I bambini del 25 aprile

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Dove ci troviamo? Viviamo un tempo in cui il ricordo non basta.

Chissà quanti bambini nasceranno oggi.
La loro carta di identità indicherà per sempre il 25 aprile. Il loro compleanno cadrà sempre il giorno del ricordo della liberazione.
Il 25 aprile 2045, ovvero 100 anni dopo il 1945, questi bambini saranno uomini di 27 anni, saranno già laureati e probabilmente lavoreranno.

Ma quale mondo eredita la generazione del 25 aprile?
Un bambino va a scuola. Ha tanti compagni di classe, tra cui spicca Mohamed, il ragazzo che viene dall’Africa. Per il bambino, Mohamed è un amico, un possibile compagno di giochi o di merenda. Invece per i genitori del bambino, Mohamed è il bambino diverso, quello da evitare se possibile.
“Piccolo, non dar confidenza a Mohamed: non è italiano, non è come noi!”

Un bambino accende la TV. Ma quando il papà cambia canale per guardare il TG, il bambino si lamenta perché al TG si vedono solo cose brutte. Meglio i cartoni animati!
“Perché litigano tutti? Perché si vedono i morti?”

Il bambino nasce in un mondo di odio, un mondo nel quale non sono palesati pubblicamente amore e rispetto. I valori della fratellanza sono la maschera dell’egoismo che coinvolge le diverse classi sociali. Il bambino nasce in un mondo che, dopo diversi decenni dalla liberazione, ha preferito tornare nel buio, per farsi incatenare ad un passato tenebroso e per niente accattivante.
Il problema di oggi è che non sappiamo leggere la storia. E bisogna saper leggere per scrivere qualcosa di nuovo. Se non sai leggere, al massimo, puoi ricopiare. E il passato ci obbliga ad avere giornate come il 25 aprile. Una liberazione è necessaria solo se qualcuno ti opprime.

Oggi l’oppressione non arriva da chissà quale Stato, moneta o massoneria, ma arriva da quell’odio che sta tornando a governare. Basti guardare i rapporti tra tutte quelle che sono le forze antifasciste che, il 25 aprile litigano per un corteo che dovrebbe unire, non dividere.
La riflessione sulla storia, sugli accadimenti del passato e sulla strada da intraprendere per il futuro, va fatta in circostanza pacifiche. Dialogo e ascolto devono sempre essere alla base del confronto. Eppure i bambini del 25 aprile sono nipoti della generazione che ha combattuto. Può un nonno non riuscire a trasmettere i valori ad un nipote? È cambiato così tanto il mondo? Sarà un mondo così tragico quello che dovranno affrontare i 27enni del 2045?

Auguriamoci di no.

Francesco Pirrotta

Sono uno studente di ingegneria. Amo la matematica, la lettura, la scrittura, l'attualità, lo sport e la politica. Sono un sognatore: sto coi piedi per terra, ma con gli occhi all'insù. La penna, per me, è solo uno dei modi che ho per migliorare il mondo.