Guida agli Oscar 2018

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Pronostici e curiosità sugli Academy Awards.

L’attesa è finita: domenica 4 marzo, a notte fonda, scopriremo finalmente i vincitori della 90° edizione degli Academy Awards. La cerimonia si terrà, come da tradizione, al Dolby Theater di Los Angeles. La serata vedrà come presentatore il famoso comico americano Jimmy Kimmel, per il secondo anno consecutivo. La diretta della lunghissima cerimonia degli Oscar 2018 – che solitamente comprende anche un’ora abbondante di red carpet e interviste lampo alle star di passaggio – inizierà alle 22.50 (ora italiana) su Sky Cinema Oscar HD e in chiaro su TV8. Ovviamente il premio più atteso, quello per il miglior film, sarà l’ultima premiazione della serata. Le decisioni sono già state prese dai settemila membri dell’Academy: non ci resta che fare pronostici e preparare i pop-corn!

Altissima è l’aspettativa per The Shape of Water, ultima fatica del regista messicano Guillermo del Toro. La pellicola ha ottenuto ben tredici nominations, in seconda posizione tra i film che ne hanno avute di più nella storia: in prima posizione, con quattordici nominations, troviamo La La Land, Titanic e All About Eve (Eva contro Eva il titolo italiano). La pellicola si è già aggiudicata il Leone d’Oro al Festival del Cinema di Venezia, oltre a svariati premi tra i Golden Globe e i BAFTA. Appare tra i favoriti per la corsa al miglior film, ma soprattutto per il miglior regista. La favola gotica di del Toro è una storia sull’amore che supera ogni ostacolo, è un film di spionaggio, un omaggio al cinema hollywoodiano. Un film che incanta.

A tenergli testa, secondo la critica, c’è Three Billboards outside Ebbing, Missouri che ottiene solo sette nominations: “solo” perché si fa notare la sua assenza tra i candidati alla miglior regia. Spicca notevolmente Frances McDormand, la favorita come miglior attrice protagonista nei panni di Mildred, madre di una ragazza che è stata stuprata e uccisa ma su cui nessuno investiga più. È il simbolo di una donna forte, coraggiosa, decisa. Woody Harrelson e Sam Rockwell si prenderanno invece a pugni per la statuetta del miglior attore non protagonista. Three Billboard outside Ebbing, Missouri è un film di forte denuncia sociale, un film basato su grandi dilemmi morali e per questo merita la prestigiosa statuetta. La pellicola di Martin McDonagh ha scatenato una forte reazione nel pubblico: nelle scorse settimane abbiamo infatti visto vari manifesti nello stile del film a Londra, a Malta e in Florida. Segno evidente che non è un film da sottovalutare e da prendere alla leggera.

L’Italia sarà presente grazie al film di Luca Guadagnino Call Me by Your Name, con quattro nomintions, tra cui quella per miglior attore al giovanissimo Timothée Chalamet (classe ’95). Anche quest’anno abbiamo tra i candidati un film sull’omosessualità, dopo Moonlight, film vincitore della scorsa edizione. Ritroviamo Chalamet anche nel primo film di Greta Gerwig Lady Bird, con cinque nominations, film sull’adolescenza e sui conflittuali rapporti con i genitori. Gerwig è la quinta donna nella storia degli Academy a essere candidata alla miglior regia. Guadagnino non è l’unico rappresentante dell’Italia alla notte degli Oscar: candidata alla miglior scenografia per Blade Runner 2049 troviamo la friulana Alessandra Querzola assieme a Dennis Gassner.

Meryl Streep batte il suo stesso record arrivando alla ventunesima candidatura per la sua interpretazione in The Post, il quale ottiene solo due candidature, nessuna per il regista Steven Spielberg. The Post, dopo Spotlight, riporta l’attenzione sulla libertà di stampa, in un periodo dominato da fake news e censura (risale a pochi giorni fa l’omicidio del giornalista slovacco Jan Kuciak). Denzel Washington segna invece il record per la categoria maschile arrivando alla nona nominations per il ruolo in Roman J. Israel, Esq, ex aequo con Paul Newman e Spencer Tracy.

