazione distorta della realtà.

Eppure, nonostante il suo continuo intento di dimostrare – e raramente di mostrare – Dahan riesce a regalare allo spettatore uno spaccato di vita intenso di quell’icona senza tempo, della principessa che non ha mai smesso di far sognare generazioni di donne provenienti da ogni angolo della Terra, anche se, come lei stessa affermò, «l’idea stessa che la mia vita sia una favola, è di per sé una favola».

Amo leggere, affidare i miei pensieri alla scrittura e viaggiare per scoprire la bellezza di tutto ciò che mi circonda. I classici latini e greci sono la mia più grande passione - e di questi ho fatto la mia ragione di vita -, insieme all'arte e alla pittura.