Il futuro dell’umanità

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Vorrei portare all’attenzione dei cogitanti il ciclo di romanzi fantastici e di fantascienza dell’autore scozzese Iain M. Banks (dove la M sta per Menzies, un antico nome di famiglia).

Considerato da molti critici e lettori l’autore più importante emerso negli anni ottanta nella fantascienza britannica, la sua creazione più famosa è l’universo futuro del ciclo della Cultura all’interno del quale sono ambientati molti dei sui romanzi.

Nel 1975 si laurea in letteratura inglese alla Stirling University, per mantenersi inizia una serie di lavori saltuari, dal portinaio al giardiniere. Alla fine degli anni settanta inizia a viaggiare per l’Europa in autostop trascorrendo lunghi periodi in Scandinavia e in Marocco.

Successivamente per un anno lavora per l’industria statale inglese dell’acciaio, ambiente che ispirerà il suo romanzo d’esordio La fabbrica degli orrori del 1984. A metà degli anni ottanta si trasferisce nel Kent, dove inizia a dedicarsi con successo alla scrittura di genere fantascientifico. Attualmente vive nella contea scozzese del Fife con la moglie Ann.

Il ciclo della Cultura è una serie di romanzi e racconti di fantascienza, pubblicati a partire dal 1987, in cui è descritta una immaginaria società anarchica, socialista e utopica.

La Cultura è caratterizzata dall’essere una società post-scarsità (il che vuol dire che le sue tecnologie avanzate provvedono praticamente senza alcun limite materiale alla ricchezza ed al sostentamento di ognuno senza chiedere nulla in cambio, avendo tutto ma abolendo il concetto di possesso), dall’aver superato quasi tutti i vincoli fisici biologici (inclusa la malattia e la morte) e dall’essere una società stabile, priva di leggi e quasi totalmente egualitaria.

La Cultura stessa fu apparentemente creata quando un certo numero di specie umanoidi e le loro macchine senzienti raggiunsero un certo livello sociale, prendendo nelle loro mani il controllo della loro evoluzione, non solo fisica ma anche della propria civiltà. Ne L’impero di Azad la Cultura viene descritta come una società esistita per undicimila anni nello spazio.

L’effetto e il controllo che le “Menti”’ – le intelligenze artificiali estremamente potenti (AIs) che amministrano questa ricchezza a beneficio di tutti – hanno sulla cultura è molto centrale, sia per l’impostazione e come un vincolo narrativo. Come un commentatore ha espresso:

Questo è il solo modo in cui l’anarchia liberale potrebbe essere conseguita, prendendo ciò che è meglio per l’uomo e porlo al di là della corruzione , il che significa fuori del controllo umano. Questo passaggio di fantasia, però, è chiaramente uno dei problemi con i romanzi della Cultura: le menti, sono troppo potenti e, per dirla senza mezzi termini, troppo buone.

La maggior parte dei romanzi del ciclo della Cultura, tuttavia, si occupa di personaggi ai confini della Cultura – diplomatici, spie o mercenari – coloro che interagiscono con le altre civiltà o si occupano del lavoro sporco per conto della Cultura.

Sebbene la Cultura sia una civiltà fantascientifica, nei suoi viaggi contatta e cerca di influenzare lo sviluppo di pianeti primitivi. Pertanto non sempre nei libri di Banks si trovano astronavi o robot e alcuni potrebbero quasi passare per romanzi fantasy, perché molte cose sono inspiegabili e magiche per gli abitanti di questi mondi che ignorano totalmente la tecnologia ultramoderna.

A mio parere il commentatore ha sollevato un dubbio lecito. Le AI che governano la cultura lo fanno a titolo gratuito, come delle madri premurose di tutta una civiltà di umani? È possibile che macchine così potenti, ma non perfette agiscano in questo modo?

Tuttavia sorge un altro interrogativo: è possibile creare una società praticamente perfetta basandosi esclusivamente sul superamento della scarsità delle risorse, della malattia e della morte? Non che ciò sia un male, ma è possibile che siano sufficienti questi presupposti affinché tutti i membri di questa civiltà si comportino bene senza alcuna legge, né guida morale, in modo del tutto spontaneo?

È un problema molto attuale. Non è forse vero che gli sforzi delle migliori menti del pianeta sono indirizzati proprio alla risoluzione di questi problemi? E non è forse vero che, quando ci si deve arrendere, come di fronte alla morte, si cerca di nascondere il fallimento e con esso il problema, il più delle volte rimandando a un futuro dove le meraviglie della scienza ci renderanno onnipotenti? Un futuro come quello della Cultura?

È forse questo il destino ideale dell’umanità, o c’è bisogno d’altro?

Una nota: secondo quanto affermato dall’autore, nel suo universo immaginario la Cultura esiste in parallelo con la società umana terrestre, piuttosto che rappresentare un futuro immaginario della razza umana. Visto dalla Terra, l’arco temporale entro cui si svolgono le storie pubblicate della Cultura è compreso approssimativamente tra il 1300 e il 2100 d.C., con la Terra che viene contattata nel corso della fine di questa cornice temporale, malgrado la Cultura avesse visitato in precedenza altri pianeti.

 

Milanese da più generazioni, è ammalato di fantasy dalla tenera età di otto anni, quando si accostò a Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien. Ora sta concludendo la laurea specialistica in Bocconi, ma rimane sempre appassionato di giochi di ruolo e wargames. Si diletta col krav maga.