Hai una domanda? Falla su Quora!

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Arriva anche in Italia Quora, la piattaforma di domande e risposte che vuole alzare la qualità delle informazioni in rete.

 

Se vuoi informazioni, chiedile a Google.
Se vuoi spiegazioni, chiedile a Quora.

In pochi lo conoscono, ma dopo Google e Yahoo! Answer Quora è il miglior posto virtuale in cui fare una domanda. Le risposte però si ritengono più attendibili, perché a rispondere non è un algoritmo né una serie di nickname, ma persone con nome e cognome, a volte addirittura esperti.

Fondato nel 2009 a Palo Alto da due ex-colleghi di Zuckerberg, Adam D’Angelo e Charlie Cheever, Quora si propone di elevare la qualità delle risposte presenti online e di surclassare persino la notissima Wikipedia. Lanciato in beta nel 2010 oggi conta 190 milioni di utenti attivi al mese e da pochissimo è sbarcato anche in Italia. Lo scorso maggio infatti è stata inaugurata una versione beta in italiano, con contenuti offerti anche da scienziati, insegnanti, manager, politici e giornalisti.

Ma come funziona? Semplice, basta porre una domanda e lasciare che gli utenti rispondano. Rigorosamente vietate frasi come “Lo cerco su Google” o “Cercalo su Google”, immediatamente eliminate dai moderatori del sito. Perché Quora vuole garantire l’affidabilità delle risposte e per farlo non solo ha progettato un sistema di feedback tra utenti, ma obbliga anche gli stessi utenti a iscriversi con il loro vero nome, un incentivo a essere onesti.

«La mission di Quora è quella di condividere e accrescere la conoscenza nel mondo» afferma Adam D’Angelo «per questo stiamo costruendo una piattaforma dove le persone possono condividere ciò che sanno riguardo milioni di argomenti». E per farlo non bisogna per forza essere esperti, si possono dare e chiedere consigli sui migliori ristoranti napoletani di Milano, sulle spiagge più belle della Sardegna, sul computer più conveniente da comprare. L’imperativo è sempre lo stesso, il mantra del web 2.0: condividere, quello che sai e quello che vorresti sapere.

Si ripresenta però la spinosa questione riguardo all’attendibilità delle informazioni su Internet. Hanno già scritto in molti a proposito delle diagnosi catastrofiste di Google sui “leggeri mal di testa” o delle foto di personaggi famosi spacciati per poliziotti uccisi da immigrati brutti e cattivi per suscitare clamore. C’è da dire che fin troppe persone si affidano ai motori di ricerca come se fossero degli onniscienti Dalai Lama. Ma su Quora si parla di condivisione di esperienze, conoscenze, trucchetti e suggerimenti, insomma nulla di Zarathustriano, un semplice scambio d’opinioni. Certo, la risposta dipende anche da chi scrive e dalla difficoltà della domanda. Per dirla in altre parole, l’attendibilità della risposta va valutata caso per caso, è chiaro che chiedere “quali sono i migliori Sushi di Firenze?” non equivale a domandare “se ho una fitta al lato destro della pancia cosa devo aspettarmi dall’ecografia?”.

Io penso che la cultura, quella con la C maiuscola, nasca prevalentemente fuori dal web – nelle scuole, nelle università, nei laboratori di ricerca, etc. – ma il web può aiutarci a diffonderla. Il fatto che sempre più persone abbiamo libero accesso alla conoscenza con un semplice clic è un grande traguardo della civiltà. Certo, avremmo bisogno di gatekeepers assetati di sangue a controllare ogni singolo bit di informazione in cerca delle bufale, magari arriveremo anche a quello, per il momento possiamo solo affidarci alle fonti multiple e al double o triple check.

Luoghi virtuali come Quora vanno incentivati, sponsorizzati, ringraziati, perché, al di là delle fandonie che ci sono sempre state e sempre ci saranno, forniscono alla conoscenza più canali per espandersi nel tessuto sociale. E quando la conoscenza cresce e si diffonde è sempre una bella notizia.

Susanna Ciucci

Nata a Milano, laureata in Lettere Moderne e in Media Management, frequento il Master in International Screenwriting and Production all’Università Cattolica. Credo fermamente nel potere delle parole. L'ottimismo e l’inestinguibile voglia di dire la mia mi hanno portato ad aprire un blog “Outside the box. Pensare oltre”. E, dulcis in fundo, ho appena tirato fuori dal cassetto il mio primo libro, DISEGNI TRA LE NUVOLE (L'Erudita, 2016), una raccolta di racconti che vuole tenervi "col naso all'insù".