Il figlio

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Nella Società i figli non sono il risultato dell’amore di due persone. Sono semplicemente dei Prodotti, che vengono sfornati in quantità ben precise da giovani ragazze a cui è stata assegnata la destinazione di Partorienti. Claire è una di loro ma durante il parto succede qualcosa di anomalo, per cui viene sollevata dall’incarico e trasferita in un altro reparto. Il suo bambino le viene sottratto ma Claire è decisa a ritrovarlo, guidata da quel cordone emotivo che unisce madre e figlio che nessun bisturi è in grado di recidere…

“Il figlio” è l’epilogo della saga che negli Stati Uniti ha turbato gli animi, portando alla censura del primo capitolo The giver in quanto conteneva riferimenti considerati fin troppo espliciti riguardo a questioni come l’infanticidio, l’eutanasia e la sessualità. Una serie di libri che effettivamente presentano delle tematiche da non sottovalutare, anche se ben nascoste tra le righe della narrazione. La Società di Jonas e Claire è una sorta di oscura dittatura dell’uniformità, dove tutto è perfetto perchè le differenze vengono eliminate, ma dove alla fin fine nessuno è veramente libero. Viene esercitato un controllo ferreo su ogni aspetto della vita quotidiana: dal cibo, all’occupazione, fino ai sentimenti. Perchè i sentimenti sono pericolosissimi: minacciano l’uniformità e perciò le Pulsioni vengono represse con l’uso di determinati medicinali. Questi ultimi non vengono però dati alle Partorienti durante la gravidanza e i medici si dimenticano di somministrarli a Claire dopo il parto. Così questa ragazza non è più in grado di pensare al suo bambino come un semplice Prodotto: è da qui che comincia la sua disperata ricerca, che la porterà a dover affrontare forze oscure mille volte più potenti di lei.

Vi ricordate il Direttore del Baratto, la misteriosa figura che ne Il messaggero minacciava la pace e la serenità del Villaggio? La sua presenza incombe ancora sui destini degli abitanti, rendendo necessario distruggerlo. Questo compito spetterà proprio al figlio di Claire, giunto al Villaggio quando era poco più che un neonato. E così tra le mille avventure ritroviamo tutti i personaggi incontrati nei precedenti capitoli della saga: Jonas, Kira, il piccolo Gabe, non manca proprio nessuno. In un’atmosfera intrisa di un amore impossibile da sopprimere, che crea un fortissimo contrasto con la Società controllata, perfetta ma assolutamente incapace di ospitare vere relazioni.

Devo dire che i libri della Lowry mi lasciano sempre esterrefatta. In questo libro in particolare sono infatti presenti delle tematiche incredibilmente attuali. Prendiamo ad esempio come avviene la nascita dei bambini nel romanzo. Si tratta di fecondazione artificiale: l’embrione fecondato viene inserito nell’utero della madre surrogata, in questa caso la protagonista, che funge da incubatrice. Finito il tempo di gestazione, il neonato -pardon, il Prodotto- è di fatto una proprietà della Società. A volte capita che qualche neonato abbia delle difficoltà iniziali nel suo sviluppo, che non necessariamente evolveranno in forme di ritardo mentale. Ebbene, la Società non può tollerare nemmeno la possibilità di un ritardo nella crescita: il bambino viene eliminato se dopo un anno non si è rimesso in pari. Una sorta di distopia della teoria dell’evoluzione in cui vince il più forte. E per gli altri c’è solo il congedo, forse con la speranza di una vita migliore.

Ma sarà proprio questo libro il capitolo conclusivo della saga? Chi può saperlo, probabilmente neanche la Lowry, tutto dipende dalla quantità di lettere che riceverà e che la sproneranno a regalarci un nuovo scenario fantascientifico. Noi aspettiamo con pazienza.

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Il figlio
Autore: Lois Lowry
Genere: Fantascienza
Editore: Giunti
Età minima consigliata: 13 anni
Pagine: 384
Federica La Terza

Una fonte inesauribile di idee che sprizzano fuori dalla mia testolina in una cascata di ricci. Ho tre grandi passioni di cui sono certa non riuscirò mai a fare a meno: la lettura, il karate e la pittura. Sono estremamente curiosa e assetata di conoscenza come una bimba nei suoi primi anni di vita. E come i bimbi ho un caratterino mica da ridere…