Il flop del preservativo

4

Una notizia che è passata in sordina: non ne ha parlato nessuno, tranne il quotidiano Avvenire che ha riportato direttamente i dati del ministero della Sanità inglese, anticipati a sua volta dal Daily Telegraph.
Li riportiamo anche noi, arrotondati per difetto. In Inghilterra nel 2010 hanno abortito 38.000 adolescenti e di queste ben 5.000 lo hanno fatto per la seconda volta e quasi 500 per la terza volta.
A onor del vero va detto che un leggero calo rispetto al 2009 c’è stato: quasi 2.000 aborti in meno. Ma è aumentato il numero degli aborti multipli.
Insomma, c’è poco da stare allegri. Da un lato c’è una vera e propria strage di innocenti, i bambini mai nati e uccisi alla media di poco più di 100 al giorno. Dall’altro c’è il dramma di ragazze segnate per tutta la vita da una scelta così devastante.

Ci dicono che in Italia si faccia poca educazione sessuale e che si parli poco di prevenzione. Ci dicono che si dovrebbe parlare maggiormente di preservativi & pillole ma che purtroppo viviamo in una società bigotta, con troppi tabù da sfatare. Ostacoli senza i quali diminuirebbero anche gli aborti tra le ragazze. Questo ci dicono.
Sarà che noi italiani siamo diversi dagli abitanti della Gran Bretagna, ma mi risulta davvero difficile credere che, se facessimo come loro, qui le cose funzionerebbero meglio. La società inglese è più libera e aperta della nostra, è meno “bigotta”, da cinque anni si promuove in lungo e in largo la contraccezione tra i teenagers. Perché allora più di 100 ragazze ogni giorno decidono di spegnere una nuova vita che è nata in loro? Evidentemente ci deve essere qualcosa che non funziona.

Che cosa?
Potrebbe essere la qualità dei contraccettivi. Scadenti, di pessima fattura, inefficaci. Ma è un’ipotesi che ci fa ridere. Quindi la scartiamo.
Potrebbe essere allora che nonostante la pubblicità martellante, i giovani teenagers inglesi non vogliano usare né pillole, né preservativi di sorta. Anche questa ipotesi sembra inverosimile, in un Paese dove la morale sessuale è molto più sbiadita e molle di quanto non sia in Italia e dove sembra che il governo inglese abbia addirittura recapitato gratuitamente a casa di migliaia di teenagers, durante le ultime vacanze natalizie, la pillola del giorno dopo.
E allora?
L’articolo di Avvenire riportava le parole di Rebecca Mallinson, della Prolife Alliance: “Queste ragazze hanno bisogno di valori, non di consigli pratici su come abortire. E’ facile dire a una minorenne che c’è una soluzione pratica e sbrigativa ai suoi problemi, ma una soluzione di questo tipo spesso è quella peggiore per il futuro”.

Qualche tempo fa un’amica ginecologa mi raccontava la sua esperienza di medico di guardia, soprattutto il sabato sera. Mi diceva delle ragazze che si presentavano da lei assieme al partner, terrorizzati entrambi, chiedendo la pillola perché si era rotto il preservativo. Mi raccontava di vedere in questi ragazzi sguardi attoniti, preoccupati, sorpresi, come a testimoniare un improvviso risveglio da un bel gioco. Un gioco che, nella realtà, proprio gioco non era, visto che tra le possibilità contemplava niente meno che quella di diventare padre e madre di una nuova creatura…
Ci chiedevamo, allora, che cosa non funzioni in Inghilterra, tra le teenagers super informate e super protette da una società che non mette loro alcun ostacolo al sesso-libero-ma-protetto. Una società che però non riesce ad impedire che, ogni giorno, più di 100 di esse uccidano il proprio figlio e si rovinino l’esistenza per sempre.

