Il grande e potente Oz

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Un film di Sam Raimi, con James Franco, Mila Kunis, Rachel Weizs, Michelle Williams, Zach Braf. soggetto di Mitchell Kapner, sceneggiatura di Mitchell Kapner e David Lindsay-Abaire, ispirato ai libri di L. Frank Baum. Prodotto da Roth Films, distribuito da Walt Disney. USA 2013. Durata 127 min. Target:11+. Nelle sale dal 7 marzo 2013.

Oscar Diggs, soprannominato Oz fa il prestigiatore da baraccone in una fiera del Kansas. Uomo di spettacolo, vive di trucchetti da illusionista, con frustrate aspirazioni di grandezza, e comportamenti da dongiovanni incallito. Un giorno, per sfuggire a un energumeno adirato  di cui aveva sedotto la fidanzata, sale su una mongolfiera, che finisce nell’occhio di un terribile ciclone. Dopo la disperazione e una preghiera si risveglia in un nuovo mondo, che porta proprio il suo nome, Oz. Lì scopre che la situazione non è affatto  buona, e che tutti – riponendo fiducia in un’antica profezia – aspettano un mago destinato a salvare il loro regno. Recatosi alla città di smeraldo, Oz incontrerà tre streghe. Dopo qualche incertezza su chi è la buona e chi la cattiva, accetterà di guidare una curiosa battaglia, mettendo in campo le sue risorse di illusionista e i marchingegni del suo mestiere, per ristabilire la pace e la concordia nel regno.

È tornato il mago di Oz! Tutti si chiedevano quando Hollywood si sarebbe decisa a rimettere le mani, con una produzione in grande stile, sul mondo creato più di cent’anni fa da Frank Baum. Il romanzo di Baum fu un’idea di enorme successo, che generò libri su libri (non tutti tra l’altro scritti da lui) e numerosi adattamenti cinematografici e televisivi: oltre all’indimenticabile film del ’39 con Judy Garland, tra gli altri, anche un musical con Diana Ross e Michael Jackson negli anni ’70, una serie animata giapponese negli anni ’80 di gran successo anche in Italia, e il celeberrimo musical Wicked – campione d’incassi nei teatri di tutto il mondo – di cui è in preparazione un adattamento per il grande schermo.

La scelta della Disney è stata quella di iniziare da un prequel della storia principale che racconti come il mago di Oz è arrivato fin laggiù. Vicenda – a quanto ne so – solo accennata nei libri di Baum. Ovviamente dopo questo arriverà il vero e proprio “mago di Oz”, con la storia di Dorothy, l’uomo di latta, lo spaventapasseri e il leone, e poi a seguire chissà quali altri sequel.

Il film – diretto da Sam Raimi – è prodotto da Joe Roth, già produttore di Alice in Wonderland, con cui questo film ha vari punti in comune oltre alla somiglianza dell’idea e della struttura narrativa (stesso scenografo e stesso autore delle musiche, il bravissimo Danny Elfman).

La prima cosa che va detta è che il punto di forza del film è quello visivo. Un 3D smagliante che riserva sempre molte sorprese e che già di per sé vale il prezzo del biglietto. È di effetto la scelta di iniziare con un bianco e nero seppiato con lo schermo in 4:3 come se stessimo vedendo un film degli anni ’20 per poi passare a un abbagliante 16:9 a colori quando il protagonista arriva ad Oz. Creatività delle forme e resa delle scene (specie le battaglie) lo rendono nel complesso uno spettacolo molto godibile. È da apprezzare anche la freschezza di alcuni spunti comici, soprattutto legati al personaggio della scimmia alata che il mago incontra poco dopo essere arrivato ad Oz e che lo accompagnerà come amico e servitore fedele.

Ma andiamo alla trama e ai personaggi, territorio su cui il film purtroppo non sviluppa a sufficienza le grandi potenzialità che il tema e l’ambientazione gli offrivano. La storia è un tipico paradigma cristiano/messianico. Un classico immortale, ma molto esposto ad essere sviluppato in maniera piatta. La possiamo riassumere grosso modo così: “personaggio entra in un mondo fantastico che versa in cattive acque, per scoprire che un’antica profezia parlava di lui, che sarebbe stato salvatore e liberatore”. Una struttura analoga l’abbiamo già vista in Alice in Wonderland, ma anche nei film della serie di Narnia, Matrix, Harry Potter.

