I love shopping

0

Se Sigmund Freud, il fondatore della psicoanalisi, fosse vissuto in questi anni probabilmente avrebbe assentito alle tesi sostenute dal giornalista Vance Packard. Egli afferma, basandosi sui risultati di una inchiesta psichiatrica condotta nel Middle West, che l’acquisto di beni nuovi e spesso superflui è solo una ricerca di conferma del potere personale di chi compra.
L’irrefrenabile voglia di acquisto è un fenomeno ormai largamente diffuso in tutti i paesi del mondo occidentale: fin dalla prima infanzia entra a far parte del nostro stile di vita, influenzando una buona parte della nostra esistenza e giungendo, a volte, a condizionarla quasi totalmente.
Nei paesi più sviluppati sentiamo spesso il bisogno di sfoggiare le griffe più alla moda, che ci fanno sentire parte di un gruppo. Il bisogno di appartenenza non è soltanto un fenomeno temporaneo dell’adolescenza, ma è anche una costante ricerca della approvazione degli altri. Il raggiungimento della arrogante consapevolezza che è possibile ottenere tutto ciò che vogliamo.

Basta davvero possedere un capo firmato per avere un ruolo nella società? È questa la consapevolezza che, in fin dei conti, si rispecchia anche nel mondo dei teenager e dei bambini. Proprio ai più piccoli si comunica spesso l’idea che “come calmante del pianto o del capriccio”, basta un nuovo giocattolo o una merendina; in questo modo questi “consumisti in erba” riescono ad ottenere dai genitori tutto ciò che desiderano.

Vi è anche chi invoglia il consumatore a diventare responsabile nei suoi acquisti immettendo nel mercato i prodotti biologici, incoraggiando così la scelta di quei prodotti che rispettano l’ambiente ed aiutano una parte del mondo in difficoltà.
Gli esperti chiedono di guardare ai paesi in via di sviluppo come esempi di economia rispettosa del delicato equilibrio ambientale: “ma se è vero che gli Stati Uniti consumano e sprecano in modo sproporzionato; se guardiamo ai totali invece che all’inquinamento pro capite, già oggi il mondo occidentale da un lato e il resto del mondo dall’altro, inquinano l’atmosfera a metà”.

Crollato dunque anche questo muro, il consumatore potrà comprare senza remore forte del fatto che in realtà è il nostro alter ego a guidarci.
Su questo probabilmente anche Freud, in qualche modo, sarebbe stato d’accordo con noi.

Cogitoetvolo