Il canto della Siria

20

Il suo nome è Nawal, ed è una giornalista freelance. Viene dal Marocco e ha un solo obiettivo, per il quale si impegna anima e cuore. Quando la incontriamo, rivela immediatamente: “Io mi occupo della Siria. Voglio portare avanti un progetto di vera informazione, che mostri la realtà dei fatti di questo momento storico”. Nawal porta con sé un drappo di stoffa. Tre strisce orizzontali – verde, bianca e nera – con tre stelle rosse al centro: è la bandiera siriana dell’indipendenza, quella per cui lei si batte pacificamente. “La democrazia si conquista solo quando un popolo prende in mano il futuro e rivendica la propria libertà attraverso una rivoluzione non violenta, quella per cui la Siria sta combattendo già da venti mesi”.

Camminando ci troviamo di fronte ad una bandiera bianca con una scritta rossa e nera: No Muos. È il simbolo di tutti i cittadini che anche in Sicilia lottano contro la guerra e l’oppressione. Il sistema di comunicazione militare dalle emissioni elettromagnetiche mortali è già in fase di ultimazione: le grandi parabole di trasmissione sono in costruzione proprio in questi giorni nella base americana di Niscemi nonostante la costituzione di un presidio di protesta da parte di cittadini, che giorno e notte vigilano per fermare l’eventuale arrivo delle gru che ultimerebbero le installazioni. “Ecco. – continua Nawal – Il messaggio del popolo siriano e di quello siciliano si uniscono: vogliamo pace. Quasi ogni giorno dalla base militare americana di Sigonella si alzano in volo caccia e droni. Vedendoli spesso mi chiedo: cosa andrà a fare quell’aereo? Forse andrà a portare la democrazia in cambio di barili di petrolio?”.

Fa una piccola pausa. Guarda la sua bandiera e alza nuovamente lo sguardo. “Voglio rendere onore a tutti i siriani che per la libertà hanno perso la vita. A tutti i miei colleghi reporter che sono stati giustiziati per aver tentato di portare la verità fuori dal paese. A tutti i genitori che vivono con il terrore che il proprio figlio non torni più a casa. Ma non solo”. Un’altra pausa, più lunga. “Pochi conoscono la storia di Ibrahim Qashoush. Era un ragazzo di vent’anni. Un giorno scese per le strade di Hama e cominciò a cantare Yalla irhal ya Bashar!vattene, Bashar! Ibrahim è stato ucciso e mutilato di una delle parti più belle del corpo umano”. Si ferma un momento e porta una mano alla gola. “Da qui possono uscire bombe molto più potenti dell’atomica. Quel ragazzo ha sfidato il regime con la sua voce da usignolo e ha perso la vita. Tuttavia i soldati di al-Assad hanno commesso un grande errore: subito dopo la sua morte migliaia di persone sono scese in piazza, decise ad affrontare il regime a volto scoperto cantando la sua canzone. Ibrahim vive ancora”.

Nel frattempo alcuni passanti ci fermano. Vogliono complimentarsi con Nawal, stringerle la mano. Una donna la abbraccia: “Complimenti, auguri per la tua battaglia”, le dice. Lo scopo della sua lotta è lo stesso di tutti i siriani: “La libertà di un popolo non è quella panem et circenses offerta dagli oppressori e dai cosiddetti paesi sviluppati. Una nazione è libera quando i cittadini hanno la possibilità di capire se la notizia proposta loro sia vera o falsa. Non dimenticheremo le necessità fondamentali di un essere umano di avere un cuore che batte e un cervello con cui pensare”.

Restate umani, avrebbe detto Vittorio “Vik” Arrigoni, l’attivista per la pace ucciso nell’aprile del 2011 a Gaza, nel mezzo di un altro paradossale conflitto fatto di soprusi e coercizioni. Il progresso sta forse abbagliandoci, rendendoci ciechi di fronte ai diritti basilari dell’uomo, come nel romanzo di José Saramago Cecità? Se l’autorità spoglia l’essere umano della sua natura, allora è necessario fermare gli interessi delle grandi potenze che mietono migliaia di vittime silenziose, dai desaparecidos dei tempi di Pinochet ai dissidenti della primavera araba. Ma nel vento di Damasco oggi si sente una musica. È la voce di Ibrahim, il canto della Siria.