Può darsi allora che la partita vada giocata su un altro livello? Non è che forse bisognerebbe spiegare ai ragazzi che il sesso è più che un gioco? Può essere che prima ancora del come fare l’amore a loro interessi il perché ed il che cosa significhi?
Sono risposte difficili da dare e che avrebbero bisogno almeno che si provi quest’altra alternativa. Magari i risultati sarebbero gli stessi, ma non ci è dato saperlo in anticipo. L’unica certezza sembra essere che la prima strada non funziona, e quella l’abbiamo provata già; anzi c’è già chi l’ha provata per noi.
Perché allora insistere scioccamente?

Articolo pubblicato su Familiariamagazine.it

Saverio Sgroi

Educatore e giornalista, con una grande passione per tutto quello che riguarda il mondo degli adolescenti, dai quali non finisco mai di imparare. Per loro e con loro mi sono imbarcato su questa nave di C&V, di cui sono il "capitano". Ma come tutti i capitani, non potrei nulla senza una grande squadra ;-)

  • Emanuele Petrilli

    Aggiungo che c’è uno studio del Ministero della sanità francese che arriva alle stesse conclusioni: milioni spesi per corsi di sessualità (tradotto: come usare i contraccettivi) pillole e profilattici gratis, eppure non riescono a ridurre l’aborto giovanile di una sola unità.
    Un caso?

  • Federicaa

    Il problema non sono tanto i corsi di sessualità…è piuttosto come vengono recepiti. Qui in Italia -e parlo per esperienza- si fanno percorsi sia alle medie (di solito in seconda/terza) che al liceo, in seconda. Quello che succede è più o meno questo: alle medie non puoi pronunciare una parola come preservativo senza scatenare una serie di reazioni idiote (leggi risatine e battutine) lasciando poco spazio all’aspetto psicologico e fin troppo a divagazioni che si allontanavano decisamente da quello che era il tema dell’incontro. Al liceo c’è molta più psicologia che nessuno sta a sentire, è molto più centrato sul pratico e le domande si rivolgono a un unico grande dilemma: “ma siamo sicuri che i metodi contraccettivi funzionino al 100%?”. Moltissimi hanno già avuto le loro esperienze senza farsi tante domande, condizionati dall’ambiente delle amicizie ma non solo, e della psicologia non importa più quasi a nessuno.
    E poi scusate…la società italiana è bigotta e ci sono troppi tabù da sfatare?!?? Ma non fatemi ridere!

  • Saveriosgroi

    Grazie, Emanuele. Non solo in Francia ma in molti paesi dell’Europa e del mondo è così. Tempo fa abbiamo pubblicato questo articolo: http://cogitoetvolo.it/il-sesso-sicuro-aumenta-le-malattie-veneree/.
    Sembra che gli uomini amino scegliere la via più comoda, anche se porta al suicidio affettivo.
    Sono convinto che ci sia un legame profondo tra il fallimento di tanti matrimoni e l’incapacità di amare sul serio, e tra quest’ultima e la banalizzazione della sessualità. 
    Fede, dici bene che il problema è come vengono recepiti questi corsi, ma credo che molto dipenda da come vengono fatti, da cosa viene detto e come viene detto.
    È sacrosanto il desiderio di conoscere come funzionano certe cose – anche se dovrebbero spiegarlo i genitori – ma è ancora più importante imparare ad amare, e solo in quest’ottica comprendere il senso pieno della sessualità.
    Mi capita spesso di fare incontri su questi argomenti a liceali, negli occhi dei quali leggo sempre un grande desiderio di cose grandi. Ma se si offre loro la via più comoda, riducendo la sessualità a tecnica, finiscono per accontentarsi. E alla lunga finiscono per rimanere delusi. Perchè hanno un cuore che aspira a cose grandi…

  • Ilaria T.

    Il problema è che la sessualità non ha più nessun valore…viene denaturalizzata…dimenticando che cosa è veramente: un atto d’amore, il più profondo e intimo! E’ un compito arduo,ma bisogna puntare tutto sull’amore, sul vivere relazioni AUTENTICHE…