I Simpson

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Mitico! Un vero e proprio luogo di incontro e scontro generazionale: il cartone più fortunato della storia della tv, più di 400 puntate tradotte in 45 lingue. Un cartone per adulti, in America in prima serata, da noi è collocato in una fascia oraria inadeguata (14.30 e 19.30), quella dei più o meno piccoli, impreparati a decodificare e interpretare i temi e i riferimenti contenuti nelle puntate.

I Simpson, per quanto siano esteticamente indigesti a molti, sono divertenti. Un cartone, che ti obbliga a riflettere ridendo. Il team di sceneggiatori è ampio; è quindi difficile offrire un quadro unitario del cartoon: le puntate hanno tonalità e contenuti molto diversi.

La famiglia Simpson (The Simpsons da sons of a simpleton: figli di un sempliciotto) è bizzarra e disfunzionale. Per disfunzionale si intende, come in molti altri prodotti americani, un nucleo familiare con soggetti incompatibili, dalle relazioni tra i quali scaturisce il comico. La vita quotidiana risulta impossibile, ma poi, miracolosamente, l’unità familiare trionfa. E anche se si tratta di un’unità miracolosa pur sempre di unità si tratta…

simpson_movie.jpgUna famiglia pluricentrica, in cui ognuno con i suoi pregi e difetti può diventare di volta in volta punto di equilibrio, di sostegno e di messa in discussione degli altri. Ma il punto di forza principale resta l’unità dei coniugi. Homer il cui slogan è sì “non può farlo qualcun altro?” e “provarci è il primo passo verso il fallimento”, poi però mette in gioco tutte le sue (scarse) risorse, pur di star vicino ai suoi figli o riconquistare la moglie: “il matrimonio è il vero ottovolante e tu sei la mia barra di sicurezza” o ancora “per tutti questi anni in cui sognavo altre cose, avevo veramente tutto ciò che volevo! Marge tu sei il mio sogno portato a termine. E voglio viverti ogni giorno”.

A partire da questa forza propulsiva sempre risanata dopo litigi, allontanamenti, battaglie quotidiane… tutto il resto viene preso “relativisticamente” in giro, da qualunque parte si collochi. Si prende in giro chiunque creda troppo in qualcosa (spesso urtando la sensibilità degli spettatori coinvolti) e chiunque perda di vista il buonsenso, unica bussola dell’agire quotidiano nel marasma relativista della società di Springfield. Il mondo è una scenografia di cartapesta dietro alla forza del legame familiare: tutto passa, la famiglia no.

Insomma la famiglia secondo i Simpson è luogo privilegiato di amore e accettazione dell’altro per quello che è, ma è anche vero che non è luogo di crescita dell’altro, che rimane spesso fatalisticamente bloccato nei suoi difetti. Una visione tanto realistica quanto parziale, dovuta soprattutto al genere e alla lunga serialità: se il personaggio vincesse i suoi difetti finirebbe il conflitto e la comicità, e quindi la serie (ve lo immaginate Homer che diventa responsabile o Bart che fa il bravo ragazzo?).
 
E’ solo l’atto miracoloso della scrittura che costringere personaggi incompatibili a riappacificarsi e convivere. Ma si tratta di un cartoon e se un miracolo può accadere, è proprio in questo genere che dobbiamo essere disposti ad accettarlo.

Il tono generale delle puntate è surreale se non folle, ma è una follia che amleticamente ha del metodo: tra il cinismo nichilista e la favola romantica del (quasi mai raccontato) vissero felici e contenti, che sono i due modelli tra i quali oscilla il pendolo narrativo dei media intorno ai legami, forse c’è una via mediana, che è racchiusa proprio nell’unità della famiglia. E non è poco. Doh!

Giovane scrittore, sceneggiatore e insegnante di lettere al liceo, disperatamente innamorato della vita e della realtà che lo circonda.