I “Mille” in concerto per la Bassa

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Sabato 30 Giugno a Concordia sulla Secchia (MO), uno dei comuni maggiormente colpiti dal sisma che si è abbattuto sull’Emilia e la Lombardia lo scorso maggio, si è tenuto un grandioso evento: il Concerto dei Mille. Esperienza unica nella storia del nostro Paese, l’iniziativa ha avuto l’ambizione di reclutare da tutta Italia (e non solo) mille, tra orchestrali e coristi, per la realizzazione di un progetto di solidarietà nel segno della musica. L’obiettivo dell’inedita formazione è stato, e continuerà ad essere, la creazione di un fondo per finanziare borse di studio per gli allievi della “Fondazione Scuola di Musica Carlo e Guglielmo Andreoli” che, a causa della perdita della casa o del posto di lavoro dei genitori, non potrebbero riprendere, a settembre, a studiare musica.

Questa iniziativa di solidarietà musicale è nata da un gruppo di studenti del conservatorio “G. Verdi” di Milano che, tramite il tam-tam mediatico e sui social network, hanno riunito davvero mille persone tra musicisti e volontari, che si sono resi disponibili per la buona riuscita logistica del concerto. Diretti dal M° Carlo Zappa, i “Mille” hanno eseguito brani celeberrimi della tradizione musicale italiana ed europea, dal grandioso incipit dell’Also Sprach Zaharathustra di Strauss all’Inno alla gioia (An die freude) di Beethoven, dal commovente Lacrimosa tratto dal Requiem di Mozart al quanto mai adatto e partecipato coro del Nabucco, il Va’ pensiero. Hanno inoltre visto la loro prima esecuzione due pezzi scritti appositamente per la grande orchestra da due compositori, un milanese (Antonio Disabato) e un siciliano (Andrea Gerratana).

Non ce l’ha fatta il caldo torrido di fine giugno ad arrestare l’entusiasmo dei Mille che, insieme, hanno scelto di non far finire la musica per gli ottocento ragazzi che frequentano le scuole di musica della zona, ridando loro la speranza di un futuro che non sia composto di sole macerie ma anche di momenti di serenità, quegli attimi che la musica ha il potere di creare. Prima di sabato erano perfetti sconosciuti, con accenti, abitudini climatiche e tradizioni diversi. Suonavano, sì, ma nei loro conservatori, nelle loro orchestre, cantavano nei loro cori, con i loro direttori. Eppure, hanno raccolto l’appello arrivato loro tramite Facebook – per una volta ecco il potere straordinario del tanto contestato social network – sono partiti, hanno abbandonato, anche per un solo giorno, le loro stabili case per visitare un suolo crepato su cui hanno piantato le tende.

Hanno suonato insieme ai ragazzi delle numerose formazioni musicali concordiesi e mirandolesi, facendoli sentire oggetto – o, forse, sarebbe meglio dire soggetto – di una cura particolare e di una vicinanza che, se non può raggiungere la piena comprensione, offre un sostegno morale ed economico per ricominciare. Per dare nuova vita ai sogni di ragazzi che, altrimenti, dovrebbero rinunciare alla loro passione.

C’è chi dice, polemicamente, che sono altre le cose importanti ora: la musica può, deve, aspettare. Ma i giovani? Le loro speranze possono attendere? E quanto, poi? Giorni, mesi, anni? Quello di sognare è un diritto, in particolare per i più giovani che devono – e questo, sì, è un imperativo – potere, di nuovo, immaginare un futuro. Un futuro che non sarà come prima ma anche meglio perché reso antisismico nel cuore, grazie alla solidarietà di altre persone che hanno loro regalato una nuova luce e un rinnovato entusiasmo.

“O mia patria, sì bella e perduta”, musicava Giuseppe Verdi. Le terre emiliane sono state duramente provate, ma già si stanno risollevando, con straordinaria forza e coraggio, e il Concerto dei Mille è stato un evento che ha avvicinato tutta Italia, tutta Europa alla catastrofe della “bassa”. Ha riunito strumenti diversissimi, dall’armonica a bocca al contrabbasso, provenienti da Sassari come da Bolzano e da Varsavia, eppure tutti accordati nell’unica sinfonia possibile ora, in un momento di così grande precarietà edilizia e psicologica, quella composta di note di solidarietà.

Mi piace scrivere e leggere tutto ciò che stuzzica la mia curiosità, motivo per cui ho deciso di studiare Fisica. Amo la musica, in particolare quella classica: suono il pianoforte e canto come soprano in un coro da camera.