Il FAI a Catania: il pozzo senza fondi

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Poi andiamo al FAI e spalanchiamo la bocca per lo stupore osannando le meraviglie sotto casa

Essere ciceroni per il FAI (Fondo Ambiente Italiano) è un lusso che agli alunni di molte scuole primarie e secondarie è concesso gratuitamente e a titolo volontario, come devono trasmettersi sempre l’istruzione e la bellezza. In questi giorni alunni di tutte le età hanno introdotto al pubblico più di 9000 monumenti (solitamente chiusi) in 3600 città italiane.

A Catania sono diventati accessibili otto luoghi impolverati della collettiva ignoranza e dell’inconsapevole ipometropia: le nostre auto ci portano troppo spesso in ufficio e troppo raramente a zonzo in cerca di cultura. Abbiamo dovuto parcheggiarle o lasciarle in garage, addirittura: un evento da calendario. Pedoni come non mai abbiamo dato un bacio d’addio a poltrone e divani e ci siamo inventati il weekend al museo. Nel mio caso, al pozzo.

Cicerona per l’ultima volta in quanto maturanda, ho dovuto scoprire il Pozzo di Gammazita prima di raccontarlo ai visitatori. Circondato di case popolari mal costruite l’altro ieri, segnalato da un’iscrizione con la datazione errata, il Pozzo resta uno dei luoghi più misteriosi e storici della città. L’interesse maggiore è sempre venuto dall’estero: c’è persino un acquerello al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo che lo ritrae.

– Vero è?
– Glielo giuro, signora.
U Pozzu di Gammazzita?
– Proprio lui.
Mizzica!

Antro verticale scavato nella lava dell’eruzione dell’Etna del 1669, serviva a recuperare un rivolo dell’Amenano che da quella stessa lava era stato sotterrato, sottraendo alle donne un’importante fonte d’acqua domestica. Il nome deriva forse da una giovane donna che secondo la leggenda si sarebbe gettata dal pozzo per sfuggire alle pressioni di un soldato angioino, ma il “sangue di Gammazita” non è che una formazione di ferro che c’era laggiù, su quella parete lì.

Vede, signora, il fatto è che non ce ne ricordiamo. Non del falso sangue, ma degli sforzi del passato, di noi stessi. Viviamo questo eterno presente al puzzo di nulla. Riempiamo Gammazita di rifiuti e ci vogliono denunce e lucchetti e assessori per recuperare un po’ di decenza; i fondi li troviamo per altre cose, o non li troviamo affatto. Poi andiamo al FAI e spalanchiamo la bocca per lo stupore osannando le meraviglie sotto casa. Insceniamo un’annuale Domenica delle Palme in cui portiamo ramoscelli di ulivo a bellezze che condanneremo a morte tra una settimana, e tra le cicche e i sacchetti e le bottiglie ci sarà poco posto per la lacrimuccia amara.

– Vero è?
– Glielo giuro, signora.
– Ma allora c’è da muoversi sempre, d’arrusbigghiarisi! (c’è da svegliarsi, ndr)

E non è così difficile se io faccio, tu FAI, noi facciamo.

Sabrina Sapienza

Scrittrice nel tempo-libro, a tempo perso, nel tempo disperso, nottetempo, in tutti i tempi dell'indicativo, in tempi di gloria, ai tempi del colera e delle mele, ma senza disdegnare l'altra frutta che tinge d'incanto i mercatini del bello e del vero; scrittrice, ad ogni modo, a modo mio.