Guerre e parole del mito

0

Greci e norenni, atletici eroi, abili nella guerra, maestri di spada. Già li abbiamo fatti confrontare con affondi e fendenti “letterari”.
Eppur sembra che questi personaggi abbiamo un aspetto, al di sopra degli altri, che li accomuna: sono guerrieri.

Che ne è dei mille altri aspetti dell’uomo? Possibile che solo le gesta dei condottieri siano degne di essere tramandate? A parte alcune eccezioni (che invito i cogitanti a segnalarmi) pare proprio che la mitologia greca e quella norenna siano incentrate sull’aspetto bellicoso della vita.

Esiste dunque una mitologia che dà risalto ad altri aspetti?
La risposta è: sì, esiste e si tratta della mitologia finnica, la cui opera principale è il Kalevala.

Le differenze già si notano nei racconti della creazione del mondo: mentre, come ben riassunto da Emanuele D’Ambrosio nel suo articolo del 28 novembre 2009, la creazione per i greci e i norenni è avvenuta mediante la conquista del potere ad opera dei Nuovi Dei sulle Forze Figlie del Caos e della Primordialità, secondo il Kalevala il mondo nacque da Luonnotar, divina fanciulla figlia dell’aria, che risvegliandosi dal torpore, procede alla creazione tramite azioni normali, non bellicose: stendendo la mano faceva nascere i promontori, dove si tuffava si creavano gli abissi marini, piegando il capo a terra dava spazio ai golfi. La narrazione della creazione testimonia l’entusiasmo di questa popolazione per l’erba che cresce e la primavera che arriva, insomma, per la vita.

Ma non finisce qui. I tre principali eroi del Kalevala – Vainamoinen, Ilmarinen e Lemminkainen – non risaltano per le loro prodezze con le armi, bensì, rispettivamente, per l’intelligenza, la tecnica e lo spirito d’avventura; ed è opportuno notare come le tre dimensioni in cui si collocano i tre massimi protagonisti del poema corrispondano all’homo sapiens (Vainamoinen), all’homo faber (Ilmarinen ) e all’homo ludens (Lemminkainen).

E quando arriva il momento dello scontro non s’incrociano le spade, ma si risponde verso a verso, come quando il giovane lappone Joukahainen vuole confrontarsi con Vainamoinen. Dice infatti lo sfidante:

Chi è il miglior nella magia,
più potente di memoria,
quello tenga pur la strada,
l’altro facciasi da parte;
sia tu pure Vainamoinen
il cantore sempiterno,
gareggiamo nel cantare,
cominciamo a dire i carmi:
sì che l’uno insegni all’altro,
faccia l’un coll’altro a gara.

Tra il piè veloce Achille e l’ornata parola del vecchio Nestore, è facile intendere a chi vadano le preferenze del poeta greco. Qui invece la vittoria è fatta di parole, di magie, di scongiuri, di abilità dialettiche e retoriche.

In Italia, e credo ovunque al di fuori della Findlandia, il Kalevala è poco conosciuto. Vale invece la pena di approfondirlo anche perché dal finnico è nato un altro linguaggio: le fatate parole degli elfi, il Quenya di Tolkien.

Bibliografia.
David Colbert: The magical worlds of the Lords of the Rings, Puffin Books, 2002, London.
Domenico Novacco (a cura di): Dei, eroi e cavalieri dell’età medievale, Gherardo Casini Editore, 1976, Roma.

Milanese da più generazioni, è ammalato di fantasy dalla tenera età di otto anni, quando si accostò a Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien. Ora sta concludendo la laurea specialistica in Bocconi, ma rimane sempre appassionato di giochi di ruolo e wargames. Si diletta col krav maga.