Il calcio è morto

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Caro tifoso, non illuderti. I valori dello sport, ormai, non li rispetta più nessuno. Contano solo i soldi.

Ogni volta è sempre la stessa storia. Credi che la galera, la fine di una carriera e il rumore mediatico siano delle punizioni abbastanza severe ed esemplari. Speri in una presa di coscienza comune, in un senso di responsabilità, in qualcosa di solido, duraturo e soprattutto onesto. Ma invece ti stai solamente illudendo.
Oh tu, caro tifoso, qualunque sia la tua fede calcistica, mi spiace dirtelo ma è evidente che non avrai mai tregua. So che sogni uno sport pulito, nel quale vince chi merita. Invece sei costretto a illuderti: tutti sono bravi, belli e buoni.

La realtà è ben altra. Il calcio, purtroppo, è specchio del mondo in cui viviamo. Il calcio, ahimè, è schiavo del dio denaro. Sarebbe bello vivere in una società perfetta, nella quale regna l’onesta su tutto. Invece, nel nome del guadagno e dell’avidità, siamo tutti immersi nel fango. Come può il calcio non rivelarsi come una riproposizione di ciò che vediamo ogni giorno? Detto fatto. Siamo costantemente sommersi da pagine e pagine di giornali che ci riportano tutti le medesime, ripetitive e asfissianti cattive notizie.
Il calcio è morto titolano.

Tu speri sia l’ultima volta. Passa poco, una settimana, un mese, un anno e hai di nuovo una notizia nuova, forse peggiore di quelle precedenti. Negli ultimi 10 anni i giornali hanno parlato di Calciopoli, Calcioscommesse, Dirty Soccer. Pensi sia l’ultima volta. Ma ti sbagli.
Assisti a scene raccapriccianti. Arbitri, giocatori, allenatori corrotti. Di chi ci dobbiamo fidare allora? Dei giornali? No, neanche di quelli. Si è scoperto che veniva manipolata persino l’informazione. I soldi fanno girare la testa!
Per cui ci ritroviamo arbitraggi di parte, autogol voluti e il bello è che nessuno sa niente.
“Se avessi saputo, avrei denunciato. Sono un grande uomo, io”. E invece no. Condannato.

Meno male che esiste la giustizia, la magistratura. Sono gli unici di cui ancora mi fido. Almeno voi, non deludetemi.
Le continue indagini hanno svelato che nel calcio, di onesto ormai non c’è nulla, o quasi. Non mi va di fare di tutta l’erba un fascio. Conosco arbitri che fanno del loro mestiere uno stile di vita: la neutralità prima di tutto. Conosco giocatori che si affidano al sacrificio per ottenere grandi traguardi. Conosco allenatori che, da buoni maestri, sanno di dover dare l’esempio.
L’esempio. Questo è un punto dolente. Che insegnamento possiamo trarre da tutta questa situazione? Se restassimo intrappolati in una situazione di queste, ci comporteremmo “come fanno tutti”, “come da prassi”? Il problema ci riguarda. Tutti siamo coinvolti. Tutti abbiamo quotidianamente a che fare con l’illecito. Ma lasciamo correre. Perché poi ci sorprendiamo se lo schifo arriva anche nel mondo sportivo?

Forse abbiamo innalzato a dio, oltre il denaro, anche il calcio stesso. Forse, caro tifoso, non riesci più a distaccarti dall’illusione che nel calcio vince chi suda più degli altri. Se provi ad uscire da quest’ottica, se provi un approccio disincantato, ti renderai conto che le cose sono molto più cattive, tristi di quello che sembrano.
Il primo dato che salta subito agli occhi è quello dell’esagerato afflusso di denaro che circola intorno al pallone. Una partita non si limita a 22 giocatori, un arbitro, un pallone e un campo. Il calcio comprende i tifosi, gli sponsor, i diritti TV, i contratti… Troppo è l’interesse monetario che circola intorno ad una partita di calcio. Qualcuno, allora, potrebbe dire che il calcio sarebbe migliore senza soldi. Eppure sono convinto che il problema del calcio non è proprio questo. Il problema sta nell’abissale differenza di introiti tra le squadre di Serie A e quelle di B, figuriamoci quelle di Lega Pro.

Risulta quindi semplice corrompere un giocatore di B, rispetto ad uno di A. Nella massima serie il gioco non vale la candela. Perché rischiare quando si gioca in una grande squadra, si ha una carriera davanti e si ha un grosso stipendio? In B, se arriva Nino Pulvirenti, il presidente del Catania e ti offre 10 mila euro, magari ci pensi. Il paradosso è proprio questo. I soldi non sono mai troppi, basta avere grande differenza di ricchezza tra i club e si ottiene il rischio di far cadere le società in loschi affari. Questo è anche uno dei motivi che ha portato negli ultimi anni al fallimento di importanti club. Le cattive gestioni e la paura di sprofondare in cattive acque hanno portato al fallimento di squadre come Messina, Siena, Padova e per ultimo, il Parma. Per non parlare di tutta quella serie di piccole squadre di provincia che non hanno o non hanno avuto la liquidità giusta per sopportare il peso di categorie come la Lega Pro. Le società falliscono continuamente.

La colpa è del sistema, che è marcio. La colpa è del denaro, che annebbia la vista. La colpa è dell’inadeguatezza di alcuni uomini che ricoprono certi ruoli. La colpa è tua, caro tifoso. La colpa è tua, perché ancora ci credi. Credi che tutto possa finire, credi nella buona fede del tuo presidente che non cadrà mai in certi giri. La colpa è tua, che segui lo sport più bello del mondo e ti illudi che tanta bellezza attiri solo bellezza.

Francesco Pirrotta

Sono uno studente di ingegneria. Amo la matematica, la lettura, la scrittura, l'attualità, lo sport e la politica. Sono un sognatore: sto coi piedi per terra, ma con gli occhi all'insù. La penna, per me, è solo uno dei modi che ho per migliorare il mondo.