Homo faber mortis suae

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Una legge in Olanda dà il via libera alla morte fai-da-te. Un capovolgimento paradossale che stravolge completamente la visione dell’esistenza.

L’ultima novità legata al fine vita viene dall’Olanda, paese che ha già sdoganato l’eutanasia, l’eutanasia infantile e il reato di pedofilia. I ministri della Salute hanno proposto all’Aja una nuova fattispecie di eutanasia. In sostanza, chiunque ritenga “completata” la sua vita potrà accedere alla morte medicalmente assistita.
Questo provvedimento, di fatto, rende il suicidio non più una scelta drammatica che è indubbiamente manifestazione di un dolore profondo e radicato in chi decide di porre fine alla sua vita, ma addirittura un’opzione che viene incoraggiata dallo Stato stesso. Il valore positivo della vita viene sostituito con la logica del “morire è meglio”. Un capovolgimento paradossale che stravolge completamente la visione dell’esistenza. È chiaro ed evidente che il disegno tracciato dall’Olanda segna e segnerà un precedente che potrebbe essere preso a modello da altri paesi europei e non, per avviare il processo di legalizzazione della bella morte.

La morte non è più fonte di terrore, non è più lo scheletro con la scure rappresentato nei dipinti lungo i secoli, non è più l’estremo confine naturale della vita stessa, ma arriva persino a sostituirsi ad essa come possibilità, scelta legittima e legittimata. Potremmo declinare così, in maniera nuova, quella celeberrima frase attribuita a Machiavelli, autore de Il Principe: homo faber mortis suae, non più fortunae. Cioè, non è più in gioco il destino, l’esistere come cammino avventuroso verso sentieri nuovi, non c’è più senso di meraviglia, di stupore per le piccole cose. Viene cancellato anche il carpe diem di Orazio che nostalgicamente invita a godere della vita. Questa morte opzionale copre, toglie, annulla, annienta, distrugge tutto e non lascia niente, toglie dignità alla sofferenza ed alla speranza.

Alla lotta di chi si aggrappa con tutte le forze anche ad una debole certezza che morire non è mettere un punto, non è un completamento, ma un passaggio. Siamo sicuri che togliere all’uomo l’ultima barriera tra il confine del conosciuto e l’ignoto sia la soluzione all’ansia spasmodica di questa società che vuole il controllo assoluto sul mondo? Siamo certi che il nostro desiderio sia che la morte sia più forte della morte?

E cosa direbbe Cesare Pavese, congedatosi da questo mondo lasciando un bigliettino in cui era scritto: «Perdono tutti e a tutti chiedo perdono»? Forse che morire è davvero così facile, smart ed indolore?

Valentina Ragaglia

Classe '91. Dottoressa in lettere moderne. Scrivo su diversi siti e portali online di informazione occupandomi di politica, cultura, attualità. Amo la mia terra, la Sicilia, perfetta sintesi poetica di assonanze ed ossimori. Adoro i gatti, il gelato, acquistare e leggere libri. Il mio motto è: «La bellezza nasce dai limiti, sempre.»