Il ballo di Ariel

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Si è scelta il nome d’arte di Ariel, come la sirenetta della celebre fiaba, forse per “nuotare” meglio tra le sette note. Lei, a bagno nella musica, comunque ci è finita presto, tanto che a 12 anni frequenta già la scuola di perfezionamento canto del Centro Jazz di Torino, la città dov’è nata. È il trampolino di lancio per Alessandra Placenti (così all’anagrafe) per partecipare a vari prestigiosi concorsi, da cui spesso esce vincitrice.

Nel 2007 arriva la sua grossa occasione: s’iscrive a Sanremo Lab, l’anticamera per il Festival, dove deve vedersela con altri 350 artisti. Sbaraglia la concorrenza e approda sotto i riflettori dell’Ariston nella sezione “Giovani” con il brano Ribelle: non vince, ma si aggiudica l’importante premio della Critica Radio-TV.

Non passa comunque inosservata, tanto che nell’estate del 2008 la Disney la sceglie per interpretare insieme a Stefano Centomo la versione italiana della canzone Sono io – This is me, tema del film Camp Rock. Ariel è brava, spontanea e “frizzante”, tutte doti, notano alla Disney, ideali per portarla davanti a una macchina da presa. Detto, fatto. Diventa protagonista della seconda serie di Fiore e Tinelli, una delle sit-com più gettonate dai ragazzi, nei panni di Girasole.

Finite le riprese, Ariel s’immerge di nuovo nella musica e nel luglio scorso pubblica il suo cd di debutto, Io ballo sola, dall’ottima trama pop-rock, che ottiene lusinghieri giudizi e un ottimo successo. Insomma, tra canzoni e ciak sul set, Mondo Erre (da cui Cogitoetvolo riporta questo articolo, ndr) si è incuriosito e ha raggiunto l’artista per telefono per farsi raccontare la sua storia nel mondo dello spettacolo.

Quando si è accesa la scintilla per la musica?
Mi raccontano i miei genitori che già quando avevo tre anni intonavo i brani di Laura Pausini e, da allora, non ho più smesso di cantare. Mamma e papà mi hanno poi giustamente indirizzata verso una scuola di canto per imparare la tecnica.

Sei passata per Sanremo. Cosa ti ha lasciato quell’esperienza?
Un ottimo ricordo. Innanzitutto, è stata la realizzazione di un sogno: ricordo che da ragazzina guardavo il festival sperando un giorno di salire su quel palco. E poi mi è servito tantissimo per farmi conoscere: un punto di partenza importante per la mia carriera dopo tanti sacrifici.

Parli di sacrifici, ma molti ragazzi pensano che sia facile farsi largo nello spettacolo.
Sbagliano di grosso. È banale dirlo, ma davvero “uno su mille ce la fa”, come dice la canzone di Morandi. E purtroppo, il talento e i sacrifici non bastano: io stessa ho conosciuto artisti bravissimi che avrebbero meritato un altro destino ma, come in tutte le cose della vita, ci vuole anche un pizzico di fortuna. Poi nessuno ti regala nulla: è una continua sfida e non sai mai come andrà a finire.

Chi ti ha aiutato a superare queste sfide?
La mia famiglia. Io non ho un carattere molto determinato, ma i miei mi sono sempre stati accanto e sostenuto nei momenti difficili. Mi hanno fatto capire che se si desidera una cosa, è giusto lottare per averla mettendoci tutte le proprie forze.

Osservando la tua carriera, dà l’idea che tu non abbia voluto bruciare le tappe. È così?
In effetti, ho cercato di non compiere passi affrettati, di cogliere le occasioni giuste quando si presentavano. D’altra parte, sono giovane e ho ancora tanto da imparare a ogni livello. Adesso sono felice per l’accoglienza che ha ottenuto il mio cd di debutto.

Sei un’interprete. Come riesci a “entrare” nelle canzoni che ti propongono?
Ho la fortuna che chi scrive per me è anche il mio produttore da tanto tempo e mi conosce benissimo. All’inizio della collaborazione, gli inviavo dei brevi sms in cui gli descrivevo le mie sensazioni per aiutarlo nelle composizioni, mentre oggi ormai ci capiamo al volo, riesce a mettere in note ciò che provo. Insomma, ci sono io nei brani.

E in uno di essi, Io no, emerge una ragazza che rifugge le falsità.
Sono una ragazza semplice e credo in valori puliti. Se segui questa strada, prima o poi, ne sarai ripagata: è inutile “vendersi”, non porta a nulla. Molto meglio conquistarsi “sul campo” i propri meriti: ti danno più soddisfazione e ti fanno vivere tranquilla.

Tra i tuoi meriti, c’è anche quello di essere un’attrice. Ti è piaciuto recitare?
Moltissimo, seppur la cosa sia nata per caso. Sono stata aiutata nella recitazione dal team della Disney, perché francamente non ero mai stata su un set. Ho studiato per dare naturalezza al mio personaggio e penso di esserci riuscita: la sit-com ha divertito il pubblico e trasmesso anche quei valori positivi che il canale della Disney è solito fare.

Quanto ti somiglia il personaggio di Girasole?
Tantissimo. Infatti, per certi versi, è come se non avessi recitato, visto i punti in comune che avevamo. Girasole è piena di vita, allegra e ama viaggiare.

Se dovessi scegliere tra cantante e attrice?
Il mio obiettivo principale è cantare. La sit-com è stata una piacevole parentesi che, se dovesse ripetersi, ovviamente farei molto volentieri, ma la musica rimane in cima ai miei pensieri.


Articolo tratto da Mondoerre, a cura di Claudio Facchetti

 

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Cogitoetvolo