I videogiochi ti rendono più intelligente? Mmmh…

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I videogiochi d’azione ti rendono più sveglio? Alcune ricerche dicono di sì.

Molti studi pubblicati negli ultimi dieci anni hanno trovato che l’allenamento su videogiochi dal ritmo incalzante come “Medal of Honor” e “Grand Theft Auto” che richiedono un’ampia messa a fuoco e rapide risposte, hanno ampi “effetti di trasferimento” che innalzano altre funzioni cognitive, come l’attenzione visiva. Alcuni degli studi sono stati molto citati e ampiamente pubblicizzati.

E si può capire perchè. Quali genitori (o, con il crescere dell’età del giocatore, quali fidanzate o mogli) non vorrebbero essere rassicurati sul fatto che tutto quel denaro, tempo ed energia, non sono interamente sprecati? E tuttavia un’altra ricerca avente come obiettivo la valutazione di questo genere di ricerche, ha scoperto che questi studi sono decisamente difettosi, e che non consentono di giungere alle conclusioni che pretenderebbero, nè ad alcun tipo di conclusione.

La ricerca che mostra come i videogiochi d’azione abbiano un effetto benefico sulla funzione cognitiva è seriamente difettosa, secondo una recensione pubblicata questa settimana su Frontiers in Psychology.

E’ un rapporto dettagliato, mentre il nostro è un articolo breve, così ve lo potete leggere per conto vostro, se la ricerca sui videogiochi vi interessa. Devo ammettere il mio pregiudizio: la semplice menzione nell’articolo di “giocatori esperti” e di “partecipanti di età universitaria” mi ha lasciato l’impressione che alcune di queste persone abbiano bisogno di farsi una vita. Una vita reale.

Questo passaggio conclusivo mi ha fatto ridacchiare, perchè è così dolorosamente evidente: “Il team suggerisce che tutti i futuri studi sugli effetti dei giochi dovrebbero seguire i principi di base di un buon metodo sperimentale.”

In altre parole: che ne dite di seguire quella strana cosa chiamata “metodo scientifico”? Sono stato tentato di pensare che i ricercatori che hanno progettato gli studi difettosi fossero essi stessi cognitivamente difettosi. E’ poco caritatevole, lo so, ma in quale altro modo si può chiamare qualcuno che afferma di essere un ricercatore ma ignora il rigore del metodo scientifico? Erano forse un po’ troppo ansiosi di mostrare i benefici del gioco? Avevano ricevuto finanziamenti dalle aziende interessate, o speravano di ottenerli? O erano semplicemente essi stessi giocatori entusiasti (più o meno “esperti”)?

In ogni caso, non penso che ci serva nessuna ricerca per dire che un po’ di divertimento buono e sano (esclusi quindi i videogiochi tipo “stupro e omicidio”) sia benefico per ridurre lo stress e rilassarsi; supporre ulteriori benefici potrebbe essere un pio desiderio. Come diceva il bisnonno: «Tutto con moderazione».

 

Articolo tratto da MercatorNet Italia

Cogitoetvolo