Cresciuto a pane, Rowling e Topolino, grazie ai libri di Beppe Severgnini ho scoperto la mia grande passione, il giornalismo. Trascorsi nove duri mesi di scuola alle prese con Euripide e Cicerone, durante l'estate collaboro con diverse testate e scrivo racconti. Amo i libri di Stephen King, la saga di Rocky e soprattutto il rock. I miei sogni? Non hanno limiti. Se è vero che, come cantano gli Europe, siamo tutti prigionieri in Paradiso, allora sognare è il modo per liberarci. Che stiamo aspettando? C'è tutto il Paradiso che ci attende! Cell.: 3317181577 Città: Caltagirone (CT) Blog: prigionierinparadiso.blogspot.it

  • Complimenti per l’articolo! Ritengo che oggi più che mai ci sia bisogno di protagonisti della pace che con le loro azioni sappiano testimoniare i veri valori di cui la società attuale ha realmente bisogno!

  • Complimenti per l’articolo! Ritengo che oggi più che mai ci sia bisogno di protagonisti della pace che con le loro azioni sappiano testimoniare i veri valori di cui la società attuale ha realmente bisogno!

    • Grazie! Tuttavia dobbiamo fare tesoro della testimonianza di un popolo che lotta e non subisce in silenzio. Il Muos minaccia di ucciderci, la politica è sempre più corrotta e non è un caso che alle prossime elezioni si stiano candidando i personaggi più disparati (dall’avvocato delle bufale Canzona alla soubrette Flavia Vento). Bisogna muoversi, naturalmente non intendo una rivoluzione armata come in Siria, ma smuovere dalle fondamenta il sistema.

      • Non sarà facile, perché il sistema clientelare è ormai radicato nella coscienza politica degli italiani. Tuttavia siamo giovani, il compito di rinnovare la società è il nostro, e sta a noi – come hai detto tu – smuovere il sistema. Prima buttiamo via ciò che è marcio, poi ricostruiamo tutto. Spero che anche questa non venga etichettata come utopia, altrimenti siamo davvero in una situazione irrecuperabile…

        • Sono le persone che fanno le utopie. Un mondo migliore, un futuro più roseo, l’onestà in politica… abbiamo deciso noi di renderli degli ideali irrealizzabili.

  • Sandra

    “l messaggio del popolo siriano e di quello siciliano si uniscono: vogliamo pace”.
    Solamente se noi ci uniamo e agiamo, possiamo davvero cambiare qualcosa.
    La speranza è che questo capiti al più presto.

  • Giusto! I giovani sono la chiave per il futuro, coloro che sanno sognare e hanno la determinatezza necessaria per realizzare i propri desideri. Come cantava John Lennon, “You may say, I’m a dreamer… but i’m not the only one”

    • Sono contento che tu abbia fatto riferimento ad Imagine. Dovremmo tutti prendere esempio da quell’inno alla concordia, andando oltre la semplice (ma profonda) bellezza musicale e applicando le parole di John Lennon alla nostra vita. Quando si immagina, lo si fa perché in fondo si ha la speranza che una certa cosa accada. E allora “Imagine all the people, sharing all the world”. I confini delle nazioni non sono muri, solo linee convenzionali. L’uomo distrugge intere foreste per denaro, ma un segmento immaginario è più forte di lui? No, non ci credo. In fondo, la lotta della Siria è anche la nostra lotta.

  • luca failla

    L’esempio di un singolo che lotta contro le prepotenze e le ingiustizie è sicuramente lodevole ma nella sostanza, se non ci sono altre persone che la pensano come lui e vanno a costituire un’arma “pacifica” che lotta per degli ideali seri e sinceri, nella sostanza non si arriverà mai a nulla di concreto. La verità è questa: siamo disposti a metterci noi in campo e a lottere in prima persona anche a costo di rischiare di perdere qualcosa?

