I ragazzi della via Pál

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Non me ne abbia il mio amico Alessandro. Apprendo dalle pagine di Avvenire che si considera evaso dalla via Pál.

Siamo amici, di un’amicizia onusta di anni, una di quelle amicizie che si costruiscono una volta per tutte e resistono al tempo, alla distanza, alle intemperie della vita. E che mi consente di dissentire dalla sua idea su I ragazzi della via Pál. Rispetto la sua opinione sul romanzo, ma io, che pure l’ho letto da bambino, lo ricordo con tenerezza e affetto. Mi appassionai molto alle lotte tra le bande di un quartiere lontanissimo dal mio ma che poteva essere il mio. Ardevo, parteggiando ora per l’uno ora per l’altro di quelli che erano tanto simili ai miei compagni di giochi. Nasceva in me (penso sia accaduto anche ad altri) il desiderio di spendere la vita in qualche avventura audace e che valesse la pena. Avevo letto i libri di Verne e di Salgari, ma quelle peripezie al centro della terra o negli abissi profondi, tra i pirati e in mezzo alle tigri erano lontane e inaccessibili. Mentre la strada sotto casa, i giardini, gli spazi aperti della città dove giocare li vedevo tutti i giorni. Volevo essere anche io come Boka, autorevole e carismatico, affascinante figura di leader, capace di organizzare i suoi sudditi, di motivarli, e anche di riconoscere i propri errori (quando leggevo il romanzo non potevo saperlo, ero troppo piccolo, ma ora ne sono profondamente convinto, non può esserci era leadership senza umiltà). Mi commossi fino alle lacrime leggendo l’eroismo e il coraggio di Nemecsek, gracile e coraggioso, l’unico soldato semplice, l’ultimo della banda, ma capace di dare la vita.

In fondo, caro Alessandro, non eravamo anche noi come una banda di ragazzi quando scorrazzavamo in bicicletta in un viale di acacie laggiù, nel profondo sud (so che non lo hai dimenticato e che ci torni sempre con piacere), in quel piccolo paradiso terrestre dove le nostre famiglie andavano a villeggiare? E non ci appassionavamo fin quasi a picchiarci per le gare di scarabei che avevamo accuratamente selezionato dopo interi pomeriggi di ricerche sulle dune e tra le canne? E non provavamo anche noi il senso di appartenenza a un gruppo di amici per la pelle quando ci misuravamo nelle competizioni, gare di destrezza e creatività, organizzate dai nostri genitori per farci utilizzare in modo costruttivo e vivace il tempo estivo? Non eravamo nella grigia via Pál, ma in un luogo solatio e aperto, eppure sperimentavamo ciò che io ricordo di quel libro, letto alle elementari grazie ad una maestra, un po’ all’antica forse, ma a cui devo l’interesse per la lettura: l’impegno, la forza del gruppo, il desiderio di darsi per gli altri, la ricerca della giustizia, l’onore. Sono esperienze e ricordi di amicizia che, ne sono convinto, hanno lasciato in te un segno profondo e vivo, che ha contribuito alla tua ispirazione letteraria e creativa almeno quanto i racconti di storie vere dei tuoi nonni o gli gnomi e i coltelli e le farfalle della tua prima elementare.

Guardo oggi i ragazzi delle nostre vie. O, meglio, quelli che stanno chiusi nelle loro case perché, a parte i quartieri popolari dove ancora si vive fuori, nelle strade non ci sono più gruppi di ragazzini. Molti sono impegnati nei programmi serrati che i loro genitori hanno pensato per loro, perché diventino persone di successo: palestra-pianoforte-inglese-dinuovopalestra. Altri sono chiusi nella propria cameretta Ikea, davanti al loro computer, a giocare in rete. Vedo pochi di loro capaci di abbracciare un ideale, farsi delle domande su cosa sia giusto e cosa no, affrontare dei rischi per difendere gli amici, sognare di conquistare qualcosa che non sia un punteggio più alto a Fruit Ninja, lottare con onore per qualcosa, sia pure la bandiera della propria banda (che non c’è). Dove sono i leader? Dove gli ideali che uniscono?

Forse questo libro ha protagonisti dai nomi astrusi perché slavi; forse le città di un secolo fa erano molto diverse dalle nostre; forse il modo di interagire e stare insieme tra ragazzi è cambiato. Ma una via Pál c’è anche oggi: tradimento, violenza, ingiustizia li proviamo anche noi. Audacia, perdono, lealtà, unità, spirito di sacrificio li vorremmo per noi, per affrontare le battaglie di ogni giorno.

E perché dunque allontanare da una lettura che possa suscitare nei ragazzi un poco di vita? So che incoraggi i tuoi studenti a leggere con fame. Apprezzo lo sforzo che fai in questo senso e lo sostengo come posso (anche consigliando i tuoi libri).Ti ispiri a modelli letterari e non disdegni quelli cinematografici per parlare della pasta delle cose. Ebbene anche Boka ha qualcosa da insegnare ai ragazzi di oggi, lui che alla fine del romanzo guarda pensosamente davanti a sé «e per la prima volta, nella sua pura e semplice anima di giovinetto, balenò l’idea di ciò che propriamente è questa vita, una vita che ci costringe a lottare come fossimo ai suoi ordini, talvolta sì, con serenità, ma talvolta con grande mestizia».

Lo rileggerò, pertanto. Col gusto di ritrovarvi non solo le emozioni di un tempo, ma, chissà, anche nuove sorprese (non sono queste, emozioni e sorprese, le cose che ci regalano i classici?)

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: I ragazzi della via Pál
Autore: Ferenc Molnar
Genere: Classici
Editore: Einaudi
Età minima consigliata: 13 anni
Pagine: 180
Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.

  • Contessa Adelasia

    Bellissimo! Non il libro – che non ho letto ma che così mi hai fatto venire la voglia di leggere, anche se non credo lo leggerò – ma il tuo racconto-riflessione XD A leggere questa “recensione” vien quasi nostalgia di avventure vissute chissà quando… Beh, lo credo anch’io che queste esperienze e ricordi abbiano lasciato un bellissimo segno