Il paradigma è giocato qui in modo poco convincente. La scoperta da parte del mago della profezia che lo riguarda e il successivo sviluppo del racconto, non hanno molta intensità, i passaggi chiave sono tutti “detti” e non raccontati con l’azione. Il protagonista arriva nel regno incantato, scende dalla mongolfiera, incontra la prima strega che gli chiede come si chiama. «Mi chiamo Oz» risponde lui. E lei: «Oz? Ma guarda! Anche il nostro regno si chiama Oz, e c’è una profezia che dice che uno che porta lo stesso nome del nostro regno ci salverà dalla strega cattiva. Sarai mica tu?».

Più avanti, quando Oz incontrerà la presunta strega cattiva, sarà lei a dirgli: «No, in realtà io sono la strega buona, la cattiva è l’altra». Insomma, ci si aspetterebbe un po’ più di pathos nei momenti chiave della storia. La narrazione invece prende volutamente toni fiabeschi, e questo fa sì che l’evoluzione del racconto non abbia tanto mordente.

Ma il motivo principale di debolezza della trama è una confusione di fondo sul protagonista e sul tema. La scelta in questo senso non sembra azzeccata. James Franco appare decisamente inadatto al personaggio e non trasmette granché: si rimpiangono Robert Downey Jr. e Johnny Depp – originariamente candidati al ruolo – che avrebbero dato al mago tutt’altro smalto.

Ma è soprattutto una messa a fuoco confusa dei problemi che quest’uomo si trova ad affrontare a rendercelo una figura sbiadita.  Nella prima parte del film sembra un dongiovanni un po’ insicuro. Dice di sognare grandi imprese e per questo rifiuta l’unica donna che ama veramente. Poi però lo vediamo attaccato ai soldi, al punto da accettare il ruolo di mago liberatore solo per prendersi tutto il tesoro che a lui sarà destinato. Cos’è che lo porta poi a prendere sul serio la sua missione? E cosa più avanti a ritornare avido, giungendo al punto da abbandonare tutti sul più bello? E infine, cos’è che guida la sua redenzione finale?

In questo saliscendi di cambiamenti immotivati perdiamo di vista il cuore del personaggio e per questo in ultima analisi non riusciamo ad amarlo veramente e a stare dalla sua parte. Rimaniamo solo a bocca aperta per le grandi imprese di cui scopre di essere capace. E anche il tema della fede delusa (introdotto da una bellissima scena nella prima parte del film, quando una bambina paralitica, convinta dal suo spettacolo, gli chiede di guarirla) rimane sospeso, senza una conclusione adeguata.

Merita un cenno il tema di fondo che emerge dalla storia. Cos’è la magia in fondo? Cosa ci salva? Guardata da una certa prospettiva, la vittoria sulle forze del male si ottiene semplicemente ingannandole con gli effetti speciali giusti. Fa’ loro credere che sei invincibile e lo sarai davvero. Il mago di Oz quindi non è altro che il regista di un grande spettacolo. La magia è arte dell’inganno. In controluce, vediamo qui un ammiccante riferimento al fascino del cinema, con toni simili a quelli che avevamo incontrato in un film come Hugo Cabret. La questione non è esente da spunti di dibattito, specie quando si arriva a dire che il popolo ha bisogno di qualcuno in cui credere per tirar fuori le proprie energie migliori, e non importa se questo qualcuno è davvero all’altezza della loro fiducia.

Nella sua battaglia di ottimismo e tecnologia alla guida di un popolo creativo e affiatato, anche se apparentemente poco prestante, il mago di Oz cerca di dimostrare che anche i semplici possono sconfiggere con l’astuzia e l’inventiva, l’apparentemente invincibile armata dal male.

Le tre streghe della storia, infine, sono personaggi interessanti offrono spunti quasi metafisici sul bene e il male, non ancora sviluppati appieno. Vedremo se il sequel saprà fare di meglio.

  • Mix

    ..sono d’accordo, soprattutto sulla scarsa intensità della storia e sul fatto che non è raccontata nell’azione l’evoluzione dei personaggi, soprattutto del protagonista. Non ti lascia affezionare a nessuno di loro, tranne forse alla scimmietta (l’unica che ti strappa un sorriso ogni tanto) Poteva essere un gran film ma è rimasto un filmetto rilassante da domenica sera..