Harry Potter e la maledizione dell’erede

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L’ottavo capitolo della saga di Harry Potter ci riporta indietro nel tempo, ed è dal passato che possono derivare pericoli inaspettati.

19 anni dopo la Battaglia di Hogwarts e la clamorosa vittoria di Harry Potter su Voldemort, il maghetto più famoso del mondo è diventato Direttore dell’Ufficio Applicazione della Legge sulla Magia, marito e padre di tre figli. Le sfide che la vita gli presenta, adesso, non sono più semplici che in passato: il suo secondogenito Albus soffre il peso delle aspettative che il mondo ha nei confronti di un Potter, e il passato sembra essere sul punto di ritornare. Quando Albus decide di provare il gusto dell’avventura, ne deriva un intreccio tra passato e presente che potrebbe portare a conseguenze irrimediabili. Ma ancora una volta sarà l’amore tra padre e figlio,  l’amicizia tra Harry e i fedeli Ron ed Hermione, il legame tra Albus e Scorpius, suo unico e migliore amico, a riportare il presente all’equilibrio faticosamente conquistato 19 anni prima.

Con l’ottavo capitolo della saga, “Harry Potter e la maledizione dell’erede”, siamo ben lontani dai romanzi cui la Rowling ci aveva abituati. I protagonisti sono gli stessi di 19 anni fa, arricchiti da qualche new entry della nuova generazione, ma la formula è decisamente diversa: si tratta, questa volta, dello scriptbook dell’omonimo spettacolo teatrale, già andato in scena a Londra, scritto da John Tiffany e Jack Thorne, in collaborazione con J.K. Rowling. Addio alle descrizioni di ambienti, paesaggi e stati d’animo. C’è spazio solo per i dialoghi tra i personaggi, mai come prima in tutta la saga. Ne deriva una trama che emerge dalle parole dei personaggi, e una ricostruzione del loro carattere, soprattutto quello dei nuovi personaggi, totalmente affidata alle loro parole e alle loro azioni.

Nonostante la modalità “copione teatrale”, il romanzo va via tutto d’un fiato, e l’impronta della Rowling è inconfondibile, laddove il ritmo degli eventi è serrato, e i colpi di scena sono inaspettati.

Il merito più grande della storia è quello di avere trovato un equilibrio tra passato e presente: ai vecchi personaggi, in una veste meno eroica e più responsabile, si affiancano i nuovi protagonisti: Albus Severus Potter, Scorpius Malfoy, Rose Granger-Weasley e Delphi Diggory. Il vero piacere è quello di riimmergersi in un mondo che credevamo ormai dimenticato per sempre, e che invece non vede l’ora di riemergere dal passato, complice una GiraTempo che è il fulcro di tutta la storia.

Albus Potter decide di volersi riscattare dalla sua insignificante adolescenza, ben lontana da quella del padre, dimostrando a tutti quanto sia coraggioso, e allora la storia riparte dalla morte di Cedric Diggory, il ragazzo che, con l’aiuto di una Giratempo, Albus e Scorpius vogliono riportare in vita. Da qui, una spirale di eventi che ruota tutta attorno a un principio: niente del passato si può cambiare, se non modificando inesorabilmente il futuro. Ciò può volere dire cambiare la storia, con il rischio di sprofondare in un mondo di tenebre e male. Solo i valori cui la Rowling ci ha abituati – l’amore e l’amicizia – riusciranno a ricomporre il presente.

Siamo ben lontani dalle storie precedenti. “Harry Potter e la maledizione dell’erede” è un’opera meno avventurosa, e più intimista, incentrata sui rapporti umani tra padre e figlio – Albus ed Harry sono convinti di non avere nulla in comune, e non riescono a comunicare, ma alla fine scopriranno di essere più simili di quanto credono – e tra amici – Albus e Scorpius, figli di eterni nemici, che provano a ricucire gli strappi del passato tra i genitori. In particolare, Scorpius si rivela forse il personaggio più interessante: un mix tra la studiosa Hermione Granger e il buffo Ron Weasley, con un cuore estremamente buono.

L’avventura, forse, è un po’ ridondante. Sembra che la storia sia alla ricerca, a tutti i costi, di nuovi pericoli da affrontare, e per trovarli si rifugia in un passato ben diverso dal presente, tanto tranquillo. Solo la seconda parte della storia ha una marcia in più, laddove l’intreccio tra passato e presente diventa davvero significativo e pericoloso, ed entra in gioco quell’erede maledetto del titolo, sulla cui identità il lettore s’interrogherà sin dalle prime pagine.

Nel complesso, il libro piace a chi è cresciuto insieme al maghetto, perché è un’occasione per ripiombarsi nel magico mondo di Harry Potter, e la nostalgia riaffiora in tutte le rievocazioni del passato, fino a pensare “io c’ero”! Non è un trampolino per la nona storia, perché in fondo la saga non va avanti: la GiraTempo trascina i personaggi in contesti già vissuti, e il futuro, alla fine della storia, resta immutato.

“Harry Potter e la maledizione dell’erede” è un omaggio a chi c’è sempre stato e a chi ha sempre temuto l’arrivo della fine, quella vera, della storia. Ma il tempo per l’avventura è passato, i buoni hanno vinto,  e i cattivi sono solo un ricordo.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Harry Potter e la maledizione dell’erede
Autore: John Tiffany, Jack Thorne, J.K.Rowling
Genere: Avventura
Editore: Salani
Età minima consigliata: 13 anni
Pagine: 357
Rossella Angirillo

Laureata in Giurisprudenza, ho sempre affrontato la vita con intraprendenza e determinazione: è difficile distogliermi da un mio obiettivo e non mi spaventano le nuove sfide. Tra codici e sentenze, nel tempo libero accontento la mia parte sognatrice: sono molto riflessiva, e mi piace affidare alla scrittura tutti i miei pensieri.