I forzati del divertimento

0

Lo scorso 7 settembre è stata pubblicata una lettera sul Corriere della Sera di una ragazza, Bianca, 16 anni, che racconta la sua esperienza sull’isola di Ios. Questa isola è l’ultimo grido in fatto di vita notturna e party, è il paradiso dei giovani che provengono da ogni dove, che fanno festa tutta la notte e dormono di giorno.

Così Bianca inizia il suo articolo.
A Ios, si va per star fuori fino a tardissimo e per conoscere nuova gente. Io sono tornata a casa con gli amici con cui ero partita e l’indirizzo facebook di un australiano che faceva il butta-dentro al My Way, uno dei bar dell’isola. E basta. Fuori fino a tardissimo, però, è stata la regola. La spiaggia l’ho vista il primo e l’ultimo giorno. Dieci giorni a ballare o ad aspettare che si iniziasse a ballare. Alla fine odiavo quell’isola.

Come è arrivata a dire questo?
Ne è sorto il dibattito e il giorno successivo una giornalista ha scritto un articolo commentando la lettera di Bianca. L’incipit della risposta è ancor più crudo della lettera di Bianca.
Non si può essere così scemi, nemmeno a 16 anni. Non ci si può lasciar rovinare le vacanze come ha fatto Bianca, (…). In spiaggia a fare il bagno? Mai. Mangiare? Quasi mai. Visitare l’isola? Nemmeno a parlarne. Conoscere nuovi amici? Escluso, perché alcol e musica a palla non favoriscono la comunicazione.
In cambio spossatezza perenne (…) e gente ubriaca in giro all’alba a vomitare l’anima. Bianca scrive che seguiva l’orda (…) succube del cugino ventenne che dava il la.

La giornalista poi, e a buon diritto secondo me, s’interroga, anzi punta il dito sulla famiglia di Bianca. Perché i genitori l’hanno lasciata andare lì? Per di più fornendole soldi per permetterle di uscire ogni sera! Questo è, però, l’argomento per un altro articolo.

Ma la domanda di prima è rimasta in sospeso: come si fa ad odiare l’isola dei divertimenti?
Secondo me il motivo lo si trova in un’affermazione che Bianca fa poche righe più sotto nello stessa lettera.
Non c’è tempo di fare niente perché bisogna ballare. Divertirsi.
La parola chiave è "bisogna". Devi divertirti. Sei obbligato a farlo. Altrimenti sei uno – perdonatemi – uno sfigato. Che ci sei venuto a fare qui? I tuoi ti danno i soldi e tu non li spendi?
Voleva conoscere nuove persone: un amico in più su Facebook, il risultato.

Questa ragazza si è scottata e la sua è una testimonianza preziosa che grida questo messaggio: non c’è bisogno di esagerare per divertirsi.
Può essere un consiglio per chi progetta un’estate a Ios e contemporaneamente una buona notizia per quelli che, magari, pensano di non potersi divertire perché, invece, non ci vanno.

E quindi, come ci si può divertire?
E’ sempre lei a proporre una soluzione.
Io lavorerei un mesetto. Di giorno lavoro, la sera esco. E poi ho i soldi per pagarmi una vacanza. I miei amici in campagna lavorano tutti. E li vedo più felici.

Felicità, che, se ci pensiamo bene, non corrisponde necessariamente e sempre al divertimento.

Ecco i due articoli del Corriere:
Tra i forzati di Ios. Si balla dalle 3 alle 8. È meglio lavorare, parola di sedicenne
Le notti da sballo degli adolescenti e i genitori assenti

 

Milanese da più generazioni, è ammalato di fantasy dalla tenera età di otto anni, quando si accostò a Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien. Ora sta concludendo la laurea specialistica in Bocconi, ma rimane sempre appassionato di giochi di ruolo e wargames. Si diletta col krav maga.