Guerra e pace

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Scriveva Mark Twain con sottile ironia: «Un classico è qualcosa che tutti vorrebbero aver letto ma che nessuno vuole leggere.» Paradossalmente, la sua provocazione è tanto più vera quanto più un classico è popolare.

Ogni parola spesa a favore di Guerra e pace suonerebbe superflua. Tutti ne hanno sentito parlare, molti lo hanno sfogliato con un certo timore in libreria, i più temerari hanno addirittura sbirciato l’incipit, ma davvero pochi possono vantarsi d’averlo letto per intero. Come certifica una stima del 2005 effettuata dall’Online Computer Library Centre, Guerra e pace occupa il 93° tra i libri più richiesti al mondo. Un dato indicativo su cui potremmo ampiamente disquisire.

È ormai appurato che di Guerra e pace circola un’immagine distorta: quasi macchinalmente lo associamo a un monumento imponente, ci sembra un romanzo fuori mano, smodatamente ponderoso, persino monotono. Solo quando riuscirà a scrollarsi di dosso quest’etichetta e a spogliarsi della veste che una lunga tradizione critica gli ha dato, Guerra e pace tornerà ad essere un romanzo fresco di passioni giovanili e amori profondi, carico di significati ancora da scoprire.

Guerra e pace è un viaggio nell’intimità dell’uomo, nelle sue paure più segrete e nelle sue gioie; è un viaggio dell’anima e della mente che schiude scenari nascosti. A lettura conclusa, pare impensabile che i personaggi siano soltanto creazioni del genio di Tolstoj; abbiamo imparato a vivere con loro in simbiosi, a conoscerne la fragilità e la purezza d’indole: non riusciamo ad ammettere che non siano mai esistiti. Poi ci rendiamo conto che il principe Andrej, Nataša, Pierre Bezuchov, Mar’ja Bolkonskaja, Nikolaj Rostov sono parte di tutti noi, rappresentano aspetti della nostra vita che ci riguardano da vicino: il principe Andrej, nella sua apparente inflessibilità, è uno spirito puro, proteso ad azioni troppo grandi, continuamente deluso dalla propria esistenza; Nataša, la fragile sognatrice, incarna la gioia di vivere; Pierre è l’eroe indecifrabile che scopre la felicità autentica in un vecchio contadino.

Le vicende del romanzo, com’è noto, abbracciano tre famiglie dell’aristocrazia russa dell’Ottocento: i Bolkonskij, i Rostov e i Kuragin, che si muovono sullo sfondo delle grandi guerre napoleoniche, dalla battaglia di Austerlitz alla spedizione in Russia del 1812. Ma Tolstoj ci offre molto più di un ritratto storico: riesce a fotografare, momento dopo momento, la mutevole sensibilità e le contraddizioni del popolo russo nel primo Ottocento. E per farlo non ha bisogno di scrivere un saggio, ma solo di evocare i sentimenti dei soldati alla vista dello zar o il travaglio dei personaggi che affrontano la guerra, necessità ineludibile ma anche e soprattutto “ebbrezza”, furore dionisiaco: nel campo di battaglia si infrangono i pensieri tetri, la linea che separa i due eserciti «dà un’esaltazione speciale, un gioioso nitore d’impressioni a tutto ciò che avviene»; e il soldato che muore, aggrappandosi a un filo d’erba, vede con chiarezza la vanità delle cose umane.

Tolstoj è l’unico scrittore capace di commuovere fino alle lacrime senza far leva sul patetismo, senza descrivere stragi, catastrofi, dolori insanabili; gli basta raccontarci una perdita al gioco o un’infantile dichiarazione d’amore.

Immergersi nella lettura vuol dire entrare in un mondo solo formalmente remoto da noi. Unico inconveniente: Guerra e pace richiede concentrazione e solitudine. Vale la pena superare le difficoltà in cui ci si imbatte nelle prime pagine per ritrovare i naturali ritmi di lettura.

Negli intenti dell’autore il romanzo doveva collocarsi accanto ai grandi poemi epici, come l’Iliade di Omero. E in effetti non soltanto per l’intreccio ben articolato dell’opera, per il carattere sublime dei personaggi, ma anche e soprattutto per la saggezza che traspare dalle sue parole, possiamo dire che Tolstoj raggiunse e il suo proposito e andò oltre.

Guerra e pace” è soprattutto un libro per i giovani: addita dei punti fermi a coloro che attraversano un periodo di transizione come l’adolescenza, arricchisce spiritualmente, offre spunti di riflessione sulla fede, sulla nonviolenza e sulla solidarietà, aiuta a comprendere le sfumature più inafferrabili del mondo e delle persone. Ma soprattutto è di grande compagnia: i personaggi di Guerra e pace (ce lo dice Eridano Bazzarelli, che ha avuto il coraggio di contarli) sono seicentotrenta, così tanti che potrebbero popolare un intero villaggio!

Insomma, il gioco vale la candela. E per concludere, riporto le parole del critico Pier Vincenzo Mengaldo: “Tutti i personaggi [di Guerra e pace]forniscono un profilo psicologico del comportamento umano di quel tempo, ponendo al lettore dei quesiti ai quali spesso è difficile rispondere. Cechov diceva: la letteratura deve porre domande, mai rispondere. E aveva ragione. Domande che possono cambiare il punto di vista del lettore costringendolo a riflessioni sul senso della vita e della storia. Io credo che chiunque sia dotato di un po’ di sensibilità non possa leggere Guerra e pace senza rivedere alcuni aspetti della propria vita.”

 

 

 

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Guerra e pace
Autore: Leone Tolstoj
Genere: Classici
Editore: Garzanti
Età minima consigliata: 16 anni
Pagine: 1817
Cogitoetvolo