Guantanamo e aborto. Alcune considerazioni.

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Martedì 20 Gennaio. Washington. Ore 12. In Italia erano le 18. Barack Obama ha fatto il giuramento. In quello stesso istante George W. Bush ha smesso di essere il presidente degli Stati Uniti d’America, passando il testimone a Barack Obama.

Milioni di persone in tutto il mondo sono stati per qualche ora con gli occhi incollati alla televisione, ben coscienti che quel momento fosse una tappa storica per un’America che “finalmente” avrebbe voltato pagina dopo gli anni di Bush.  Io stesso ero emozionato quel pomeriggio, sapevo che qualcosa di sconvolgente stava per accadere. Sapevo che Obama sarebbe diventato il primo Presidente afroamericano degli Stati Uniti. Ero felice per la vittoria di un uomo di soli 47 anni, che sin dal primo giorno da candidato alla Casa Bianca era riuscito ad affascinare  e coinvolgere milioni e milioni di americani e non solo. C’era una gran voglia di cambiamento e chi meglio di Obama è riuscito a percepirla! Tutti eravamo coinvolti in questo “tunnel” emotivo dettato dal cambiamento proprio perché si è attribuito all’amministrazione repubblicana di George Bush la causa e la responsabilità di tutti i mali dell’America.

Ma per fortuna la politica non è fatta solo di emozioni come quando si sente dire “Obama mi piace perché è uomo affascinante”. La politica è molto di più, sarebbe troppo facile e riduttivo stimare o criticare un leader politico solo perché è affascinante.  Bisogna guardare in faccia alla realtà. Solo in questo modo si può comprendere se si è nel torto o nel giusto. Nel nostro rapporto con la realtà e nella nostra voglia di cambiamento della realtà, noi dobbiamo partire dalla considerazione di essa per quella che è, e purtroppo, sempre essa ci rappresenta un Obama ben diverso da quello che tutti, compreso io, potevamo immaginarci.

I fatti parlano da soli.

Poche ore dopo il suo giuramento il Presidente USA decide di chiudere definitivamente il carcere di Guantanamo. Una decisione importante e certamente positiva che pone fine alle presunte torture che ormai da anni rendono questa prigione il simbolo della violazione dei diritti umani.

Dall’altra parte però ecco sempre lo stesso Obama che decide di rimuovere le restrizioni ai finanziamenti governativi destinati ai gruppi pro-aborto. Abolita, di fatto, una legge voluta fortemente dal suo predecessore, George W. Bush, che aveva cercato di rendere molto difficile ricorrere all’interruzione di gravidanza istituendo inoltre il 19 Gennaio la giornata nazionale per il diritto alla vita. Ecco allora che Obama si è trovato per la prima volta sotto il fuoco incrociato delle critiche proprio perché il 55% dei cittadini americani si dice contrario alle sentenze con cui è stato inserito l’aborto nella legislazione americana. Quindi il neopresidente Barack Obama si è messo fin da subito in rotta di collisione anche con il Vaticano. «Tra le tante cose buone che poteva fare, Obama ha scelto la peggiore: quella di non fermare la strage di innocenti» ha attaccato il presidente emerito della Pontificia Accademia della Vita, monsignor Elio Sgreccia.

Sorge spontanea la domanda come sia possibile che allo stesso tempo il presidente voglia a tutti i costi chiudere entro l’anno una prigione dove verrebbero violati i diritti dell’uomo, ma dove sono anche detenuti alcuni fra i più temibili terroristi in circolazione tra cui 5 accusati degli attentati dell’11 settembre, dove persero la vita migliaia di cittadini innocenti. Che fine faranno questi killers? I loro processi sono stati già bloccati e poi chissà.

Perché questa sua grande determinazione nel voler chiudere, addirittura poche ore dopo il giuramento, la prigione di Guantanamo e nello stesso tempo finanziare le organizzazioni abortiste dando il via a una vera e propria strage di esseri umani? A questo punto è difficile non pensare che la chiusura di Guantanamo non sia altro che un atto di immagine. Che senso avrebbe fermare da un lato le presunte torture a criminali e dall’altro uccidere – come ho già detto- centinaia di migliaia di vite umane innocenti e indifese?

Questi sono fatti che parlano da soli. Sì perché la vita e la famiglia sono il primo criterio di scelta elettorale. Non si può paragonare l’aborto, la difesa della vita, a nessun altro tema sociale e politico, come ad esempio la giustizia sociale, la lotta alla povertà o la pace, perché su questi argomenti vi possono essere varie ipotesi di soluzione e il giudizio è rimandato ad una prudente valutazione. Ma sulla vita non esiste discrezionalità della coscienza.

 

Cogitoetvolo