Il guardiano delle menti

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Il rapporto tra uomini e robot in un futuro che si avvicina a grandi passi è sempre un tema affascinante. E per quanto sia una via battuta c’è sempre un particolare, una visione diversa. Se poi si unisce alle conseguenze di una guerra nucleare e ai mutamenti  geopolitici che ne sono conseguiti, e alle minacce provenienti da uno strano virus che inquina l’aria ci sono tutti gli ingredienti per una storia interessante. Ah, dimenticavo: non manca la vena romantica, a cui l’autrice di questo breve romanzo, appassionata lettrice di Jane Austen e Nicholas Sparks, non avrebbe mai rinunciato.

Il protagonista di questo libro non ha un nome e non ha una identità ben definita. L’unica cosa chiara sin dalle prime righe è che è lui il nostro eroe e ha una missione da compiere e ad essa si dedicherà, anima e corpo. Non solo per salvare il genere umano da un’epidemia che potrebbe essere fatale, ma anche per garantire un futuro alla sua storia d’amore per Ranja, una ragazza conosciuta per caso su un treno e che si rivela essere la figlia di un grande scienziato misteriosamente scomparso…

Il guardiano delle menti porta a maturazione alcune suggestioni che Elisabetta Modena aveva già elaborato nei suoi precedenti romanzi, pubblicati on-line e scaricabili dal suo blog: Il marchio di Caino e Il 74° libro – La punta di diamante. E come in quei primi esperimenti sotto le spoglie di una storia di fantascienza si cela una riflessione sulla natura umana e sulla libera determinazione degli individui, dove ben traspare la formazione filosofica dell’autrice.

Ma lasciamo che sia lei stessa a tratteggiare i confini dell’ispirazione che ha dato vita al romanzo:

Epidemie, guerre nucleari, devastazioni, ma anche belle storie umane e sentimenti alti: nei tuoi libri c’è tutto questo. Da dove trai la tua ispirazione?

Dalla realtà che mi sta intorno. Dalla vita concreta. Noto un fatto, un particolare che m’interessa, poi la mia mente ci lavora sopra e inizio, dentro di me, a raccontarmi la storia. Come dice Stephen King (consiglio a tutti di leggere On writing, la Bibbia per gli scrittori), si parte da un’immagine che entra nella testa dello scrittore. Poi si comincia a ragionarci su: perché mi colpisce? Chi potrebbe essere il protagonista? Dove ambiento la storia? L’inizio è una fase delicata, ma se si procede bene la storia viene fuori da sola: S.King dice che è come disseppellire resti preistorici. Le ossa sono lì, sotto la terra. Lo scrittore è colui che, armato di scalpellino e pennello, scava e sposta la terra in modo da far emergere i resti da sottoterra. La fine di una storia, secondo King (ma anche secondo la mia esperienza), è già contenuta nel suo sviluppo iniziale.
Più nello specifico, ne Il guardiano delle menti ricordo che avevo l’urgenza di scrivere qualcosa su un robot-capo che impartiva ordini. In effetti, il primo personaggio che ho creato è stato Noel (che dà il titolo al libro, è lui Il guardiano delle menti). L’idea-base è che esista una rete telematica in cui uomini e robot sono immersi completamente sempre, come pesci nell’oceano. E’ l’evoluzione, tre secoli più avanti, di internet.

Mi piace la rete, ci lavoro tutti i giorni (aggiornando il blog e i siti con cui collaboro) e ne vedo le potenzialità. Ma uno dei rischi che vedo è che ne si diventi dipendenti, se non si sta attenti. Così è nata l’idea de Il guardiano delle menti.

Sembra di capire che per te le letteratura non è semplice passatempo ma luogo di formazione e promozione di idee. E’ vero? E’ la tua laurea in filosofia che fa capolino dal passato?

Sì, senza dubbio. Mi piace lavorare con le idee. Non riesco a scrivere “a soggetto”, o a tavolino. Gli spunti che tratto devono essere idee che nascono da me, o che mi emergono da dentro in base alle letture che faccio e alle esperienze che provo. Certamente la laurea che mi ritrovo mi ha dato tanto, però è anche un limite perché m’accorgo che, ancora adesso, tendo a scrivere dando per scontato alcuni passaggi logici (col risultato che il lettore trova oscuri alcuni punti delle mie storie)!

Un’ultima piccola curiosità: poco più di trent’anni e mamma di quattro figli. Dove trovi il tempo di scrivere così tanto?

La scrittura c’era già all’università, però in effetti è stato proprio col mio stare a casa a seguire i figli che ho trovato il tempo di scrivere. Lo spazio me lo sono creato contro tutti e tutto: era ed è ancora una necessità impellente. Devo scrivere, direi quasi che io “ragiono” in modo narrativo. Perché tutto quello che mi capita lo analizzo in tal senso: questo mi serve per una storia? E’ bello? Mi piace?

Ho cominciato a scrivere in maniera continuativa, quasi tutti i giorni, con la nascita del mio secondogenito, Benedetto. Il primo figlio è stata un’esperienza assolutizzante: tutto sparisce dall’orizzonte della mamma tranne il piccino che strilla, vuole mangiare, dorme… per cui ho pensato solo a “sopravvivere”. Col secondo figlio ho trovato il ritmo giusto: scrivo la mattina (quando i bambini dormono o, da grandicelli, sono a scuola materna ed elementare), di pomeriggio sto con i bambini e la sera la dedico alla lettura. La tv la guardo pochissimo, idem internet che uso solo per la posta elettronica e la navigazione nei siti che ritengo validi, C&V tra i primi! Sbrigo la mail e quant’altro nei ritagli di tempo. E per fortuna che non scrivo tutti i giorni, altrimenti chissà quanto altro avrei scritto!

Scherzi a parte, sono più le idee che ho e i progetti nel cassetto che le pagine concrete che riesco a scrivere. Comunque ti ringrazio che hai detto che scrivo tanto.

Visita il blog di Elisabetta.

 

 

SCHEDA DEL LIBRO
Titolo: Il guardiano delle menti
Autore: Elisabetta Modena
Genere: Fantascienza
Editore: Zeroundici
Età minima consigliata: 13 anni
Pagine: 80
Guido Vassallo

Insegno in una scuola media, ma la cosa che mi piace di più è imparare. Per questo leggo, per questo parlo con la gente e mi stupisco ogni volta dell'infinità dello spirito umano.