Il carisma dei Papi contro i luoghi comuni

0

“Ora sì che credo in Dio. L’altro Papa era troppo freddo, questo qui invece dice buongiorno e buon pranzo e poi non mette le scarpe Prada, e non odia i gay”.
Quante volte abbiamo dovuto sopportare frasi di questo tipo (e spesso ben peggiori)? Dall’alto dei miei 25 anni ho avuto la possibilità, finora, di assistere all’insediamento di tre successori di Pietro (mica male!) e in tutte le occasioni ho avuto modo di deliziare il mio apparato uditivo con queste angeliche esternazioni, più o meno maliziose, più o meno intrise di colpevole o incolpevole ignoranza.

Tendendo l’orecchio, però, noto che statisticamente le “bestialità” sono aumentate a dismisura proprio con l’elezione di Papa Francesco. Se da una parte, infatti, il carisma del Papa argentino ha condotto al Pastore moltissime pecorelle smarrite, dall’altra c’è chi ha frainteso totalmente la sua predicazione (colpa, in gran parte, delle manipolazioni della stampa), considerando Papa Bergoglio come l’evidente punto di passaggio da una Chiesa oscurantista e arcaica a una “progressista” e moderna, che possa giustificare e benedire la vita sregolata di tanti uomini e donne del XXI secolo.

Corsi e ricorsi storici: all’indomani dell’elezione di Benedetto XVI furono in molti a storcere il naso, senza conoscere il ruolo che il Cardinale tedesco aveva rivestito nell’azione apostolica di Giovanni Paolo II, acclamato come Santo. Si parlò, vergognosamente, di “Pastore tedesco”, descrivendo il Pontefice come una persona schiva, dal passato torbido. Persino nel momento in cui Papa Ratzinger attuò una volta per tutte i suoi insegnamenti sulla libertà, cioè nel momento in cui decise di rinunciare alla sua missione per il bene della Chiesa, ci fu chi ebbe da ridire, parlando di pressioni oscure, di misteri inconfessabili nella penombra dei segretissimi corridoi vaticani.
In realtà, molti di questi bizzarri commenti andrebbero relegati nella categoria loro più consona, ossia quella di “chiacchiere di quartiere”. Preferire questi pettegolezzi a un dialogo serio e ragionato sui molteplici aspetti (anche problematici) della vita della Chiesa, sembra essere un’offesa per la ragione.

Eppure noi cogitanti non rinunciamo mai a dare risposte, anche e soprattutto quando il gioco si fa duro. Le (presunte) profonde differenze tra i Pontefici, possono essere comprese solo alla luce del carisma che contraddistingue la loro azione pastorale. Abbiamo avuto dei Papi riflessivi e “timidi”, teologi fini che hanno contribuito a elevare il pensiero dei cristiani e degli atei, come Paolo VI o Benedetto XVI. Abbiamo avuto Papi “missionari”, che hanno abbattuto frontiere, muri e recinti, diffondendo il Vangelo con la loro predicazione ferma e coraggiosa, come Giovanni Paolo II. Abbiamo avuto Papi che hanno combattuto le loro battaglie con l’arma incruenta del sorriso, con quella semplicità mai banale che è segno di una forza interiore senza pari, come Giovanni XXIII.

Tra le tante sfide che la vita pone all’uomo moderno, cristiano o non cristiano, c’è anche quella di comprendere e analizzare la Storia prima di lasciarsi andare a facili (e rischiosi) giudizi. Solo l’obiettività, frutto di uno studio ragionato, permette di ricondurre i fenomeni storici alla loro essenza: ogni Papa, ogni sacerdote, ogni religioso, vive e convive con il proprio carisma, il proprio carattere, le proprie capacità, come ogni uomo. Ogni cristiano percorre uno stesso sentiero, quello della Carità, sfruttando le proprie capacità, i propri doni naturali amplificati dall’azione dello Spirito e dal proprio costante lavoro di crescita.

Attenzione, questo non è Catechismo. Se qualcuno pretende, pur senza saperne niente, di dare giudizi o di esprimere pareri su qualcosa che non conosce, è dovere di tutti studiare, rettificare, spiegare, affinché non si continui a sostenere (come avviene sul 90% delle testate di informazione e dei siti web) che quel Papa è migliore dell’altro, che uno è “progressista” e l’altro fa le crociate, che uno è corrotto e l’altro è fantastico solo perché telefona a tutti. Impostazioni del genere non fanno bene a nessuno, men che meno a Papa Francesco, che nel suo sacerdozio ha sempre lavorato (e continua a lavorare) contro i luoghi comuni, esattamente come i suoi predecessori.

Fabrizio Margiotta

Chitarra, armonica e poesia mi basterebbero per vivere. Nel mio bagaglio, tuttavia, anche studi in Legge e una passione smisurata per il giornalismo e la scrittura creativa. Fàbregas, Faber, Fafo o Fafà, Jeff Beck, Animae Partus... chiamatemi come volete, ma questa è l'ultima volta che provo a descrivermi.