Il coraggio di tornare indietro

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Ad un primo impatto un titolo del genere potrebbe sembrare perfino uno scherzo: “Il coraggio di tornare indietro”. Cosa c’è di coraggioso nel dare le spalle al nemico, nel voltarsi, nel tornare indietro? Proprio per noi, figli della valorosa civiltà romana, vicini di casa di quella greca, di una cultura europea, ma anche mondiale, in cui il tornare indietro non è altro che un gesto da codardi, “conigli” in gergo.

Eppure, sembrerà strano, ma spesso dobbiamo avere il coraggio di tornare indietro, magari di arrestare la nostra affrettata ritirata per voltarci un’altra volta, con una sola arma: la speranza. La situazione italiana è ben nota a tutti, non solo nel Bel Paese, ma anche all’estero; non siamo un paese meritocratico, direbbero gli americani, siamo ancora in debito dalla Seconda Guerra Mondiale, sottolineerebbero i tedeschi, siamo una nazione pigra, il cui unico pregio è la fine retorica, o così almeno qualcuno pensa.

Ma chi siamo veramente noi italiani? Siamo Alessia, diciannove anni, napoletana, appena uscita dalle mura scolastiche e con gli occhi ancora lucidi dalla commozione del diploma ottenuto, vogliosa di diventare una grande imprenditrice, come quelle/i che vediamo la sera, dopo cena, nei film. Eppure la nostra Alessia non ha fatto i conti con la dura vita da “Italiano medio”; aperto il proprio parcheggio privato, l'”affettuosa” stretta dell’illegalità l’ha subito catturata nelle sue morse, rappresentata dal demone dei parcheggiatori abusivi, un incubo ormai per tutti i comuni italiani.

Noi italiani siamo il padre che la mattina, svegliandosi, deve salutare i figli per rivederli la sera tardi, dopo la decina di lavoretti svolti per un po’ di dignità. Noi italiani siamo il neolaureato che, nonostante il titolo e la specializzazione, lavora al Mc Donald, ma che ogni giorno continua a portare curriculum un po’ ovunque, come il più affaccendato dei postini. Noi italiani siamo l’impiegato che, seppur in cassa integrazione, continua a sorridere per le piccole cose quotidiane. Noi italiani, infine, siamo quel bambino o quella bambina che tra i banchi di scuola sognano di fare il Presidente della Repubblica o quel ragazzino che con una penna e un foglio vuole diventare il più grande reporter del suo paese. Noi italiani siamo un po’ speciali, possiamo dire, dei tuttofare, da nord a sud, dal veneziano che per la mancanza di lavoro arriva al suicidio, fino al testardo siciliano, capace di andare a raccogliere arance nonostante il master in economia.

“L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”: i nostri padri costituzionali non hanno scelto una frase del genere come primo articolo della Costituzione casualmente! Da bravi commediografi quali siamo, nonostante tutto, continuiamo a sorridere e proprio nel film “Noi e la Giulia” troviamo la risposta al quesito iniziale: dobbiamo avere il coraggio di tornare indietro? Sì, proprio come quei quattro protagonisti “falliti” dobbiamo avere la forza di fermare la nostra Giulia 1300 e mettere la retromarcia, perché i nostri sogni sono proprio dietro di noi ad aspettarci.

Articolo scritto da Mauro Porto

Cogitoetvolo