Il corpo delle donne

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La venere capitolina è nuda. Anche il David di Michelangelo è nudo. E questo non è un problema: sono statue, sono fatte per essere guardate, vogliono celebrare la perfezione della figura umana, per cui esauriscono la loro funzione semplicemente così, essendo ammirate. Anche le veline di Striscia sono (semi) nude. Solo che qui c’è un problema: loro non sono oggetti fatti solo per essere guardati. Hanno un nome e un cognome, una famiglia alle spalle, dei sentimenti, dei valori in cui credono, un certo carattere. Insomma sono persone. E il paradosso è che la venere capitolina, con eleganza, cerca di coprire il suo corpo per proteggerlo da sguardi indiscreti, mentre uno stuolo di veline, letterine e vallette (perché sempre con diminutivi?) tutt’altro. Lorella Zanardo, imprenditrice e consulente, ha voluto richiamare l’attenzione sull’uso (l’abuso…) che si fa del corpo femminile in televisione con un documentario che fa molto riflettere, intitolato appunto Il corpo delle donne. L’idea è nata quasi per caso parlando con alcuni amici, e la Zanardo, come lei stessa ha spiegato in un’intervista, ha dedicato a questo lavoro del tempo che le si è liberato dai suoi impegni professionali a causa della crisi economica. Con l’aiuto di un regista suo amico hanno visionato 400 ore di programmi televisivi di diverse fasce orarie (talkshow, varietà, e quant’altro) per selezionare alcune scene più significative. I venti minuti del documentario affrontano soprattutto tre temi: quello, non nuovo, dello sfruttamento del corpo femminile in tv per fare audience, l’umiliazione che la donna subisce molte volte in conseguenza di ciò e l’espressività dei volti. Si è acceso il dibattito soprattutto dopo la partecipazione dei creatori del documentario a due puntate de L’infedele di Gad Lerner (a maggio e a settembre). Col passare dei mesi si è creato un movimento intorno alla questione e il dibattito è cresciuto. Altre persone hanno mostrato sensibilità al tema come ad esempio la giornalista Loredana Lipperini, che già in passato si era interessata al problema, e che ha concentrato la sua attenzione più sul mondo della carta stampata, del libro e dei fumetti (cfr. alla fine della pagina). Ma non finisce qui. Lo spirito imprenditoriale di Lorella Zanardo l’ha spinta a non fermarsi alla denuncia e a fare un passo in più: il suo documentario è stato distribuito in diverse scuole dove ha dato spunto ad alcuni corsi sull’uso critico della tv. L’esperienza acquisita ha dato vita ad un programma chiamato Nuovi occhi per la tv – Programma di formazione per una visione consapevole della televisione, un corso di otto ore per spiegare i meccanismi della comunicazione di massa, come leggere i messaggi televisivi, ecc. Insomma, c’è un apprezzabile fermento positivo e il desiderio di invertire una deriva culturale. Mi permetto però di aggiungere una riflessione. Restituire alla donna la dignità che non le viene riconosciuta nei mezzi di comunicazione è una battaglia che va combattuta con molte armi, anzi le stesse armi: la tv, internet, la stampa, i dibattiti pubblici. Il mondo femminile si è già messo in movimento. Ma non è soltanto loro la battaglia. Per andare ancora più a fondo va riscoperto, vale per tutti, il senso del pudore, quel sentimento naturale di protezione della propria intimità che porta a coprirsi. Un sentimento che viene ferito tutte le volte che qualcuno non ‘autorizzato’ dal ‘proprietario’ di un corpo o di un’anima se ne appropria, basta anche solo uno sguardo malizioso. E’ un po’ come sfondare una porta, invece di bussare prima di entrare. A colpi di Amici, Uomini e donne, reality e varietà di ogni genere, questo rispetto per il corpo (e l’anima) proprio e altrui si è sbriciolato, e ci sentiamo tutti quasi legittimati a entrare nell’intimità degli altri. Sembra di essere in una grande ‘fattoria’. Già, una fattoria. E nessun animale sente il bisogno di coprirsi, solo l’uomo. O no? Un’ultima curiosità: il termine ‘velina’ indicava durante il fascismo alcune note –scritte appunto su carta velina per poter essere facilmente duplicate con la carta carbone- con cui il Ministero della Cultura Popolare diramava indicazioni di controllo alla stampa (soprattutto per censurare). E una velina del 13/07/1939 recitava: “E’ vietato pubblicare foto di donne in costume da bagno”. Il sito Il corpo delle donne. L’articolo di Loredana Lipperini.  

Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.