Ho capito che cosa è l’amore

0

Un giorno stavo pranzando con un mio amico. Tra un morso e un altro ai nostri panini, comprati al volo per sfruttare al meglio la pausa che avevamo prima che i corsi universitari ci assalissero con tutta la loro forza, mi chiese: “Ma secondo te che cos’è l’amore?”. All’inizio rimasi un po’ perplesso. Non riuscivo a capire il perchè di quella domanda, posta all’improvviso. Non sapevo cosa rispondere, così su due piedi. Tuttavia volevo provarci, perchè lui sembrava così spontaneo e sincero da meritare almeno un tentativo, seppur superficiale o incompleto. Allora pensai alla Francia, ai cioccolatini, ai fiori. Alle dichiarazioni d’amore smielate, alle canzoni dedicate, al romanticismo. Alle mille frasi scritte, riscritte e strascritte, ai Baci Perugina, a San Valentino, e a qualsiasi altra cosa che potesse anche vagamente ricordare l’idea di amore che di solito si può avere. Nonostante i miei sforzi, però, non riuscii a trovare una risposta convincente. Dissi semplicemente: “Beh, è quando due persone si vogliono bene, suppongo…”, ma vedevo nei suoi occhi scrutanti un certo senso di insoddisfazione. Era effettivamente una risposta fin troppo banale. La cosa finì lì, e i corsi cominciavano a diventare sempre più l’unico pensiero per cui valesse la pena utilizzare quel po’ di energie rimaste per andare avanti.

Dopo un’estenuante giornata, tornai a casa distrutto. La domanda del mio amico sembrava ormai alle spalle, e la stanchezza era talmente tanta che, dopo essermi cambiato, tutto ciò che riuscii a fare fu buttarmi sul divano, vicino ai miei genitori, in attesa della cena. Che puntualmente arrivò. Tutti a tavola: mangiammo a sazietà, come se le nostre disavventure, più o meno pesanti per tutti e tre, non fossero mai esistite ed esistesse ora solo quel bel piatto caldo sul tavolo. Dopo cena, i miei genitori decisero di fare insieme i piatti: vicino al lavello, tra il liquido per i piatti e le varie spugnette, comprate e posizionate rigorosamente in base alla quantità di sporco presente sui vari piatti e bicchieri, passarono tutto il tempo a ridere e a scherzare, e a prendersi in giro. Tutto questo, dopo una giornata stressante, dopo più di 25 anni di matrimonio e in un contesto non certo romantico come quello di un lavello pieno di piatti sporchi da lavare con cura. Allora finalmente mi resi conto di avere la risposta a quella domanda proprio di fronte a me. Capii che cosa volesse dire la parola amore: altro che contesti romantici, fiori, cioccolatini, canzoni e roba varia… Vedere una scena come quella mi fece sentire felice. In effetti, era tutto ciò di cui avevo bisogno per poter dire a me stesso: “Aldo, sei un ragazzo fortunato!”.

Da quel giorno, trovai un motivo in più per essere felice. Un motivo in più per svegliarmi la mattina ed affrontare qualsiasi giornata o qualsiasi difficoltà. Un motivo in più per sorridere e far sorridere gli altri, se ne hanno bisogno. Un motivo in più per andare via e soprattutto uno in più per tornare a casa. Per poter vedere ancora una volta quella scena. Per poter capire una volta di più. Per poter urlare, dal profondo del mio cuore ma senza farmi sentire, quanto voglia bene ad entrambi. Perchè il tempo può portarti via tutto: soldi, salute, interi album di foto… Può anche portarti via le persone che ami… Ma non i ricordi, non quelli veri. Non quei momenti in cui sai di aver toccato con mano la felicità, di averla vista passare per un momento mentre ti mostrava un affascinante sorriso. Non quei momenti in cui sai di aver visto l’amore vero. Questi gesti rimangono per sempre, indelebili. Non hai bisogno di altro.

La mattina dopo, incontrai di nuovo quel mio amico. Stranamente, ci sedemmo esattamente allo stesso posto del giorno prima, indossavamo gli stessi vestiti e stavamo mangiando lo stesso panino. C’era, però, qualcosa di diverso, totalmente diverso. Gli dissi: “Amore vuol dire prendersi in giro mentre si lavano i piatti”. Il mio amico mi guardò strano, come se avessi detto qualcosa che non avesse assolutamente senso.
“Eh? Ma che vuol dire?”
“Non c’è niente da capire, amico mio, proprio niente.”
“Mah, sarà…”

Ci salutammo subito dopo aver finito, ancora una volta, il famoso panino pre-corsi. La sua insoddisfazione era ora diventata un enorme punto di domanda, un enigma che non sembrava avere risposta. Eppure, lui sembrava capire dai miei occhi colmi di gioia che ero assolutamente sicuro di ciò che avevo detto, ed estremamente certo della potenza e della verità della mia frase. E che sarei morto pur di portarla avanti come scudo col quale difendersi, come spada con la quale colpire e come elmo col quale coprire gli occhi, ma mai il cuore.

Cogitoetvolo