Hugo Cabret

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Un film di Martin Scorsese. Con Asa Butterfield, Chloe Moretz, Ben Kingsley, Jude Law e Sacha Baron Cohen. Sceneggiatura: John Logan dal romanzo The Invention of Hugo Cabret di Brian Selznick. Produzione: GKFILMS,INFINITUM NIHIL. Produzione: USA 2011. Durata:125 Min. Uscita venerdì 3 febbraio 2012

Dopo la morte del padre orologiaio, il piccolo Hugo Cabret vive nascosto tra passaggi e stanze segrete di una delle grandi stazioni di Parigi, occupandosi dei molti orologi dell’edificio. Un giorno la sua strada si incrocia con quella di un anziano venditore di giocattoli meccanici; quello che Hugo ancora non sa è che si tratta del dimenticato maestro del cinema delle origini Georges Méliès. Mosso dalla volontà di svelare un mistero lasciato da suo padre, Hugo finirà per riportare alla vita il vecchio maestro e i suoi capolavori…

Ciascun artista, prima o poi, avverte sempre più viva l’esigenza di rendere omaggio alla forma d’arte alla quale ha consacrato la propria esistenza. Il risultato può, di primo acchito, lasciare spiazzato il fruitore dell’opera d’arte: come si può, ci si chiede, celebrare il pittore con la pittura, il teatro con il teatro, il cinema con il cinema?

Eppure, Van Gogh si consacrò con numerosi autoritratti e Pirandello dedicò numerose opere teatrali alla riflessione sul teatro, trasformando i propri attori in spettatori di un’ulteriore rappresentazione teatrale. Realtà e finzione in tal modo si scambiano le parti, si alternano e si mescolano, cosicché diventa difficile distinguerle.

E Martin Scorsese, con il suo ultimo film, si serve di una storia elaborata da Selzink Brian per portare sugli schermi un’avventura commovente, avvincente e affascinante, riuscendo a celebrare la nascita e le prime glorie del cinema attraverso un armonioso e sapiente utilizzo delle più moderne tecniche di ripresa.

In un’atmosfera fumosa di una stazione ferroviaria parigina degli anni 30’, in un universo fatto di ingranaggi e meccanismi perfettamente oleati di enormi orologi, si aggira un bambino.

Il suo obiettivo principale non è tanto riparare un misterioso automa, unico oggetto ereditato dal padre, ma piuttosto capire quale sia il suo posto nel mondo. Hugo infatti è convinto, abbracciando una filosofia molto affascinante, che il mondo sia un unico e complesso meccanismo. E come una macchina ha, al suo interno, l’esatto numero di pezzi perché funzioni alla perfezione, così anche gli esseri umani hanno un preciso compito, uno scopo, una funzione da scoprire.

E questo straordinario bambino con la sua intelligenza, la sua caparbietà e perseveranza riesce a riscattarsi dalla povertà e dalla terribile solitudine in cui era precipitato a seguito della morte del padre. A questo punto Scorsese si abbandona ad un’appassionata rievocazione degli albori del cinema, che viene enfaticamente definito come l’unico modo per veder realizzati i propri sogni, uno strumento per uscire dalla propria solitudine, per dimenticare, anche solo per pochi istanti, la concretezza di un presente sospeso tra due terribili guerre.

Il messaggio che vuol trasmettere il regista può essere duplice: in un’epoca, come la nostra, di profonda crisi finanziaria ed esistenziale, in un mondo decadente e caotico in cui risulta quasi impossibile ascoltare persino i propri pensieri, Scorsese ci riporta alle gioie e all’essenzialità di un cinema primordiale, muto, dove il divertimento degli spettatori era suscitato solo dalla meraviglia degli effetti speciali, dagli incantevoli scenari e da una accentuata mimica facciale, dalla possibilità di vedere rappresentate su uno schermo le immagini più fantastiche, come un razzo che colpisce l’occhio di una luna sorridente.

Ha voluto poi sottolineare come, nonostante l’evolversi delle tecniche cinematografiche, l’essenza del cinema sia rimasta sostanzialmente immutata: intrattenere, meravigliare, far sognare. E così come i primi spettatori urlarono spaventati davanti al primo cortometraggio proiettato dai fratelli Lumière vedendo un treno entrare in una stazione e temendo di rimanere travolti, così gli spettatori di oggi rimangono senza fiato vedendo il treno di Scorsese volar fuori dallo schermo, grazie alla magia della terza dimensione.

Un film essenziale, appassionante, che senza ombra di dubbio merita fino in fondo le undici candidature al premio Oscar.

 

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Amo studiare le lingue straniere, ascoltare musica, viaggiare e, naturalmente, leggere. Amo in particolare i classici del passato, poiché sono convinta che solamente conoscendo il pensiero di chi ha vissuto prima di noi, possiamo capire e interpretare nel modo migliore il mondo in cui viviamo.