I giovani non sognano (di) più.

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Ho letto la dichiarazione del filosofo Nicola Abbagnano, il quale ha affermato che i giovani non sognano più e questa è una fortuna, perché le soluzioni felici e durature non derivano dall’utopia, ma da mentalità fredde e realistiche.
E ho fatto queste riflessioni…

Era un freddo pomeriggio invernale e il ragazzo se ne stava sdraiato sul suo letto a sognare il suo futuro. La pila dei libri da studiare lo attendeva sulla scrivania, ma lui rimaneva a sognare. Non pensava che stesse inutilmente perdendo tempo, ma anzi attribuiva a quel momento un’importanza tale da poter fare attendere la storia, il latino e perfino la letteratura. Stava sognando. Stava sognando qualcosa di grande; forse qualcosa di utopico, sì, ma questa è quasi sempre la caratteristica specifica dei sogni. Si immaginava già mentre stringeva tra le mani l’oscar come migliore attore, quando il rumoroso aprirsi della porta lo fece ritornare alla realtà.

– Che stai combinando? – era il professor Abbagnano – perché non studi invece di perdere tempo?
– Sto sognando, signore.
– Ah… stai sognando! Non sai che l’utopia è un ostacolo alla ricerca di soluzioni felici e durature? E per di più tu sei solo un ragazzino. I giovani non sognano più! Vai a studiare. – E chiuse la porta.

I giovani non sognano più? Si fa presto a dire "giovani" e si fa presto a dire “i giovani non…”. Stando alle innumerevoli sentenze riguardanti le giovani generazioni, sembrerebbe che nella nostra epoca i ragazzi non sognano, non pensano, non hanno sentimenti, non scrivono, non dipingono, non mangiano, non dormono e forse non respirano. Ma si può davvero vivere senza avere un sogno?

Il filosofo Nicola Abbagnano sostiene che l’assenza di sogni nei giovani sia una fortuna perché l’utopia non è affatto un aiuto. Il nostro umile parere purtroppo è contrario. Non solo riteniamo, infatti, che i sogni stimolino la creatività e rendano più dolce l’impervio percorso verso una meta prestabilita, ma riteniamo anche e soprattutto che il giovane del ventunesimo secolo, così come quello del Pleistocene, sia un acuto sognatore; anzi il sognatore per eccellenza!

Oltretutto la possibile meta prestabilita coincide proprio con il sogno di un ragazzo, e di un uomo in generale. Avete mai riflettuto sul perché della domanda “cosa vuoi fare da grande”? Un adulto non chiede ad un bambino, prima, e ad un ragazzo, dopo, cosa voglia fare da grande perché è davvero interessato alla risposta, o perché muore dalla curiosità di saperlo. E tanto meno lo fa perché è una domanda scontata e tradizionale. Piuttosto vorrebbe che quella stessa domanda fosse rivolta anche a lui. “Cosa vuoi fare da grande” è infatti una domanda che stimola, che abitua a sognare e che rivela come nemmeno un adulto smetta di farlo. Figurarsi allora se i giovani possano non sognare!

Signor Abbagnano, siamo certi che anche lei ha sognato di diventare filosofo un giorno. E siamo certi che l’uomo non smetterà mai di sognare, perché il sogno abita una natura umana che non può coincidere solo con i limiti di una mentalità fredda e realistica. Noi non conosciamo ragazzi che incarnano questa mentalità. Conosciamo piuttosto piccoli uomini sognatori, romantici, presi dalla ricerca di un sogno che possa alimentare la loro esistenza. Davvero le “soluzioni felici e durature” derivano solo da mentalità fredde e realistiche? Ma la bellezza, l’arte, la poesia non vi sembrano forse realtà felici e durature? E si può avere bellezza senza prima averla sognata? Questo, dunque, vuol dire che l’arte si estinguerà perché i giovani non hanno più la capacità di sognare? Ma stiamo parlando di giovani. E i giovani «sono fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni».

 

Studentessa in fuga dalla noia, non è un intellettuale, non è un artista. Ha solo una connessione internet.