Guardatela, si chiama Nella Cordelia. La mia bimba down, sono pazza di lei.

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Mentre mio figlio Giovanni ieri mattina faceva combattere due dinosauri, accoccolata sul divano mi sono bevuta la mia tazza d’orzo e ho letto l’articolo di Gianna Fregonara pubblicato sul Corriere. La storia della bimba down esclusa dalla foto di classe in una cittadina della Basilicata, Senise.

L’ho finito, ho guardato Giovanni che imitava il brontosauro, e poi il pensiero è andato a lei, Kelle Hampton. Da mesi seguo come ipnotizzata il suo blog , Enjoying the Small Things.

L’ha aperto nel 2007, dopo la nascita della sua prima bimba, Lainey. Doveva essere un modo per mettere a frutto il suo hobby, la fotografia. Ma poi il 29 gennaio 2010 nasce Nella Cordelia: ha la sindrome di Down.

La guardai, e vidi che mi fissava e mi chiedeva disperata: amami, amami, so che non sono quello che ti aspettavi, ma amami. Fu un attimo, ed ero già persa per lei”.

Da quel momento Kelle comincia una nuova vita. Una vita “fortunata”, come ama ripetere spesso, che ha deciso di raccontare nel blog. Non uno qualsiasi. Basta leggerlo. E’ scritto bene, con sincerità e passione. E le foto sono straordinarie.

Ogni volta che apprendo delle sue giornate, che guardo le immagini di Nella Cordelia, penso spudoratamente: è bellissima, la vorrei anch’io.

Poi ho un sussulto, e ricordo la mia gravidanza trascorsa quasi tutta nel terrore di avere un bimbo con la sindrome di Down. Un terrore che nasceva dalla paura di non essere all’altezza, di non riuscire a gestire una situazione di quel tipo. Eppure la mia scelta, allo stesso tempo, era stata di non fare l’amniocentesi, perché sapevo che qualunque fosse stato il risultato, io l’avrei tenuto. Era il mio bambino. Ma la paura, quella c’era. Lo confesso. Come c’è stato il sollievo di vedere che Giovanni non era down.

Ogni volta che lo guardo mi sento fortunata. Ma quando poi guardo Kelle, con Nella Cordelia o anche con Lainey, e la vedo sorridere, vivere una vita che appare sinceramente felice nella sua bella casa a Naples, in Florida, penso che la fortuna può essere un concetto relativo. Che lei sta dandomi/ci una lezione. Con pochi scatti e poche parole Kelle è arrivata dove decine di campagne progresso forse non arriveranno mai: è riuscita a far passare il messaggio provocatorio che

Down è bello

Senza nascondere la fatica e le difficoltà a cui pure si va incontro in casi del genere. Come quando, lo racconta Federica Cavadini oggi sul Corriere, la scuola non riesce a rispondere ai bisogni delle famiglie. Situazioni in cui spesso ci si ritrova soli a costruire spicchi di futuro per questi bambini.

E tra voi, chi combatte ogni giorno per bimbi come Nella Cordelia? Kelle ha usato una sua passione, la fotografia. Voi quali strategie mettete in gioco per vincere pregiudizi e ostacoli?

 

Articolo tratto da La ventisettesima ora

 

Cogitoetvolo