Il castello dei Pirenei

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I romanzi di Gaarder, ex-professore di filosofia, non sono mai soltanto storie. C’è, irrefrenabile (e a volte forse eccessivamente esplicita), la sua vis didattica che lo spinge a infarcire le sue storie di pensiero, riflessioni esistenziali, domande universali. Non fa eccezione la sua ultima opera, Il castello dei Pirenei. Norvegese come l’autore è l’ambientazione tra boschi, ghiacciai, fiordi, giornate che non finiscono mai. Suggestiva la struttura: un lungo scambio di e-mail che intercorre nel giro di pochi giorni tra Solrun e Steinn, professoressa lei, climatologo lui. Trent’anni prima della vicenda raccontata dal romanzo i due erano appassionati amanti, di quelli che si divertono insieme, che amano le avventure, un po’ anche figli dei fiori. Poi improvvisamente si lasciano perché la forte affinità che li legava va in crisi.

Oggi, dopo trent’anni, ognuno si è costruito una nuova vita, sono spostati, con figli, hanno una professione avviata. Si rincontrano (per caso? per destino?) sulla terrazza dell’ hotel dove avevano trascorso l’ultima settimana insieme e decidono di ricostruire cosa è accaduto tra loro scrivendosi e-mail. Attraverso lunghi flashback conosciamo i due personaggi, simili per certi versi ma molto diversi per altri. Steinn, convinto scienziato, è profondamente materialista, crede nelle teorie evoluzioniste e pensa che tutto sia misurabile e spiegabile con la ragione; Solrun, invece, insiste nell’idea che una parte dell’uomo è spirituale, che non tutto è comprensibile attraverso la scienza e che prima di quei 0,000000000001 secondi di vita dell’universo dopo il big bang -oltre i quali gli scienziati non sono riusciti ad andare con le loro ricerche- ci sia la mano creatrice di Dio. Le loro ragioni si intrecciano con la ricostruzione della storia d’amore che hanno vissuto in gioventù e delle cause misteriose che l’hanno interrotta bruscamente. L’epilogo, a sorpresa, è un forte invito al lettore a prendere una posizione: con Solrun, vivace e sensibile, aperta al soprannaturale? o con Steinn, i cui ragionamenti sempre molto rigorosi non fanno una grinza?

Spunti per una riflessione sui rapporti tra ‘scienza’ e ‘fede’, dunque. Di solito i romanzi con finalità didascalica deludono un po’, perché sacrificano l’intreccio e la coerenza narrativa alle esigenze della ‘lezione’ da trasmettere, e risultano freddi e forzati. Non capita qui (tranne in qualche breve passaggio che sa di saggio scientifico) dove la storia d’amore non risulta semplicemente giustapposta al messaggio del libro o puramente velleitaria. E questo interessante mixaggio fa emergere la vera domanda ultima del romanzo: basta una forte passione per costruire una relazione forte o ci vuole anche una comunione di valori e credo?

 

 

 

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Il castello dei Pirenei
Autore: Jostein Gaarder
Genere: Romanzo filosofico
Editore: Longanesi
Età minima consigliata: 18 anni
Pagine: 242
Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.