    • Se si lotta per un ideale giusto non si perde mai nulla veramente, a mio avviso. Piuttosto, il vero sacrificio per tutti i potenti sarebbe quello di accogliere l’appello di Nawal: “Una nazione è libera quando i cittadini hanno la possibilità di capire se la notizia proposta loro sia vera o falsa”. Non credo che lo faranno mai, ma proprio per questo devono aver paura. Perché se non saranno loro a cambiare, lo faremo noi. Il prossimo governo avrà una responsabilità enorme sulle spalle, perché dovrà placare il malcontento e fare i conti con le classi che da questa situazione traggono solo guadagno. Spero che ci riusciranno, o le circostanze si faranno così estreme da rischiare di far saltare questo grande barile di polvere.

  • “Beati gli operatori di pace perché saranno chiamati figli di Dio”…Caro Samuel complimenti di vero cuore per l’iniziativa che hai avuto scrivendo questo articolo. Auspico che esso sia uno dei mezzi attraverso cui le nostre coscienze siano risvegliate e ognuno si senta veramente responsabile della sofferenza dei fratelli vicino o lontani. Certo, la politica in questo momento non è espressione della voce del popolo ma MAI cadere nell’errore di credere che il cambiamento non sia possibile! Spetta ai giovani, soprattutto a quelli cristiani, lottare cambiando se stessi per poter cambiare la nostra realtà. Tanti Auguri e buon lavoro!

  • Matteo Falcone

    si può più restare in silenzio davanti a tutto ciò . Bisogna agire subito e attivarsi affinché tutta questa gente ,privata della propria libertà , non sia abbandonata al regime dittatoriale che l’opprime.

  • Un plauso speciale va a Nawal e a tutti coloro che, come lei, non si stancano di offrire una vera informazione. Il diritto a conoscere ciò che accade è fondamentale, non a caso i regimi come quello di Bashar al-Assad mirano alla disinformazione. Conoscere vuol dire essere liberi.

  • E’ impressionante la forza di volontà del popolo siriano. Nonostante la
    brutale repressione vanno avanti, continuando a credere nei loro
    ideali… dobbiamo assolutamente prendere ad esempio la forza di questo
    messaggio ed applicarlo alla nostra realtà!

  • Esattamente, una rivoluzione civile e pacifica, attuata rinnovando le classi dirigenti, sarebbe l’ideale per capovolgere la situazione: i cittadini non ripongono più fiducia nella politica, ecco la semplice verità che tutti predicano ma nessuno accetta.

    • La rivoluzione sul piano civile e pacifico inizia scegliendo con assennatezza chi ci dovrà rappresentare. Poi verrà il difficile (che non è sinonimo di impossibile), cioè cambiare mentalità. Ce la faremo?

  • Non dobbiamo fermarci, ma continuare a lottare per tutto, per costruirci un futuro migliore. Bisogna far conoscere i fatti a tutti, la disinformazione non deve esistere nel mondo. Noi giovani dobbiamo essere i primi a combattere contro ciò. Bisogna essere sinceri, ma tutto deve essere fatto nel modo più lucido possibile.

  • Guest

    Penso che si debba lottare per la propria libertà . Non si possa restare impassibili anche quando a un solo uomo su tutta la terra venga negata la propria libertà.

  • Penso che si debba lottare per la propria libertà . Non si può e non si deve restare impassibili anche quando a un solo uomo su tutta la terra venga negata la propria libertà.

  • Mi unisco anch’io al canto di Ibrahim, purtroppo per la Siria non è intervenuto nessuno. Finora stanno lottando pacificamente solo i siriani e i reporter come Nawal nella rabbia dei social e nel menefreghismo dell’Occidente. Mi piacerebbe tanto che non cadessero più bombe che uccidano ogni giorno bambini e persone che non c’entrano nulla con i giochi di potere. Vorrei che la libertà di parola, di stampa, di pensiero siano garantiti e che devono essere innati, come quella p i bambini di giocare e di andare a scuola, non limitati da bombe e fucili come sta succedendo in Siria.