Il bambino col pigiama a righe

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Un film di Mark Herman. Con Asa Butterfield, Zac Mattoon O’Brien, Domonkos Németh, Henry Kingsmill, Vera Farmiga. Titolo originale The Boy in the Striped Pyjamas. Drammatico, durata 93 min. – USA 2008. – Buena Vista uscita venerdì 19 dicembre 2008

Il film racconta la storia della famiglia di un ufficiale tedesco che per lavoro è costretta a trasferirsi in una villa di campagna attigua al campo di concentramento di Aushwitz. In questo ambiente, la moglie dell’ufficiale che non condivide nè la scelta ideologica nè il lavoro del marito, cerca di non far scoprire alla figlia e al figlio la verità sul lavoro del padre. Nonostante ciò, il figlio minore, Bruno, attraverso un’uscita sul retrocortile della villa che gli era stato interdetto, riesce a raggiungere il limite di filo spinato del campo. Lì, dall’altra parte dello steccato, conosce Shmuel, un bambino ebreo della sua stessa età. Tra i due, nonostante gli indottrinamenti ideologici a cui era sottoposto Bruno, nasce una grande amicizia e si danno appuntamento nello stesso posto ogni giorno per giocare e parlare. Tutto ciò fino a quando la mamma di Bruno convince il marito a far trasferire la famiglia da quel luogo.

Il bambino con il pigiama a righe: una storia in cui il carnefice diventa vittima di se stesso, i propri figli gli vengono strappati via dall’odio di cui lui è artefice e responsabile. Nulla viene risparmiato dalla furia distruttrice dell’ideologia e del razzismo spietato, neanche l’ingenua innocenza di due bambini, i quali si ritrovano a vivere in un periodo storico caratterizzato da un regime dispotico che tende a mistificare il passato. Mistificazione evidente nelle folli elucubrazioni del precettore Herr Liszt, preposto all’educazione dei figli dell’ufficiale Ralf, il quale riesce a trasmettere le proprie idee alla dodicenne Gretel, sorella del piccolo protagonista Bruno, facendo emergere in lei sentimenti di odio nei confronti degli ebrei e un crescente fascino per Hitler e per le sue idee.

Nella figura di Herr Liszt, la ragion forte dell’illuminismo e l’assolutizzazione della scienza da parte del positivismo, sposano un’irrazionalità feroce e primordiale, nonché la razionalità fredda e distaccata dello scienziato. Egli diventa gregario ed acquiescente rispetto al nazismo, in quanto discrimina i propri simili considerandoli inferiori a qualsiasi essere vivente presente sulla terra.

Il modo abominevole con il quale sono trattati i prigionieri viene rappresentato dalla figura del deportato Pavel, dotato di straordinaria umanità e drammaticità. Il suo “pigiama’’ liso e logoro, memore delle percosse e delle vessazioni subite, testimonia l’assoluta abiezione dei persecutori.

La scena forse più enigmatica del film è quella finale, in cui il silenzio diventa quasi insopportabile, simbolo della morte, ma anche fine di un’atroce sofferenza culminata nel sacrificio di molte vite. Sicuramente è opportuno sottolineare le critiche che sono state rivolte al libro, Il bambino con il pigiama a righe, di John Boyne, da cui è stato tratto il film. Il rabbino Benjamin Blech scrive: “Questo libro non è propriamente né una bugia né una favola. È una profanazione’’. Secondo il parere di Blech, la storia narrata dall’autore è inverosimile e per certi versi deleteria per la corretta interpretazione della realtà storica. Secondo il rabbino, era praticamente impossibile non accorgersi di ciò che avveniva nei campi di concentramento, a causa dei fumi maleodoranti che le ciminiere dei campi emanavano in tutte le zone limitrofe. Inoltre era pressoché impossibile che si riuscissero ad oltrepassare le recinzioni dei lager e che dei bambini di otto anni venissero lasciati vivi, in quanto la gretta mentalità nazista soleva eliminare immediatamente tutte le persone inabili al lavoro. Tuttavia, a parte tutte le critiche che sono state rivolte prima al libro e poi al film, Il bambino con il pigiama a righe, riesce a commuovere ed indignare lo spettatore, accompagnandolo alla riflessione profonda e critica su uno dei temi più dibattuti nella storia dell’umanità.

 

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Studente della Facoltà di Lettere dell'Università di Catania con un grande interesse per la cultura, la scrittura e lo sport.