Particolare attenzione va posta sull’immenso lavoro di Mark Bridges, costumista di Phantom Thread: per il film ha dovuto creare un’intera linea di moda originale perfettamente coerente con le tecniche, i materiali e i gusti degli anni Cinquanta londinesi ma che non somigliasse a nessuna delle collezioni degli stilisti dell’epoca. Daniel-Day Lewis ha vestito i panni dello stilista Reynolds Woodcock immedesimandosi a tal punto da collaborare alla creazione dei costumi e decidere che abiti indossare in ogni scena. Lewis, pur avendo annunciato il ritiro dalle scene, ha realizzato in Phantom Thread la sua migliore performance e concorre per la statuetta del miglior attore. Inspiegabile la mancanza di Vicky Krieps, la protagonista femminile di Phantom Thread, che interpreta straordinariamente il ruolo di Alma nel testa a testa con Lewis.

Importante la candidatura di Jordan Peele per l’horror-comedy Get Out: se vincesse sarebbe il primo regista nero a vincere la statuetta per la miglior regia. Daniel Kaluuya è già stato premiato ai BAFTA come miglior stella emergente. Get out è un film al confine tra satira politica, horror e comedy: è un film divertente e provocatorio, una denuncia al razzismo strisciante (non solo americano) ma anche al rischio della passività della comunità afroamericana.

Anche due film storici concorrono per il miglior film: The Darkest Hour, con un Gary Oldman perfetto nei panni di Wiston Churchill che affronta la Seconda Guerra Mondiale nel cuore di Londra, e Dunkirk, ambientato dall’altra parte della Manica e che ci mostra le dirette conseguenze delle decisioni di Churchill sul miracoloso salvataggio delle truppe inglesi assediate a Dunkerque. Gary Oldman sembra il favorito tra gli attori maschili: famoso per le sue doti da trasformista, tra un eccellente trucco e parrucco e la passione che traspare dalle sue orazioni regala un’interpretazione davvero memorabile. Dunkirk invece è un lavoro colossale: le scene sono state girate sul vero campo di battaglia, con barche e aeroplani dell’epoca. La maggior parte delle riprese sono state girate con telecamere a pellicola IMAX 2D 15perf/70mm, la cinepresa a più alta risoluzione nel mondo, addirittura agganciandole sulle cabine di pilotaggio di aerei da caccia, rendendo le sequenze estremamente suggestive e realistiche.

Due grandi assenti a causa dello scandalo sulle molestie sessuali sono Kevin Spacey e James Franco: il primo dopo le accuse è stato completamente eliminato dal film All the Money in the World e sostituito da Charlie Plummer, che ha anche ricevuto una nomination come miglior attore non protagonista. Simile sorte per James Franco, considerato già vincitore per il suo ruolo di Tommy Wiseau in The Disaster Artist, il quale tuttavia ha ottenuto solo una candidatura per la miglior sceneggiatura non originale.

Probabilmente anche sul red carpet del Dolby Theater vedremo le celebrità di Hollywood sfilare con abiti neri per appoggiare la causa dell’organizzazione Time’s Up contro le molestie sessuali, nata in risposta al caso Weinstein, e il movimento #MeToo.

Come ogni anno ci saranno sicuramente delle sorprese; le decisioni dell’Academy sono spesso guidate da motivazioni politiche: fortissima ora è l’ondata femminista, ma negli ultimi anni si è vista anche una particolare attenzione verso le comunità nere (vedi la vittoria di Moonlight nel 2017 e 12 Years a Slave nel 2014). Speriamo se non altro che venga letta subito la busta giusta.

In attesa dei verdetti finali: buona visione!

Studio filosofia all'Università di Padova. Adoro leggere, scrivere, viaggiare, Kant, ma solo due volte mi sono davvero innamorata: la prima, quando sono salita su un palcoscenico per il primo spettacolo e ho deciso che avrei trascorso la mia vita in un teatro; la seconda, quando ho messo piede al festival del cinema di Venezia. Amo lasciarmi emozionare e turbare da quello che vedo, amo cercare il senso delle cose, delle azioni, delle parole. Come diceva De Filippo: "Il Teatro (e il Cinema, aggiungo io) non è altro che il disperato sforzo dell'uomo di dar un senso alla vita".