Grandi speranze

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Un film di Mike Newell con Jeremy Irvine, Helena Bonham Carter, Ralph Fiennes, Robbie Coltrane. Sceneggiatura di David Nicholls, basata sul romanzo di Charles Dickens. Gran Bretagna/USA, 2012. Durata 128 minuti. Target: 14+. Al cinema dal 6 dicembre 2012

Il giovane orfanello Pip vive con la sorella severa e irascibile e con il marito di questa, il fabbro Joe Gargery. Un giorno gli capita di aiutare un evaso di nome Magwitch. In seguito viene chiamato nella strana casa della ricca ed eccentrica Miss Havisham. Lì dovrà trascorrere del tempo a giocare con Estella, una bambina tanto graziosa quando fredda e crudele. La frequentazione tra i due si interrompe dopo qualche tempo. Dopo alcuni anni, Pip è ormai un giovanotto e lavora come apprendista fabbro con il cognato, dopo la morte della sorella. Un giorno le sue sorti cambiano improvvisamente. Un avvocato di Londra viene a cercarlo per comunicargli che un misterioso benefattore gli ha lasciato una fortuna, per fare di lui un gentiluomo. Pip si trasferirà a Londra, inserendosi nei fasti e nello squallore della gioventù altoborghese. Tra inimicizie e scoperte si riaccenderà la passione per l’affascinante Estella. 

Questo nuovo adattamento cinematografico di Grandi speranze, diretto da Mike Newell è l’ennesimo esempio di come non sempre la trasposizione fedele di un romanzo porta ad un film riuscito. Dovendo dare un giudizio globale di questa pellicola, di quelli che si esprimono di getto alzandosi dalla poltrona del cinema, possiamo dire che trasmette davvero poco e delude molto le aspettative di chi aveva amato il romanzo: non coinvolge emotivamente.

Per carità, il film è ben fatto, soprattutto visivamente ineccepibile – d’altronde non ci si poteva aspettare di meno da un regista di esperienza come Newell – ma c’è qualcosa che non funziona nella chimica generale della storia, manca una scintilla che dia vita emozionale alla trama e ai personaggi. Non si vede un soddisfacente lavoro di scrittura volto a dire qualcosa di originale e convincente a partire dal romanzo di Dickens. La ricostruzione delle scene è accurata e dettagliata, ma l’andamento del racconto è farraginoso, lento: i passaggi emozionanti sono tutti “detti”, l’intensità dei sentimenti è troppo teatrale e rovinata da una recitazione purtroppo non all’altezza (soprattutto del protagonista che ha un’unica espressione e tiene sempre quella)

Questo romanzo di Dickens (come quasi tutte le sue storie) è basato in gran parte sui colpi di scena, e sui raccordi tra le diverse trame, che pagina dopo pagina portano il lettore ad acquisire una visione d’insieme chiara.

Ma gli autori del film hanno lavorato poco per mescolare in modo omogeneo sentimento e intreccio. Il risultato sono larghi passaggi dedicati a struggimenti sentimentali che dallo schermo non riescono a passare nel cuore dello spettatore: non “tocchiamo” l’amore che Pip prova per Estella, pur essendo questo alla fine il nodo chiave del film. Di contro, soprattutto nell’ultima parte, troviamo scene in cui ci investe una mitragliata di rivelazioni sconvolgenti che però sono spiegate in modo troppo veloce e perdono così quasi tutta la loro potenza. Ti ritrovi alla fine a chiederti “Aspetta, scusa, ma quello lì di chi era figlio…?”.

A perdere potenza, in questo adattamento cinematografico è anche la suggestiva vicenda di Miss Havisham, probabilmente uno dei più riusciti e memorabili personaggi creati da Dickens. La pur soddisfacente Helena Bonham Carter non riesce a rendere l’atmosfera interiore ed esteriore di questa donna lasciata all’altare il giorno delle nozze, invecchiata e quasi ammuffita con indosso il vestito da sposa, in una casa dalle finestre sprangate, che per vendicarsi degli uomini decide di educare una fanciulla, insegnandole una bellezza crudele, destinata a far soffrire chi la ami.

L’evoluzione del personaggio di Pip, che guidato dal suo cuore sincero incontra le miserie e poi le grandezze dell’animo umano, non approda a un risultato convincente. Dei possibili finali di questa storia (Dickens ne aveva scritti due) ne hanno scelto uno vago, sospeso, che si dimentica in fretta.