I migliori anni della nostra vita?

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Venezia, 19 luglio, festa del Redentore. Durante una sorta di  rave party non autorizzato sul lido della città lagunare, una sedicenne di Rovigo acquista  assieme a due amiche coetanee una dose di “polverine”, ovvero ecstasy da sciogliere nelle bevande (ci si riferisce in genere a super–alcolici), presso pushers, presenze d’obbligo durante certi tipi di eventi, ben mimetizzati tra la folla di giovani.

Alcool e MDMA (MetilDiossiMetaAnfetamina ovvero principio attivo dell’Ecstasy): cocktail mortale, che difficilmente il corpo di una ragazza di soli 16 anni può reggere senza alcuna conseguenza. La festa (se così si può definire un rave) si trasforma in tragedia. Inizialmente il malore, poi il corpo inerme sulla sabbia. Il coma che, dopo ore di vane speranze, alle 18 di domenica 20 luglio consegna alla cronaca un’altra giovane vittima da sballo.

Si è soliti, in tali circostanze, tessere struggenti lodi della persona defunta, spesso omettendo o tralasciando del tutto  quel malore interiore che ha portato ad una fine tanto misera. Non credo che ciò sia corretto e, soprattutto, educativo nei confronti di una gioventù sempre più allo sbaraglio. E non si tratta di cinismo di fronte ad una morte assurda o voglia di predicozzi da un piedistallo di perfezione che sicuramente non ci appartiene.

Siamo tutti chiamati in causa quando accadono tragedie del genere, tutti, nessuno esente. E’ evidente: pian piano, giorno dopo giorno muore quel sano divertimento che appaga tanto quanto, anzi, più di mille ed insensate trasgressioni. Dove sono andate a finire le chiacchiere tra amici davanti ad una pizza, le passeggiate assieme per quelle strade delle nostre città, sempre le stesse, ma diverse ogni giorno perché diverso è ciò che proviamo stando vicini a chi vogliamo realmente bene…unica, vera fonte del nostro divertimento?  E dove le canzoni cantate, in coro, su una spiaggia, di sera, con l’amico che strimpella da paura?

Non c’è dubbio: una “Certe Notti” del Liga in compagnia ha molto più valore di un pezzo di musica house, punz – punz – punz , con il cervello completamente annebbiato dai vapori dell’alcool! Eppure la consapevolezza di una semplicità alla base dello stare bene comunitario, seppur così palese, sembra perdersi in quel buio che sempre più si impossessa di adolescenti vittime non tanto della società in cui si dimenano, ma vittime di loro stessi.

Già! Perché è pur vero che ci troviamo di fronte ad una radicata crisi dei valori, ma il fatto stesso che si parli di “crisi” implica che qualcuno si sia accorto del problema e, in maniera propositiva, mostri valide vie di fuga. Probabilmente ci fa comodo essere figli di un mondo moralmente per lo più vuoto… staccare il cervello e abbandonarsi alla fusione rende liberi, come dicono i più, da quei problemi che il mondo circostante ci impone. Rende liberi…rende inutili. Se la ragione è ciò che ci differenzia dagli animali, “schiavi” dei loro istinti, allora lo stato animale è ciò che più si addice ad adolescenti – schegge impazzite. Con droghe, bevande alcoliche non facciamo altro che privarci del dono più grande che ci è stato conferito, la ragione, dopo quello della vita. Vita che, per di più, non tuteliamo affatto se la esponiamo in maniera così rischiosa a fini preventivate e di cui, consciamente o no, si accettano le condizioni del gioco.

Ecco, è proprio qui il problema. I ragazzi del 2008 cercano di colmare quel baratro interiore dovuto a certezze cui non si è più avvezzi, che crollano perché non più coltivate, con qualunque forma di trasgressione fine a se stessa, non tanto perché in preda ad una mancanza cronica di valori veri (molte delle vittime “del sabato sera” sono figli di famiglie rispettabili), ma a causa di un attaccamento alla vita che ormai lascia lo spazio all’attaccamento al momento: conta più il piacere effimero di un attimo, che un’intera vita! Colpa della società in cui siamo immersi? Forse…se ovunque imperversa una cultura di morte e di ricerca estrema del piacere (così si esprimeva Giovanni Paolo II in merito alla questione eutanasia), allora saremo più predisposti ad accettare certi modelli negativi che ovunque ci sono proposti  come esempi di integrità. Ma ricordiamoci che la ragione ci è stata donata proprio come elemento distintivo per decidere ciò che è bene e ciò che è male appunto per non essere pecore che si muovono in un gregge in balia della volontà del più forte, del più furbo.

friends.pngIl nostro intelletto ci può e ci deve guidare quando ci vengono proposte strade dannose. Il nostro intelletto deve farci rendere conto che il vero divertimento è quello che si può godere lucidamente e in maniera sana. L’estraniarsi dal mondo porta ad una vulnerabilità che di certo non paga. Andiamo in spiaggia il sabato sera, chitarra in spalla e acqua in bottiglia, la sabbia unica polvere a darci fastidio.

Ehmm…al massimo una birretta da goderci assieme agli amici.  E ricordiamoci questi anni come “I migliori anni della nostra vita”. Già, vita… perché il divertimento nasce come modo per vivere pienamente, non per salutare un mondo che ha bisogno di noi per essere migliorato!

 

Cogitoetvolo