I voti non sono il giudizio universale!

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A 14 anni la scuola è l’universo. Il mondo la classe. Il paradiso le vacanze. L’inferno i professori. I voti? Il giudizio universale. Perché?
Perché papà e mamma rompono.
Perché i prof rompono.
Perché la bella figura con i compagni.
Perché, tra lezioni e compiti, sono otto ore al giorno.
Perché ci tengo.
Perché il motorino, le vacanze…

Comunque sia i voti sono investiti di un valore quasi assoluto. Come se il voto fosse un voto definitivo sulla vita e non semplicemente su un compito o un’interrogazione. E’ pur vero che a 14 anni le sfide della vita sono ordinariamente quelle della scuola, quindi un voto può acquisire questa valenza esistenziale: quanto valgo, lo dirà il voto che prendo.

Ritengo salutare ridimensionare la valenza del voto. Non perché io voglia una scuola senza voti: balle che hanno distrutto il sistema scolastico in passato e riempito di ignoranti le aule del nostro parlamento. I voti ci vogliono eccome! Ma i voti sono relativi ad una prova e giudicano quella prova, non la persona. Se prendi quattro in un tema non è la tua persona a valere quattro, ma il modo in cui scrivi o la tua mancanza di conoscenze (cattivo studio). Se prendi nove in una interrogazione non sei il migliore uomo o donna sulla faccia della terra, ma sei uno che ha studiato ed esposto bene, ma magari nella vita reale sei un farabutto.

I voti a 14 anni si prendono per “assoluti personali”, perché sono carichi dello sguardo degli adulti significativi e invece portano con sé solo indicazioni precise e circostanziate: esponi confusamente, non ricordi certi aspetti importanti, argomenti con chiarezza, hai studiato accuratamente. Solo così il voto (dettagliato e dichiarato dal prof!) è utile a migliorarsi, altrimenti è un bollino sulla persona, come quello blu della banana chiquita. Ma una persona è infinitamente più di una interrogazione o di un tema o di una banana…

Spesso sono i voti impressionistici e incerti dei prof a determinare questo stato di cose. Occorre pretendere i voti dagli insegnanti: voti pubblici, voti chiari (non i 6 con tre meno che non si sa se sprofondino già nel 4…), voti dettagliati, voti a penna.

Il prof non giudica te, ma il tuo modo di lavorare.
E a volte la sfortuna ci mette la sua parte…

Articolo riportato da profduepuntozero.blogspot.com

 

Giovane scrittore, sceneggiatore e insegnante di lettere al liceo, disperatamente innamorato della vita e della realtà che lo circonda.